Gioco
A Colline vota un volto dell’estrema destra
Pecoriello passa al seggio, mentre a San Jacopo stoppano un esponente di Centro Democratico
LIVORNO. Tensione ieri mattina al circolo Pd di Colline dove ha chiesto di votare, ed è riuscito a farlo, un noto esponente dell’estrema destra, Paolo Pecoriello.
Pecoriello (ri)balzò alle cronache livornesi nel maggio del 2009: fu Luciano De Majo a raccontare proprio sul Tirreno di quando, in occasione della visita in città di Teodoro Buontempo, detto Er Pecora, presidente de "La Destra", Pecoriello fece infuriare i manifestanti facendo il saluto romano. Alzò il braccio dai gradini della circoscrizione 2 e gridò: “A noi”.
A confermare il voto di Pecoriello è il presidente del circolo di Colline, Piero Tomei: «Mi sono arrabbiato, ho vissuto questo voto come una violenza. In cinquant’anni nessun fascista è mai venuto a votare nella sezione che era del Pci. Questo è uno dei circoli più grandi e storici della città: accanto a me c’era Vladimiro Cesarini, 93 anni, sindacalista, uno che ha fatto la Resistenza. Mi sono vergognato». «Pecoriello ha votato prima che me ne accorgessi – spiega ancora il presidente – ha firmato tutte le carte necessarie, compreso l’attestato di “simpatia” nei confronti del Pd, sottolineando che il regolamento glielo permetteva. Ci ha detto che è un deluso di Berlusconi, un convinto presidenzialista e che è venuto per votare Renzi». «Sono sempre più convinto – chiude – è sbagliato fare primarie aperte a tutti: è come se Cgil, Misericordia o qualunque altra associazione facessero eleggere i propri dirigenti a persone esterne. Casi come questo sono controproducenti per il leader che andremo a eleggere, screditano il partito che dovremo difendere».
Tra i circoli e su Internet si è scatenata subito la polemica. Anche perché esponenti del centrosinistra, ma di altri partiti, sono stati rimandati a casa. È il caso di Aldo Luperini, che non ha potuto votare a San Jacopo «perché ero in lista con Centro Democratico alle politiche». Su Facebook Pasquale Lamberti si infuria: «Il Pd di Renzi (non quello di De Filicaia, aggiunge) ha negato il voto a un uomo aderente a Confronto per Livorno / Centro Democratico. Lui e noi tutti doniamo correttezza e sangue (politico) al Pd livornese sia in consiglio comunale che nel quotidiano dal dicembre 2012 a oggi. Un noto fascista vicino a Buontempo ha avuto a Colline la possibilità di votare». «Vergogna», aggiunge.
Da via Donnini Claudio Seriacopi (commissione congresso) spiega che «da regolamento i dirigenti o gli appartenenti ad altri partiti non possono votare, anche perché firmano un foglio che in teroria li impegna a votare per il Pd». Altro discorso per Pecoriello «che non avrebbe dovuto votare, ma chi si presenta al seggio non ha una maglietta con scritto che non è elettore del Pd, e se si fanno primarie aperte bisogna mettere in conto anche problemi come questo».
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