Gioco
Mai così tanti ricchi, parola di Irpef
Ma è il boom anche delle dichiarazioni sotto i 3mila euro: cresce la disuguaglianza sociale
LIVORNO. Il certificato arriva dall'ultima fotografia scattata dal fisco ai redditi della nostra città: a Livorno cresce la disuguaglianza sociale in modo talmente lampante che se ne accorge pure il "termometro" della ricchezza ufficiale, cioè le dichiarazioni Irpef. Mai così alto il numero dei contribuenti che hanno l'imponibile nello scaglione più alto, quello al di sopra dei 100mila euro: 1.139. Cioè uno su 79 se guardiamo al complesso delle 90.082 dichiarazioni Irpef presentate lo scorso anno per l'anno d'imposta 2011, secondo i dati appena resi noti dall’Agenzia delle Entrate.
Meno ricchezza ma più ricchi
Sono aumentati anche negli anni bui della crisi: quasi l’8% in più rispetto all’ultima annata prima che fra mutui subprime e Lehman Brothers la crisi esplodesse in tutto il globo. Eppure proprio gli ultimi dati disponibili (riferiti, ripetiamo ai redditi 2011) indicano per la prima volta un restringimento della “torta” della ricchezza denunciata al fisco: 2 miliardi 224,4 milioni l’imponibile Irpef, otto milioni in meno rispetto all’anno precedente (mentre la diminuzione del numero dei contribuenti va avanti quantomeno dal 2009, con l’uscita di scena di quasi 2.400 contribuenti nel giro di appena un paio di anni, uno ogni 38).
Aumenta il divario sociale
Non è solo una curiosità: la polarizzazione sociale è sotto gli occhi di chiunque li abbia sufficientemente aperti sulla realtà: da un lato, l’impennata della disoccupazione, delle ore autorizzate di cassa integrazione, della precarietà che rende le assunzioni a tempo inderminato più rare degli Ufo; dall’altra, le cifre ufficiali della Banca d’Italia dicono che i conti in banca non sono affatto assottigliati, anzi crescono in virtù delle incognite del mercato azionario e della difficoltà di vendere case (che fa stare alla finestra chi vuol acquistare e allontana dal mattone come bene-rifugio).
In calo le buste paga operaie
La conferma dell’aumento della disuguaglianza salta fuori anche dai numeri degli 007 del fisco. Dal 2004 al 2011 il numero dei contribuenti con redditi imponibili al di sotto dei 3mila euro è aumentato del 40,9%. E quello dei cittadini livornesi che dichiarano di stare nello scaglione di reddito più elevato, cioè sopra i 100mila euro, è cresciuto del 44,5%. Non basta: nel frattempo è diminuita la consistenza socialedella fascia dei redditi operai più bassi (meno 17,3%). Di più: se prendiamo tutto il segmento sociale rappresentato da chi denuncia un imponibile al di sopra dei 50mila euro, ecco che scopriamo un arcipelago di contribuenti praticamente raddoppiato in soli sette anni. I numeri parlano da soli: questa fetta di società era rappresentato da 3.352 contribuenti nel 2004, diventano 6.200 nel 2011.
Certo, in mezzo ci sono mille altri fenomeni: a cominciare dall’effetto inflazione che spinge un po’ più in alto le cifre, ma siamo in una fase di dinamica bassa e dunque quest’elemento di disturbo non è rilevantissimo. Potrebbe esser necessario metter nel conto l’effetto di provvedimenti fiscali.
Tutto vero (così com’è vero che stiamo parlando di statistiche fiscali, dunque con i redditi misurabili ufficialmente), ma non sbriciola l’idea di fondo: aumenta tanto il numero dei più ricchi quanto quello dei più poveri e al tempo stesso si restringe la fascia sociale dei ceti popolari lì in mezzo.
Bisognerà attendere quando saranno disponibili dati ben più disaggregati a livello periferico, ma si potrebbe immaginare uno sgretolamento di tante buste paga operaie (o comunque di figure a bassa qualifica) che precipitano nel gorgo dei lavoricchi precari o, se va bene, dell’economia sommersa.
È quanto hanno spesso denunciato anche responsabili del mondo del volontariato che sta nella trincea del disagio sociale: la crisi fa scendere un gradino alle figure più fragili. Tradotto: chi ha lavori precari si ritrova a lavoricchiare meno, chi aveva una busta paga normale se la trova falcidiata da cassa integrazione e contratti di solidarietà.
E nel resto della Toscana...
Ma non è vero che la crisi non si faccia sentire anche ai piani più alti della piramide sociale. Se c’è un modo per vederlo è mettere a confronto quel che è accaduto a Livorno rispetto alle altre città toscane fra l’inizio della crisi e l’ultimo dato disponibile, il 2011. Risultato: il numero dei super-ricchi è cresciuto a Livorno del 7,9%. In tutta la Toscana solo a Pistoia e Prato è aumentato meno. Invece ha galoppato ben più velocemente sia a Pisa (più 13,7% in quattro anni) sia a Firenze (più 15,7%) ma soprattutto a Lucca (più 20,5%). E anche in aree solitamente indicate in crisi come noi: non è casuale il riferimento né a Massa (più 18,5%) né a Grosseto (più 8,5%).
Anche la percentuale di ricchi è spesso più alta altrove: da noi, come detto, se ne conta uno ogni 79 contribuenti. La metà di quel che accade a Siena (uno ogni 37), a Firenze (uno ogni 38) o a Pisa (uno ogni 41). Ma sul fronte dell’affollamento di dichiarazioni dei redditi a cinque zeri c’è pure chi se la cava peggio di noi: a Pistoia finisce nella fascia record solo una denuncia Irpef su 93 e a Massa solo una su 106.
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