Gioco
«Con Renzi stavolta possiamo ridare forza a Livorno»
Marida Bolognesi insoddisfatta di come hanno fatto la lista «Ma ora bisogna pensare a un sindaco che rilanci la città»
LIVORNO. Osare. Osare alle primarie dell’8 dicembre. Ma osare anche al timone del Comune, col prossimo sindaco, perché la città «cambi verso». Osare è il verbo che l’ex parlamentare Marida Bolognesi ripete più volte in una chiacchierata che spazia dalla scelta dei candidati all’assemblea nazionale fino alle elezioni che in primavera decideranno il sindaco.
Bolognesi voterà Renzi, «approdo naturale – dice – di un percorso che porto avanti da tempo». Ma non aveva sostenuto Bersani? «Non troverete nessuna mia firma sulla candidatura di Bersani, mentre la troverete su quella di Renzi – controbatte – l’ultima volta anche molte persone a me vicine hanno votato Bersani credendo che avesse maggiore esperienza, ma gli eventi hanno portato a ricredersi». «Renzi – riprende – è quello che dopo una falsa partenza del Pd, può interpretare lo stop e il cambiamento vero, per un partito al servizio del Paese, senza strutture e sovrastrutture. Mi auguro che chi crede nel coraggio di osare spinga insieme a noi in questa direzione». Sta di fatto che per molti, nel partito, Bolognesi è la grande sconfitta dell’ultimo passaggio in vista delle primarie: nella lista degli 8 candidati reanziani all’assemblea nazionale non c’è lei e non c’è nessuno dei suoi, nonostante il contributo dato al congresso dei circoli.
Bolognesi, è stata rottamata
Scuote la testa: «Io non avevo chiesto niente. È evidente, poi, che quando fai una lista cerchi di tenere presente un equilibrio dei territori, dei ruoli, dei pesi. Io ci potevo essere come no, non è questo il problema. Si può stare in un progetto, senza condividere i criteri scelti...».
Qual è allora il problema?
«Se si decide che il primo in lista è di Colle o di Piombino, bisogna che almeno il secondo sia di Livorno. C’è stata una sottovalutazione, diciamo una non valorizzazione, del ruolo di questa città».
Pensa che dipenda dal fatto che la lista è stata fatta a Firenze?
«Noi abbiamo bisogno di “rottamare” certi metodi, chi crede in Renzi si aspetta dei segnali in questo senso. Quindi prima un ragionamento sui territori, poi i nomi. Su Livorno bisogna investire politicamente, è talmente grande la scommessa, che forse i nomi dell’assemblea nazionale sono importanti, ma relativi...».
Su Bacci capolista era d’accordo?
«Si, è un giovane amministratore...»
...che la voleva rottamare
«Si scusò molto dopo quella intervista. Comunque sono un’ammiratrice di tutti quelli che fanno le battaglie mettendoci la faccia e Lorenzo è un giovane sindaco che ha sempre fatto la sua battaglia. Secondo me dalla parte giusta. È stato a fianco mio con Franceschini, quando rappresentava il Lingotto, l’idea della nascita del Pd. Bacci in quell’occasione, ma anche successivamente, si è preso delle grandi ciaffate. Onore, soprattutto ai giovani che spesso, anche in questa città, sono haimè allevati in batteria. Essere giovani non è una condizione sine qua non: bisogna essere giovani di idee, saper rottamare quel sistema per cui, ad esempio, i vertici delle aziende si decidono nelle stanze di partito».
Se l’8 in città vincesse Renzi, si presenterebbe un problema di rappresentanza con i segretari cuperliani?
«Ci sono i segretari, ma ci sono anche le assemblee elette nei circoli. Detto questo non so cosa accadrà. La nostra è una città definita spesso, erroneamente, conservatrice: non è conservatrice, sente semmai le sue radici, che è una bella cosa. Però in tante occasioni ha dimostrato di far fatica a cambiare. Non so se a Livorno riusciremo a prendere la maggioranza, ma la prenderemo a livello nazionale e regionale. E questo non è secondario per chi vuole vedere Livorno uscire dal guscio, dal rischio isolamento: se la politica non è in grado per prima di reinventare il modo di dare prospettiva alla città è un problema. Ecco perché la sfida va oltre le liste».
Tra i suoi c’è chi ha minacciato di non votare il renziano Parrini al congresso regionale. Lei lo sosterrà?
«Parrini è l’interprete toscano di questa idea di cambiamento. Io non do un giudizio positivo del partito toscano finora. Il partito dovrebbe essere uno stimolo al governo dei territori. Un esempio: la politica dei rifiuti per Livorno è stata penalizzante. Non si capisce perché i rifiuti da altre parti sono un business, un motore di sviluppo e innovazione, e per noi una rimessa».
La sfida più grande per il Pd restano le amministrative. Il suo identikit di sindaco: è fra quelli che crede che serva un esterno al partito?
«Intanto non bisogna partire dai nomi. Tessera o non tessera in tasca, dobbiamo trovare una persona che sappia interpretare la voglia di Livorno di rilanciarsi. Un sindaco che sappia osare, che sappia interpretare i bisogni che sono cambiati. Che sappia fare squadra, che sappia anche rovesciare come un calzino la macchina amministrativa. Che riesca a cogliere la sfida di riportare Livorno a credere in se stessa con un progetto, mettendo in gioco i cittadini in maniera diversa da quello che si è fatto finora. Solo da via Donnini non si riesce, non si può, fare questo. La soluzione non è chiamare un giornalista o un attore a fare il sindaco. Questa è una innovazione di facciata. Serva qualcuno che abbia il coraggio di osare, che non si accontenti: dal porto al sociale ai rifiuti. (j.g.)
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