Gioco
Nebbiai: ma così il governo castiga chi fa le cose in regola
I nostri soldi andranno a tappare i buchi nei conti delle metropoli in difficoltà «Sulla mini-Imu un atteggiamento incredibile, intellettualmente disonesto»
LIVORNO. «È una cosa incredibile, intellettualmente disonesta: non so come chiamarlo se non un ladrocinio politico». Valter Nebbiai, assessore al bilancio dal 2004, 63 anni compiuti a maggio nello stesso giorno di Bob Dylan, è un moderato non solo in politica ma anche nei toni: però stavolta la beffa sull'Imu sulla prima casa l'ha fatto imbufalire. Quasi quanto noi contribuenti. Anche perché fino a poche ore prima non erano mancate le rassicurazioni dopo che il tam tam fra gli amministratori locali di mezza Italia aveva fatto nascere i primi dubbi: gli era stato ripetuto che l'Imu sulla prima casa non riguarderà né Livorno né i municipi in situazione simile. «Cioè, – rincara – dei 7.500 Comuni che quest'anno non hanno ritoccato le aliquote Imu».
È una rabbia, una amarezza che si trova anche nelle parole che nel commento nella prima pagina di oggi del nostro giornale mette nero su bianco il sindaco Alessandro Cosimi in qualità di presidente regionale dell'Associazione dei Comuni (Anci): parla esplicitamente di metodo «offensivo», di «bugie dette con serenità a quel tavolo di trattative da parte del governo», del sentirsi «cornuti e mazziati».
Ma, assessore, se nel 2012 Livorno non avesse alzato la propria aliquota al 5,6 per mille (e l'avesse lasciata inalterata anche quest'anno) adesso ci sarebbe il problema di veder resuscitare l'Imu.
«Facile a dirsi, – ribatte Nebbiai – ma bisogna fare i conti con il fatto che nel 2012 il governo centrale ha tagliato qualcosa come due miliardi e mezzo di euro dalle casse degli enti locali».
Invece di parlare genericamente di tutti gli enti locali italiani, perché non prova a dare i numeri per Livorno?
«Il salasso l'abbiamo pagato caro anche noi: dal 2009 al 2012 abbiamo visto sparire dal bilancio 27 milioni di euro di trasferimenti dallo Stato. Senza contare che, prendendosi la metà dell'aliquota base Imu al 7,6 per mille, proprio nel 2012 Roma ha portato via dalla nostra città un gruzzolone da oltre 17 milioni di euro. E poi…».
Poi cosa?
«Per dirne un'altra: con il passaggio dall'Ici all'Imu avevamo perso un altro milione 800mila di euro di entrate».
E l'Imu rispuntata fuori a sorpresa anche per l'abitazione principale, cosa c'entra? Era stato un susseguirsi di rassicurazioni di ministri, impegni del premier…
«Oggi si scopre che probabilmente c'è da dare una mano a quei 600 Comuni costretti a aumentare l'Imu al 6 per mille nel 2013».
Voi un ritocco l'avevate fatto l'anno prima…
«Non è la stessa cosa. L'avevamo fatto per tenere in ordine i conti mantenendo i servizi. Era stata una scelta di serietà e rigore: un bilancio sano. Con i vincoli del patto di stabilità ma senza bluff. Non parlo dei piccoli centri o delle realtà turistiche per i quali vale un altro tipo di dinamica, ma fra le città medie e le metropoli c'è chi ha fatto una scelta più facile: aliquota al minimo. Salvo poi spesso esser costretti a aumentarla nel 2013».
Interesserà i contribuenti milanesi, torinesi, romani o napoletani: ma i livornesi?
«Ecco che il 40% di quella cifra pare debba esser preso da quei Comuni che, come il nostro, hanno rispettato la legge. Da quei Comuni e, aggiungo, da quei cittadini che hanno rispettato quel che la legge prevedeva».
Insomma, la morale è sempre quella: premiati i furbi anche stavolta, dice lei.
«Questa operazione è totalmente da respingere perché fa lo sgambetto ai Comuni (e, ripeto, ai cittadini) onesti: inutile dire che non si può far finta di niente, è logico che alla fine metta in discussione i rapporti istituzionali. C’era l’impegno politico a non far pagare l’Imu? Benissimo, mi aspetto che venga rispettato: altrimenti significa che il governo canzona le istituzioni locali che rispettano la legge».
Tutto già deciso con questa beffa sull’Imu prima sparita e poi riapparsa?
«Non ho ancora avuto sottomano il testo definitivo del decreto e dunque resta un lumicino di speranza: ce la metto tutta per credere che, come in alcune dichiarazioni sembra far capire il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giovanni Legnini, si sia ancora in tempo per rimediare questo pasticciaccio. Se il nostro Paese è di nuovo sull’orlo del baratro, ditecelo con chiarezza. Ammesso che invece non sia – e spero di no – una operazione di maquillage finanziario per accontentare i Comuni che, poco realisticamente, nel 2012 per non indispettire gli elettori non costruirono bilanci in base ai feroci tagli del governo centrale: allora è chiaro che i rapporti non potrebbero più essere gli stessi».
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«Semplicemente mi domando perché ci si debba comportare correttamente, perché si debbano fare i miracoli e magari metterci la faccia quando si chiedono sacrifici, se poi bastano tre parole per mortificare un lavoro di impostazione di finanza locale che non nasce nel trimestre precedente ma qualche anno prima».
Ecco il caro vecchio vizio democristiano di dribblare la domanda...
«Nient’affatto, dico che ho stima di questo governo, che in un periodo difficile dovrebbe essersi assunto l’onere di tirar fuori il Paese dalle difficoltà. Ma è evidente che, se il testo finale del provvedimento resta quello di cui riferiscono le indiscrezioni, le considerazioni cambierebbero: lo vedo come il modo per distruggere i rapporti fra il governo centrale e gli enti locali in regola e con i conti in ordine. Il bilancio, Livorno l’ha chiuso nel mese di luglio: invece di andare avanti per proroghe in extremis e a funzionare a vista con un budget in dodicesimi, abbiamo avuto la possibilità di investire 4,3 milioni di euro, nonostante il patto di stabilità ci leghi le mani. Guai se il governo si comporta in modo tale da rischiare di mettere le amministrazioni locali l’una contro l’altra: dividendo anziché unificando. Di più: se non si è capaci di gestire i bisogni delle popolazioni, forse è bene che qualcuno faccia un passo indietro».
Mauro Zucchelli
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