Gioco
QUALITÀ DELLA VITA»IL DOSSIER DEL “SOLE 24 ORE”
LIVORNO. Stavolta il derby del vivere bene l’avremmo perso. Nella classifica di fine anno stilata dal quotidiano confindustriale “Sole 24 Ore” i cugini pisani ci hanno restituito lo smacco di dodici...
LIVORNO. Stavolta il derby del vivere bene l’avremmo perso. Nella classifica di fine anno stilata dal quotidiano confindustriale “Sole 24 Ore” i cugini pisani ci hanno restituito lo smacco di dodici mesi fa: nel dicembre 2012 Livorno aveva conquistato il 30° posto bruciando allo sprint per due soli punti Pisa finita in 31ª posizione, adesso le parti si sono invertite e i pisani ci hanno sorpassato (anche se nella graduatoria generale abbiamo gli stessi punti).
Figuriamoci se nel web non faceva capolino la voce di chi contesta quest’arrivo al fotofinish. Ma in mezzo alla solita coreografia di sfottò e banalità strapaesane, salta fuori anche chi si è messo a rifare i calcoli alla griglia dei 36 parametri utilizzati dal giornale economico che dalla sua ha l’autorevolezza di una bibbia. Giusto per dire con la forza dei numeri che invece anche quest’anno è Livorno ad averla spuntata. Possibile?
Rifacciamo i calcoli
Lasciando da parte le altre province che pure non fanno da comparse in questa classifica, abbiamo provato a rifare anche noi i calcoli. Sorpresa: ebbene sì, alla fin fine Livorno la spunta per 554,52 punti contro i 553,95 della media ottenuta da Pisa. Meno d’un niente, ma pur sempre davanti a Pisa.
È un divario che vale lo 0,102% della montagna dei quasi ventimila punti raggranellati da ciascuna delle due province mettendo a confronto lo stato di salute dei due territori sul fronte degli affari, del tenore di vita, della funzionalità dei servizi, del livello di criminalità, della solidità della popolazione e della vivacità del tempo libero. Da dire che in ben quattro di questi sei sotto-settori base, Livorno marca un arretramento rispetto a dodici mesi fa: e lasciamo perdere che due anni fa eravamo in 14ª posizione.
Eppure se andiamo a scartabellare i parametri uno per uno ecco che Pisa se la cava meglio di noi in 20 mentre Livorno prevale nei restanti 16.
Nel dettaglio le sorprese
Proprio lo scandaglio pignolo aiuta a far schizzar fuori un identikit con alcune sorprese. Ad esempio, sul fronte della tranquillità sociale emerge che Pisa è, metropoli escluse, fra le dieci province d’Italia dove più forte colpiscono scippi, borseggi e furti. Invece la Caporetto dei livornesi sta nel capitale umano: a cominciare dal basso tasso di laureati rispetto alla popolazione under 30 (siamo fra le 15 zone messe peggio in tutto il Bel Paese) o dalla litigiosità in famiglie (da anni risultiamo fra le cinque realtà dove più frequenti sono separazioni e divorzi).
Ancor più giù in dettaglio: l’avreste mai detto che siamo fra i territori più virtuosi d’Italia in fatto di diffusione della banda larga? Copertura al 98,94%, giura l’Osservatorio Between (e Pisa, polo universitario che ha fatto scuola nel web, eccola venti gradini più giù).
Al contrario: quante volte ci siamo detti che abbiamo un cuore così e aiutiamo il prossimo? Balle, non più di 93 volontari ogni mille abitanti, parola di Istat: a Siena sono il doppio, a Bolzano il triplo (in Toscana solo Prato e Massa sono meno generose di noi). Di più: con i medagliati olimpici e i campioni iridati, quanto l’abbiamo ripetuto che siamo noi la città dello sport? Sì, nell’indice di sportività calcolato da Clas siamo da record ma solo per le eroiche gesta di poche star (e spesso in sport minori), mentre se andiamo a misurare il “polso” agli indicatori sociali dell’attività sportiva, precipitiamo giù nella palude di metà classifica (39° posto, fra Campobasso e Cuneo).
Nel puzzle case e affari
Qualche altro verdetto inatteso? Eccolo. I prezzi delle case: se pensiamo che qui da noi le quotazioni al metro quadro siano le più care del mondo, andàtelo a dire all’équipe di Scenari Immobiliari che indicano per un appartamento semicentrale di Livorno uno standard di prezzo più basso del 55% rispetto a una abitazione simile di Pisa.
Un altro tassello del puzzle è il “barometro” dell’economia. Per dirne una: a Pisa la frequenza dei fallimenti è il 32% in più che a Livorno. Per dirne un’altra: noi ce la caviamo meglio riguardo all’export, vale il 29% del Pil provinciale, quattro punti in più di Pisa che pure può contare sul modello piccolo-aziendale valdarnese.
Comunque, il 30° posto (su 107) è la risposta a quanti si immaginano di vivere nell’ “isola infelice”, simmetria perfetta dell’altrettale “isola” ma vagheggiata come “felice” negli amarcord del tempo che fu.
Nei servizi non va malissimo
A tal riguardo basterebbe segnalare la fotografia che balza agli occhi sul fronte dello stato di servizi, ambiente e salute: perdiamo quota in quattro indicatori su sei, ma restando comunque nella metà alta della graduatoria (di un Paese, l’Italia, che è più vicino a Smirne che a Zurigo). Vale anche quando si va a toccare il tasto dolentissimo delle “emigra- zioni” ospedaliere (41° posto su 107). Vale a maggior ragione quando si posa l’occhio su un fiore all’occhiello come gli asili nido: solo 12 province in tutta Italia fanno meglio.
Non crediate però che stia lì il miglior piazzamento della provincia di Livorno nelle 36 statistiche del “Sole”. Dov’è? Siamo al 9° posto sia per tranquillità sociale di fronte al rischio estorsioni sia per numero di cinema. Per numero di grandi schermi battiamo Pisa alla grande, sembriamo la provincia di Hollywood...
Siena: ancora il Bengodi?
Non è l’unica cosa che non quadra: continua a figurare nel regno del Bengodi anche Siena, quinta classificata, che pure sta sprofondando nelle sabbie mobili per la fine del modello retto dai soldi del Monte Paschi.
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