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Livorno

Si sposa con un nome falso per sfuggire alla polizia

Si sposa con un nome falso per sfuggire alla polizia

Un uomo di 26 anni ricercato da due anni a Torino si rifugia a Livorno dove convola a nozze. Poi chiede un permesso di soggiorno in questura: scoperto dalla squadra mobile

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Si sposa con un nome falso per sfuggire a un provvedimento di cattura. Ma non riesce a passare inosservato agli occhi degli agenti della mobile, che dopo lunghe e complesse indagini riescono a trovarlo e arrestarlo. In manette è finito Adam Musa, 26 anni, nato in Malawi, precedentemente residente a Torino, latitante da due anni e ricercato proprio dal Tribunale di Torino, che, ad aprile del 2011, aveva emesso un ordine di carcerazione per una pena di mesi 11 di reclusione (per una condanna definitiva risalente al dicembre 2009, della Corte d'Appello di Torino) perché coinvolto in un traffico di stupefacenti.

Consapevole di essere ricercato, come appurato dalla polizia, il 26enne è venuto in città e ha cambiato il suo nome in Destiny Egbe, nato a Benin City in Nigeria 28 anni fa, domiciliato in via Santa Barbara.

A Livorno Egbe oltre a un nuovo nome s'è fatto an che una nuova famiglia: ha sposato infatti una brasiliana naturalizzata italiana, usando i dati "puliti".

Ma il giovane è andato oltre: dopo le nozze, sempre col nuovo nome, ha chiesto il permesso di soggiorno all'ufficio Immigrazione della questura. Ma dai controlli della polizia è emersa subito la presenza di anomalie tra nome, dati e codici di riferimento. A quel punto è entrata in campo la squadra mobile diretta da Marco Staffa.

Grazie agli accertamenti degli investigatori, è venuta fuori la vera identità dell'africano, ricercato al livello nazionale come Adam Musa di 26 anni. Gli investigatori della prima sezione della mobile hanno fatto numerosi servizi di ricerca, appostamenti nei luoghi frequentati da stranieri della medesima etnia e indagini incrociate che hanno permesso di scoprire i segreti e gli escamotage della nuova vita di Musa (tra cui un indirizzo di residenza ed un'utenza cellulare intestata a terzi). Ma alla fine i poliziotti riuscivano a rintracciarlo e a arrestarlo. "Non sono io la persona che cercate", ha detto Musa alla polizia provando a sfuggire al fermo. Ma la sua vera identità è stata confermata dalla prova delle impronte digitali. per giustificarsi, agli agenti ha raccontato che il nuovo nome scelto sarebbe quello di suo padre.

A quel punto il 26enne è stato portato in Carcere alle Sughere per scontare la pena residua di 11 mesi e 4 giorni. A suo carico c'è anche un'ammenda di euro 4000.

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di Redazione web