Gioco
Allo sportello come in trincea
Alle Poste impiegato preso a calci da un cliente, che gli sputa addosso. La Cgil: «Ogni giorno è così»
LIVORNO. Uno sputo in un occhio e un calcio nei testicoli a un impiegato delle Poste. Il lavoratore cade a terra «come un sacco morto», come lui stesso ha poi raccontato ai carabinieri. E alla vista della scena, un’altra impiegata presente, più volte nel passato vittima di rapina, perde i sensi. Un’aggressione violenta subìta, da un lavoratore della sede di piazza Dante, per aver fatto notare a un cliente che uscire dall’ufficio postale attraverso la porta antipanico di emergenza non era permesso. L’episodio, successo lunedì, è l’apice di una serie di litigi, diverbi e aggressioni, verbali e non solo, che all’interno degli uffici postali sono all’ordine del giorno. Lo testimoniano le continue segnalazioni ricevute dai sindacalisti dai lavoratori esasperati. E lo conferma Giuseppe Luongo, segretario provinciale della Cgil Slc (Sindacato lavoratori comunicazione), che da mesi raccoglie le lamentele dei colleghi: «Ogni settimana noi del Slc scriviamo all’azienda per evidenziare questo aumento di liti e di pressione sugli impiegati. Negli ultimi due anni c’è stata un’escalation. E tra l’altro nello stesso periodo sono anche raddoppiate le rapine. Il punto è che la crisi galoppa e la gente è nervosa. Si deve capire, però, che non è giusto e non giova a nessuno prendersela con chi lavora».
L’episodio in questione è successo lunedì nel primo pomeriggio. Protagonista Diego Savelli, 32 anni, già noto alle forze di polizia e in quel momento agli arresti domiciliari, in una casa in via della Chiesa di Salviano. Il giovane è stato arrestato dai carabinieri e dagli agenti della polfer: dopo l’aggressione all’impiegato postale, si è anche scagliato contro i militari ed è finito in manette per lesioni e poi evasione, resistenza, violenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Intorno alle 14 Savelli, accompagnato da un operatore dei servizi sociali, s’è recato alle poste per un’operazione. Poi, andando via, invece di usare le botole degli sportelli automatici, ha aperto la porta antipanico che, essendo di emergenza, è allarmata. A quel punto, l’impiegato ha fatto notare al cliente che era opportuno usare la porta automatica per non far scattare l’allarme. La reazione è stata subito aggressiva. «Che c...o vuoi tu, io faccio come mi pare. Ti ammazzo, capito?», ha esclamato più volte il 32enne, come emerso dalle testimonianze dei presenti. A quel punto, il cliente ha cominciato a uscire e entrare ripetutamente dalla porta antipanico. E, così facendo, urlava: «Faccio quello che mi pare! Entro e esco quando voglio».
Allora l’impiegato s’è avvicinato, ma il cliente gli ha sputato in un occhio, provocando le ire dell’ormai rivale. Il lavoratore a sua volta è andato su tutte le furie, tanto che i colleghi l’hanno dovuto tenere fermo. E il 32enne ne ha approfittato per colpirlo con un calcio fra le gambe. Tutto davanti agli occhi attoniti di clienti e impiegati, una delle quali è svenuta. Arrivati carabinieri e polfer, per lui sono scattate le manette. Un arresto non facile: il 32enne era molto agitato. L’impiegato, dal canto suo ha avuto dieci giorni di prognosi.
Questo episodio, così violento, per fortuna è isolato. Il motivo principale delle discussioni coi clienti sono le lunghe attese per via delle file. «Va sottolineato che il personale agli sportelli è sempre meno - spiega Luongo - perché la politica aziendale è quella di incentivare il settore degli investimenti finanziari e assicurativi. Ciò vuol dire che, essendo gli utenti numerosi e gli sportellisti pochi, le code lievitano, con tutto ciò che ne consegue. Per questo abbiamo chiesto all’azienda di trovare una soluzione a questo problema che va sempre più peggiorando».
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