Gioco
Togliete le slot: portano morte e disperazione
Parla la moglie dell’uomo suicida per il gioco. «Mi appello alla coscienza dei gestori dei bar» - COMMENTA

SANTA MARIA A MONTE. «Voglio dire una cosa sola ai gestori dei bar, dei circoli e delle sale dove ci sono le slot, alla loro coscienza: vendete morte e disperazione per le famiglie che vivono l’incubo della malattia del gioco d’azzardo. E lo fate con l’aiuto dello Stato». Non si dà pace la moglie del pensionato di 61 anni, residente a Santa Maria a Monte, che ha trovato la morte aspettando che il treno lo travolgesse, lungo i binari vicino a Pontedera. L’uomo drogato di gioco ha voluto cancellare, insieme alla sua travagliata esistenza, un carico di debiti di sofferenza che dovevano essere diventati per lui insopportabili. L’altra mattina quando la moglie si è svegliata ha visto sul mobile l’orologio del marito e le chiavi della sua macchina. Ha avuto un presentimento terribile. Si è vestita in fretta e furia per andare al commissariato. Voleva denunciare la scomparsa del marito, le hanno detto che si era ucciso.
«Non ho avuto il tempo di fermarlo», si rammarica la donna. La incontriamo davanti alla porta della palazzina dove abitava con il marito. È doloroso ricordare. Ci accoglie con lo sguardo di chi non dorme da giorni e ci viene incontro mimando con le dita una pistola alla tempia. È come se volesse dirci: siamo alla disperazione, è tutto finito. Ha i minuti contati, il figlio l’attende per accompagnarla a Pisa per fare il riconoscimento della salma. Lentamente la donna vince il timore iniziale e diventa un fiume in piena. Le lacrime agli occhi, una grande forza. Sa di avere fatto il possibile per aiutare il marito malato di gioco ma non può fare a meno di chiedersi se poteva esserci un modo per evitare la tragedia. «Io e mio figlio siamo disperati. Solo noi sappiamo cosa abbiamo fatto in questi anni per fermarlo, per convincerlo a smettere di giocare a quelle macchinette. Mio marito non ce la faceva a rinunciare a quella “droga”».
(Il corpo dell'uomo drogato di gioco che si è ucciso martedì lanciandosi sotto il treno)
Ormai le slot sono ovunque: nei bar, nei circoli, non solo nelle sale da gioco. «Mio marito ha anche provato a farsi curare – aggiunge – eravamo stati al Sert a Pontedera e poi a Cascina. Aveva seguito una terapia ma diceva che quelle pasticche lo facevano stare male, che si sentiva depresso, che gli facevano pensare al suicidio. E poi, anche se da poco tempo, aveva deciso di lasciare perdere tutto. Era dal 28 ottobre che non giocava. Era pulito. Ormai i danni della malattia erano enormi. Ci sono stati giorni in cui è arrivato a bruciare nelle slot anche 500 euro. E poi è passato a 1.000 per finire a 1.500 euro al giorno».
FOTO Un flash mob per il gioco d'azzardo (Montignoso, 24 novembre 2013)
Un’ossessione iniziata circa cinque anni fa dopo che la vittima era andata in pensione. Aveva lasciato il lavoro in fabbrica, alla Piaggio. Troppo presto, troppo giovane per cercare un passatempo da pensionati. E lui, lentamente, ha lasciato che il gioco d’azzardo inghiottisse la sua vita. «Lo abbiamo aiutato in tutti i modi – ripete la moglie – gli abbiamo pagato tantissimi debiti, aveva preso tutti i soldi anche dal mio conto corrente». E anche quando era arrivato a rubare un portafoglio - un episodio questo ricordato con molto dolore - la moglie e il figlio avevano cercato di comprendere. «Non ce la faccio a smettere»: una frase che hanno sentito chissà quante volte.
In certi periodi il pensionato, che trascorreva le giornate alle slot in diversi bar della Valdera ma anche a Fucecchio e San Miniato, è arrivato a chiedere soldi a tutti quelli che conosceva. Era pure stato in banca e aveva ottenuto un prestito di circa 35mila euro (dando in garanzia la pensione) con la scusa di dover acquistare una macchina. Quel denaro serviva per il gioco e per rimpinguare il conto corrente che aveva in precedenza svuotato. Un mare di bugie che accomuma chi soffre di gioco patologico molto vicino ai tossicodipenti. «Quando io ero al lavoro – aggiunge la moglie – lui aveva tutto il tempo libero per giocare. Un’angoscia troppo grande, è difficile da spiegare. Potevamo fare di più? Non credo ma il dubbio dentro di noi è grande». Tra dolore e rimorsi l’appello per dire basta alle slot: «Gestori, rinunciate alle slot anche se le tenete per soldi». Una droga che assicura guadagni allo Stato. «E poi chi è malato di gioco non trova facilmente aiuti. Il Sert è senza risorse, non c’è lo psicologo e non è facile trovare persone specializzate per affrontare tragedie come la nostra».
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