Italia
Manda a quel paese l’assessore Bettini: assolto imprenditore
Accusato di diffamazione per aver affisso alcuni volantini. Il giudice: non è provata la paternità delle offese. E le spese saranno compensate
LIVORNO. Per dimostrare la goliardia dell’offesa, gli avvocati di Salvatore Favati, imprenditore navale con il vizio della burla, hanno portato in tribunale esempi come il “V-day” di Grillo, il linguaggio e gli scontri tra alcuni politici, le canzoni di Marco Masini e Fabri Fibra. E perfino una memoria difensiva firmata da un esperto di linguaggio colorito come Giorgio Marchetti, al secolo “Ettore Borzacchini”, nella quale il vai a quel paese viene di fatto depenalizzato ed equiparato, almeno a Livorno, al buongiorno come sta nel resto del Paese.
Al giudice sono servite tre udienze per arrivare ad una sentenza di assoluzione nei confronti dell’imprenditore sessantenne con la formula del secondo comma: «quando la prova manca, è insufficiente oppure contraddittoria», si legge nel codice di procedura penale. «Speravamo in una piena assoluzione - spiegano gli avvocati - ma siamo comunque soddisfatti».
Al centro del processo che avrebbe potuto ricollocare l’asticella della goliardia, una cinquantina di volantini apparsi a Livorno nell’estate 2011, molti dei quali appiccicati alle fermate dell’autobus e su cui era stato scritto un messaggio all’assessore al traffico Maurizio Bettini. Adesso c’è curiosità per leggere le motivazioni del giudice. Che intanto ha compensato le spese processuali tra le parti, il che vuol dire che l’istruttoria e il costo delle indagini saranno molto probabilmente a carico dello Stato.
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