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Livorno

Nuova Isee, occhio alle trappole Come evitare di finire nei guai

Nuova Isee, occhio alle trappole Come evitare di finire nei guai

Attenzione a non diventare “furbetti” per sbaglio: l’elenco dei saldi di libretti e conti in banca va fatto con cura, si rischia di finire per distrazione nel mirino degli 007 anti-evasori

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LIVORNO. L'arrivo della nuova Isee non va visto semplicemente come il solito bailamme di fogli e controfogli al quale vuol costringerci una burocrazia malata di astrusi marchingegni. La scelta di fondo è che lo stato sociale si ridisegna in modo netto mettendo limiti all'erogazione di benefici: non più agevolazioni per tutti bensì per chi sta sotto una certa soglia di “ricchezza”. Già, perché sappiamo bene che nel nostro Paese il parametro del reddito imponibile ufficiale è un groviera bucherellato da una onnipresente evasione fiscale.

Non resta che limitare un po' i danni attaccando al reddito anche altri “metri” di benessere economico come il patrimonio fra risparmi e case. Solo che c'era da raddrizzare un po' i criteri perché finora in un caso su dieci la dichiarazione Isee risultava pari a zero.

Eppure quest'idea-guida innesca a cascata, nell'ingranaggio tecnico di funzionamento, anche qualche problemino nient'affatto trascurabile.

RISPARMIO: OCCHIO

ALLA PRECISIONE NEI SALDI

Proprio l'attenzione che sta portando a rivedere l'Isee dovrebbe rivelarci l'intenzione di moltiplicare i controlli: anche perché non basterà più l'autocertificazione. Va detto che nella percezione di larghi strati di contribuenti l'evasione fiscale è impunita sì ma in genere c'è consapevolezza che ci si sta avventurando sui terreni dell'evasione. Sul fronte dell'Isee no: anche senza voler insistere sulla refrattarietà a raccontare nel dettaglio tutta una serie di dettagli della propria vita familiare, c'è da dire che – come insegna spesso l'esperienza degli operatori addetti a sfornare gli attestati Isee – la persona si presenta allo sportello senza avere ben chiaro il quadro dettagliato dei propri risparmi e finisce per diventare furbetto quasi “a sua insaputa”. Nel senso che, per evitare la scocciatura di dover perdere un'altra mezza mattinata al Caaf, indica grossomodo a occhio quel che si ricorda possa essere il saldo del libretto postale, l'ammontare dei buoni fruttiferi o del libretto della Coop. Se poi si aggiunge una folta schiera di quelli che pensano sia sufficiente confezionare nell'autocertificazione un po' di bugie (da scoprire chissà quando) per ottenere vantaggi (praticamente subito) come la riduzione delle tasse universitarie, un conto meno pesante sulle rette di asili e mense, medicine a minor prezzo.

I RISPARMI “DIMENTICATI” ORA SONO NEL MIRINO

Attenzione alle dimenticanze, c'è il rischio di giocare con il fuoco, e soprattutto di farlo senza esserne pienamente consapevoli. Magari solo perché non si voleva fare il secondo viaggio allo sportello del Caaf. È chiaro che, con l'aumentare dei parametri da tener sotto controllo, questa tentazione-trappola potrebbe mettere nei guai parecchia gente: anche perché nelle dichiarazioni Isee quasi quattro famiglie su 5 dicono di non avere conto corrente o librettino di risparmio, invece le statistiche bancarie dicono che più del 90% degli italiani ha un conto in banca (e anche nella fascia più povera si scende sì ma non sotto il 70%)...

SALTA IL TRUCCHETTO

DELL'ASSEGNO DA VERSARE

C'era una volta il trucchetto di trasferire una (buona) parte dei risparmi sul conto corrente in dicembre per poterli ritirare nei giorni di fine anno con un assegno circolare da versare di nuovo sul conto pochi giorni dopo Capodanno. Lo scopo? Poter ridurre al minimo il saldo ufficiale del proprio conto al 31 dicembre: era quello l'importo da prendere come riferimento per inserirlo nel "riccometro". In pratica, la parte più ampia possibile dei propri soldi depositati in banca finiva parcheggiata in un limbo fiscale giusto il tempo di far scendere l'Isee e poter accedere a benefici fiscali.

Le nuove disposizioni bloccano questa possibilità perché potrà valere la consistenza media del conto, se è superiore al saldo di fine anno: essendo aritmeticamente complesso per il singolo cittadino un calcolo del genere, è da immaginare che spetti alla banca fornire l'indicazione della cifra ma non è ancora chiaro come e quando. A quanto è dato sapere, vale però il riferimento all'importo presente sul conto a fine anno se il contribuente ha fatto investimenti tali da esser superiori alla differenza fra la consistenza media e il dato relativo al 31 dicembre.

L’ISEE “PRECARIO”

CHE DURA 2 MESI

L'Isee serve per vedersi riconoscere il diritto a prestazioni o benefici ma fa la "fotografia", un po' come accade per la dichiarazione dei redditi, sull'anno o comunque sul periodo precedente. In situazioni stabili ok, ma la crisi rende sempre più altalenante il reddito e lo stato dei propri risparmi e dei propri patrimoni. Paradossalmente poteva esserci il rischio che chi ha perso il lavoro si ritrovasse, per accedere ai benefici, con una Isee troppo alta perché legata a una situazione lavorativa o reddituale che non ha più. Ecco che è stata immaginata come via d'uscita la possibilità di aggiornare al presente l'Isee con la formula dell'Isee corrente (che ha una validità di soli due mesi proprio perché raffigura una situazione precaria).

Ma entrare nel canale dell'Isee corrente non è una volontà della singola famiglia, bisogna che almeno uno ndei componenti della famiglia abbia, negli ultimi 18 mesi, patito la perdita o la riduzione del lavoro con una diminuzione di almeno il 25% del proprio Isee. E' una casistica che, oltre ovviamento al licenziamento, riguarda anche lo stop provvisorio del proprio lavoro a tempo indeterminato, il mancato rinnovo di contratti precari (ma che, negli ultimi 12 mesi prima della fine dell'ultimo rapporto di lavoro, possano contare su 120 giorni lavorati, la cessazione da parte di autonomi che abbiano alle spalle almeno 12 mesi continuativi di attività. Ovviamente, in ciascuno di questi casi, bisogna risultare senza lavoro al momento della presentazione della richiesta.

ENTRANO NEL CONTO ANCHE I REDDITI ESENTI DA TASSE

Viene allargata la definizione di reddito. Non è più solo quello che risulta ufficialmente dall'Irpef ma anche: 1) tutti i redditi tassati "con regimi sostitutivi o con ritenuta a titolo di imposta", a cominciare da cedolare secca sugli affitti, premi di produttività, contributi minimi e via dicendo; 2) tutti i redditi esenti, cioè anche "i trasferimenti monetari dalla pubblica amministrazione", vale a dire indennità di accompagnamento, pensioni di invalidità, assegni al nucleo familiare, assegno sociale, eccetera; 3) i redditi figurativi di immobili non locati e attività mobiliari.

MA C’È PURE QUALCOSA

CHE ESCE DAL CALCOLO

Il dossier esplicativo del ministero del lavoro indica che da questa "più ampia nozione di reddito" risultano invece sottratti: 1) assegni di mantenimento, cioè quelli "corrisposti al coniuge in seguito a separazione o divorzio" o "destinati al mantenimento del coniuge e dei figli"; 2) una quota del 20% dei redditi da lavoro dipendente, ma solo "fino ad un massimo di 3mila euro"; 3) analoga fetta del 20% di pensioni, trattamenti assistenziali, previdenziali e indenni tari, in questo caso solo "fino ad un massimo di 1.000 euro"; 4) aumenta da 5.165 a 7mila euro all'anno (più altri 500 euro per ogni figlio "successivo al secondo" che conviva con i genitori) l'importo massimo che può essere portato in deduzione per l'affitto, ma dev'essere registrato; 5) spese effettuate da persone con disabilità o non autosufficienti, ma vanno commisurate con la riclassificazione che distingue tre fasce (disabilità media, disabilità grave e non autosufficienza).

FINALMENTE ATTENZIONE

A CHI HA ALMENO 3 FIGLI

Le famiglie con almeno tre figli si vedono riconoscere un incremento delle franchigie per ogni figlio dal terzo in poi: 1) 500 euro per la deduzione dell'affitto; 2) 2.500 euro per la deduzione sulla prima casa; 3) 1.000 euro per il patrimonio mobiliare. E nella "scala di equivalenza", fino a 0,5 punti in più. La “scala” è il numero (che rappresentando di fatto la dimensione della famiglia) per il quale va divisa la somma di reddito più il 20% del patrimonio. Aumentare la “scala” significa ridurre l’Isee.

AUMENTA COSÌ

IL PESO DEL MATTONE

La casa di proprietà peserà di più nella bilancia complessiva dell'Isee: nel senso che il parametro di riferimento è il valore Imu (che è il 60% in più rispetto a quello Ici finora utilizzato nella vecchia Isee). È vero che su quest’ammontare arriva la forbiciata di un terzo: ma in genere gli importi del passato erano più bassi di quelli con il calcolo della nuova Isee, e questo meccanismo però finisce comunque per tenere i valori al di sopra di quelli validi finora. È una mazzata che colpisce paradossalmente, per il meccanismo di calcolo, proprio le case di minor prezzo e senza mutuo. Con incrementi fino al 50% e passa. Va detto però che resta la detrazione del debito residuo in caso di mutuo. C’è anche una ulteriore esenzione extra: si finisce fuori dal radar se la casa ha un valore al di sotto di 52.500 euro da aumentare di 2.500 per ogni figlio che conviva con i genitori. Resta da dire che con un valore catastale così basso, però, si potrebbe immaginare che la casa sia rimasta accatastata in vecchie categorie, magari di anteguerra.

NON AUTOSUFFICIENTI:

FUORI ISEE LE SPESE PER COLF

Il nuovo sistema Isee mette in pista una serie di nuove franchigie che riguardano le famiglie al cui interno è presente un disabile. Bisogna distinguere a seconda della gravità: in caso di disabilità media 4mila euro (da aumentare a 5.500 euro se si tratta di minorenne), 5.500 euro per la disabilità grave (che diventano 7.500 se minorenne), 7.000 euro per i non autosufficienti (9.500 se minori). Restano al di fuori del calcolo Isee anche le spese affrontate per colf pagate per dare una mano al disabile o non autosufficiente.

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