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Dai sindaci alla Bolognesi: i rottamantori brindano in via Donnini
Ieri sera, nella sede di via Donnini, le facce dei due segretari dicevano tutto senza bisogno di parlare. Scuri, scurissimi in volto. Yari De Filicaia non è mai sceso dal suo ufficio al secondo piano....
Ieri sera, nella sede di via Donnini, le facce dei due segretari dicevano tutto senza bisogno di parlare. Scuri, scurissimi in volto. Yari De Filicaia non è mai sceso dal suo ufficio al secondo piano. Lippi, che invece ha percorso un milione di chilometri tra una stanza e l’altra, ha fatto capire con qualche frase-distinguo uscita fuori di getto di non aver gradito troppo il parapiglia delle ultime settimane tra le diverse anime del Pd e neppure qualche dichiarazione «aspra» del collega segretario alla stampa. Nel salone al primo piano, invece, si brinda: Marida Bolognesi si è portata la bottiglia di spumante nella borsa. Il sindaco di Colle e capolista dei renziani, Lorenzo Bacci, raccoglie a voce alta i numeri dai circoli e li smista su Facebook, insieme all’assessore colligiano Riccardo Demi, che ha curato la formazione della lista dei candidati all’assemblea nazionale. Nella sede arrivano Alessio Ciampini, Alessio Quintavalle, gli Adesso con Giovanni Battocchi, Sergio Landi.
L’assessore Valter Nebbiai e il sindaco Alessandro Cosimi, primo firmatario di Renzi in città.
«È stato un grande risultato di partecipazione e di Renzi», dice. Un «elemento di profonda innovazione» e la prova che «uno degli argomenti che hanno mosso gli elettori del Pd è stata quella liquidazione di Prodi e Bersani in una sola mattinata con 101 franchi tiratori».
E guardando al partito di casa, dai vertici cuperliani: «È stato sottovalutato un tema oggi insopportabile in politica, l’ambiguità».
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