Toscana
Una conta che peserà sul candidato a sindaco
Dopo alcune settimane ad alta tensione, tra le fila dei democratici si attende l’esito delle urne che avrà comunque ripercussioni sugli equilibri locali
LIVORNO. Sono arrivati a darsele anche a colpi di “democristiano”, salvo poi rattoppare gli imbarazzi perché di democristiani illustri e convinti, nel partito e nelle istituzioni, ce ne sono parecchi. Si sono accusati a vicenda di essere responsabili del calo degli iscritti in città («in percentuali maggiori dei livelli regionali e nazionali», scriveva qualche giorno fa l’assessore renziano di Colle, Riccardo Demi). E non hanno risparmiato parole grosse sui giornali e sul web.
Per i democratici livornesi la settimana che viene prima delle primarie di domani è stata ricca di appuntamenti e dibattiti. Ma anche un bagno di sangue. Uno scontro velenoso, più che un confronto, con toni che forse in passato gli stessi protagonisti non hanno usato neppure per gli avversari. Di altri partiti.
Una settimana caratterizzata soprattutto dallo scontro tra renziani e renziani, tra renziani e cuperliani. Forse solo il fronte dei civatiani è rimasto a guardare.
Prima la faticosa composizione della lista dei rottamatori, che alla fine hanno trovato la quadra sui candidati all’assemblea nazionale affidandosi al trentaduenne sindaco di Collesalvetti, Lorenzo Bacci (primo della lista) e alla piombinese Martina Pietrelli (seconda, possibile candidata a sindaco della città delle acciaierie). Poi il botta e risposta acceso con i segretari cuperliani: Valerio Fabiani (Piombino) e Yari De Filicaia (Livorno). Dopo la battuta di Fabiani sulla lista renziana fatta «col manuale Cencelli», quello della «peggior Dc», è intervenuto anche il consigliere regionale Nicola Danti, vicinissimo a Renzi, che ha parlato di «giudizi farneticanti che denotano un bel po’ di nervosismo» e ha invitato i segretari a mantenere «almeno un po’ di stile».
De Filicaia non si è messo i guanti: «Non faccia la vergine nel casino, i toni si sono alzati da tutte e due le parti...». E a Demi: «Ha il pregio di dividere, se fossimo nati trent’anni fa saremmo stati in due partiti diversi».
Il punto è che dal 9 dicembre, da dopodomani, i democratici dovranno tornare ad essere, davvero, un solo partito. E sarebbe un errore pensare che le parole volate negli ultimi giorni sono solo dialettica tutta interna alle stanze di via Donnini in vista del voto.
La vera partita si aprirà lunedì. Intanto perché i risultati delle primarie, di fatto, non potranno non avere un peso sugli equilibri, sui rapporti di forza negli organismi dirigenti.
A livello cittadino e territoriale dovranno essere decise, ad esempio, sia le segreteria che le direzioni. Il primo tentativo di accordo sulle direzioni è saltato pochi giorni fa.
Il punto è che gli organismi dirigenti (sia le assemblee saltate fuori dall’ultimo congresso nei circoli che le direzioni) si troveranno a discutere le candidature a sindaco della città.
Sarà questa la vera partita. Considerando anche che tra gennaio e febbraio dovrebbero essere organizzare le primarie per decidere, questa volta, non il segretario nazionale del partito, ma il candidato primo cittadino di Livorno. In una fase delicatissima, con molte forze che si stanno organizzando fuori e dentro i partiti.
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