Gioco
Il tassista milanese e la casetta sul mare
Io non vorrei avercela sempre in testa questa città. Francamente, a volte, vorrei proprio dimenticarmela. Ma non c'è niente da fare. Capita sempre qualcosa che mi ci riporta. Ieri ho preso un taxi in Cadorna, a Milano, e il tassista aveva voglia di chiacchierare. Di questo e quello, dei cinesi che fanno come gli pare, dell'Expo che «non lo so mica io quella roba là come va a finire».
Ma che comunque non gliene importava nulla perché lui fra due anni sarebbe andato in pensione. "Uè ma di dov'è che viene lei? - mi ha chiesto a un certo punto -…Vien mica da Livorno?". No, perché dovevo sapere che lui ci aveva pensato bene e non scherzava: lui va in pensione, vende tutto, e va a vivere a Livorno. Garantito. Mica diceva per dire: aveva già i numeri di un paio di agenzie immobiliari. Gli sarebbe piaciuto un bel terratetto con giardino, vicino al mare. La conosceva bene Livorno, perché viene a Follonica d'estate e ci si ferma sempre.
Vorrebbe comprarsi una barca a vela e metterla al moletto d'Antignano: ha risparmiato una vita, se lo può permettere. Anche se lì, ha detto, "sono tutti di sinistra, tutti comunisti", a lui Livorno gli piace. "Si troverà bene, vedrà, e stia tranquillo, e non si preoccupi di quella roba là dei coministi, perché in tanti anni che ci vivo di comunisti veri ne avrò conosciuti sì e no una decina", gli ho detto quando ci siamo salutati. Oggi invece ho pranzato con un amico, in un ristorante vicino a San Siro. Il mio amico è un livornese che fa l'insegnante d'italiano nell'hinterland. In quello più duro. Quello dove ogni tanto i carabinieri entrano in classe a prelevare un alunno. Gli ho chiesto se ha mai pensato di chiedere il trasferimento per tornarsene a casa, ora che è di ruolo da tanti anni.
"Prima ci pensavo spesso… - mi ha detto - ma ora non ci penso più. Ho tanti amici qui... E poi a Livorno, l'inverno, ti ci prende la tristezza, mi capisci no?". Lo capivo. "Tu sei fortunato, - mi ha detto - te ne vai spesso, ma io faccio la spola fra scuola e casa… e poi la sera? Qui ci si inventa sempre qualcosa, e se voglio uscire c'è l'imbarazzo della scelta". Gli ho chiesto se faceva ancora l'idromele che mi fece assaggiare una volta. Lo fa ancora. Anzi, ora in casa si fa anche la birra. Ha cominciato con una Pils - mi ha raccontato - ma ha in mente cose più raffinate: ci sta lavorando. Me lo ricordo il mio amico quando ancora abitava a Livorno: non le faceva mica tutte queste cose che fa ora che vive qui nell'hinterland. Mi consola il fatto che invece fra due anni il tassista farà a Livorno tutte quelle cose che non riusciva a fare qui a Milano. Tipo andare in barca a vela, ad esempio. E in definitiva comprendo una volta di più che il cuore dell'uomo vive sempre di questo rapporto con qualcosa che è altrove, con un luogo che è un altro da quello in cui siamo. Che sia una terra promessa o il paese natale, un luogo sempre sospeso fra passato e futuro. Ma io domani torno a casa.
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