Gioco
Il feudo del rottamatore fra Fabbricotti e zona sud
Livorno più renziana di Collesalvetti. Ad Antignano il record dei consensi (77,7%) Fa cappotto in tutti i seggi, sotto il 60% solo a San Marco, Salviano e Shangai
LIVORNO. Neanche l’iper-renziano borgo di Parrana San Martino ce l’ha fatta a battere Antignano nella sfida per il seggio-roccaforte del sindaco fiorentino trionfatore delle primarie in casa Pd: su 620 schede nell’urna, se ne contano 478 con la croce sullo slogan di Renzi. Cioè il 77,72%. Proprio uno standard di percentuali che fino a un quarto di secolo fa, dunque nella nostra preistoria politica, raccoglievano i leader Pci nei seggi nelle periferie popolari all’altro capo della città, fra Shangai e Corea.
La leadership di Antignano è l’emblema di un altro sorpasso: Livorno, ex roccaforte bersaniana (e ora con i due segretari Pd in trincea per Cuperlo, in particolare il numero uno cittadino Yari De Filicaia), si è risvegliata all’improvviso convertita al fronte filo-Renzi. Figurarsi che a Livorno città, dove appena dodici mesi fa Renzi nel duello al ballottaggio contro Bersani non aveva incassato neanche il 39%, stavolta quasi raddoppia e vola oltre la soglia simbolica di 70 punti pecentuali (70,2%). Al contrario, Collesalvetti, amministrata dal sindaco Lorenzo Bacci, leader renziano della primissima ora, resta al di sotto di tale quota e si ferma al 69,7%. In realtà, solo mezzo punto separa le due facce della cavalcata vincente di Renzi ma è indicativo questo radicale mutamento nell’atteggiamento dell’elettorato Pd del capoluogo.
A dire la verità nel resto del territorio della federazione, ci sono seggi dove i consensi a Renzi schizzano perfino al di sopra dell’80%: è il caso di due dei cinque seggi di Cecina più quelli di Nibbiaia, di Vada, di Donoratico, di Castagneto Carducci, di Bibbona, di La California. Nel comprensorio Livorno-Colle, la percentuale di schede per Renzi nel seggio di Antignano è appena d’un soffio al di sotto di quanto registrato in altre zone della mappa territoriale: a Parrana San Martino la fetta di consensi per Renzi è al 77,55%, a la Cigna al 77,48%, a Vicarello al 77,35%.
Per avere un’idea della portata dello tsunami: non esiste nessun seggio in tutto il territorio della federazione, dal ponte sullo Scolmatore fino a Bibbona, in cui il sindaco rottamatore sia sceso sotto il 50%. Non basta: resta al di sotto del 60% in appena tre dei 22 seggi a Livorno città (e in nessuno dei sette di Colle). Dove? A Salviano (dove alla Casa del Popolo raggiunge il 59,7%), a Shangai (dove al Punto incontro donna prende il 57,1%) e a San Marco Pontino (dove al circolo di via Garibaldi non va oltre il 52,2%, il peggior risultato dell’intera federazione).
Pur avendo ben presente che gli altri sfidanti restano distanti quasi ovunque anni luce, balza agli occhi che i tre seggi in cui Renzi se la cava meno brillantemente sono tutti e tre in zone popolari della città.
La riprova? Basta andare a vedere là dove Renzi invece ha il maggior radicamento. Vi figura tutta la zona residenziale sud: a La Rosa si attesta al 74,6%, a Ardenza eccolo al 73,6%, a Montenero galoppa oltre il 76%. Qualcosa del genere avviene anche fra San Jacopo e Fabbricotti: al seggio alla circoscrizione 3 di via Corsica Renzi è al 75,5%, al circolo Pd di via Marradi sfiora il 77%.
È come se si fosse rovesciato l’identikit delle primarie di un anno fa nel testa a testa con Bersani: nel ballottaggio di inizio dicembre l’uomo-simbolo dei rottamatori aveva perso per strada soprattutto i seggi del ceto medio. Questa volta pare sia accaduto l’opposto: è esattamente nelle zone residenziali che mette le fondamenta l’esplosione del consenso per Renzi. Soprattutto qui, in una città che finora non lo aveva premiato più di tanto.
Non bisogna confondere le elezioni politiche o amministrative con le primarie interne a un partito: le une riguardano tutti, le altre no. Ma dalla radiografia dell’insediamento territoriale del consenso per Renzi si capisce che stanno drasticamente cambiando le radici del Pd rispetto al dna di marca Pci-Pds-Ds. Non è una novità: negli ultimi 15 anni il “cuore” dell’elettorato del maggior partito cittadino si è mosso dai quartieri nord (principalmente Corea e Shangai) per attecchire nelle successive generazioni di periferie: prima a La Rosa e Salviano, poi alla Leccia-Scopaia.
Il verdetto delle urne di ieri racconta un altro capitolo di questo “trasloco” del baricentro del Pd in altri blocchi sociali di riferimento, in altri territori umani e sociali, in altri quartieri. Il nuovo numero uno del Pd nazionale riesce a entrare in sintonia meglio proprio con quei “territori” che in passato erano la bestia nera della sinistra livornese: Fabbricotti, circoscrizione 3, zona sud.
La sorpresa finale, però, salta fuori se si guarda non allo stock del consenso per Renzi bensì a quanto è gonfiato nell’ultimissimo round.
L’esito delle primarie del 17 novembre dicevamo che attorno ai circoli di Livorno Sud e Fabbricotti (ma anche Borgo) il fronte Renzi marciava ampiamente sopra il 70%. Ma al circolo Pd Corea i renziani erano al 13,6%, a Shangai sotto il 12%, a la Cigna così come a Salviano attorno al 18%. Non solo: rispetto al doppio duello con Bersani dello scorso anno Renzi raddoppia i voti validi, solo per dirne alcuni, a Shangai, Fiorentina, San Marco, Colline, Collinaia, La Rosa.
È uno scenario che si spiega solo con due ipotesi. L’una: c’è stato un forte travaso nella partecipazione al voto e chi non ne poteva più dell’annunciato trionfo renziano è rimasto a casa mentre si sono affacciati ai seggi altri soggetti e facce nuove. L’altra: l’elettorato è grossomodo lo stesso ma ha semplicemente cambiato idea e cavallo, ribaltando completamente orizzonti, linea politica, speranze. Nell’uno come nell’altro caso il Pd non sarà più lo stesso: vale per la bagarre al vertice per il toto-candidato sindaco e per la leadership nel partito, ma vale anche per disegnare la fisiognomica delle facce dell’elettorato Pd.
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