Attenzione
Beffati sulla prima casa: rispunta l’Imu
Sempre più ingarbugliato il meccanismo di calcolo: il 40% della differenza fra il 5,6 per mille livornese e l’aliquota base
LIVORNO. Figuriamoci se alla fine sotto l’albero di Natale non avremmo trovato la sorpresina dell’Imu prima casa resuscitata in extremis. Anzi, resuscitata paradossalmente proprio in nome del solenne impegno di cancellarla...
Eccocela servita nel menù, dopo aver giurato e stragiurato che mai e poi mai: invece saremo alle prese con una (quasi) cancellazione, che la tassa sulla prima casa la elimina solo a metà. Dunque, di fatto la fa ri-saltar fuori in un tourbillon senza certezze: con la scadenza del pagamento di metà dicembre che busserebbe ormai alle porte (e per importi che pesano su bilanci familiari talvolta già sull’orlo del baratro).
Ma è una “resurrezione” un po’ a macchia di leopardo: per l’abitazione in cui vivono dovranno pagare i contribuenti di Livorno città ma, ad esempio, non quelli del Comune di Collesalvetti. E il resto della provincia? Si sa che pagheranno le famiglie di Campiglia Marittima, quelle di Piombino, quelle di Rio Marina e quelle di Suvereto: tutte, manco a dirlo, con aliquote differenti (ma questo valeva già in precedenza). Da aggiungere che sul sito ufficiale del ministero restano nel limbo le situazioni, per dirne un paio, tanto di Rosignano come di Cecina.
Il motivo? Dipende dall’ingranaggio tecnico messo a punto per questa pensata sulla prima casa. Guai a illudersi che avremmo avuto a che fare con una sospensione del tipo di quella che ha messo nel freezer la prima rata nel giugno scorso.Troppo semplice, non credete?
Prima cosa da chiarire: paga chi abita nei Comuni che quest’anno o nel 2012 hanno alzato l’aliquota Imu rispetto allo standard base del 4 per mille. Dunque, Livorno sì perché nel 2012 ha fissato al 5,6 per mille l’aliquota, confermandola poi la scorsa estate per il 2013. A Colle invece non si paga perché agli inizi di agosto ha stabilito di ritoccare altre tipologie ma lasciando al 4 per mille l’aliquota sull’abitazione principale (così come lo scorso anno).
Quanto si paga? È un calcolo ancora una volta differente rispetto ai precedenti, come se a ingarbugliarci la vita non fosse stato sufficiente il passaggio dall’Ici all’Imu, due tasse assai simili eppure non del tutto uguali. Il calcolo è questo: l’aliquota da prendere in considerazione non l’ha fissata nessuno, è praticamente la differenza fra l’aliquota fissata dal Comune (a Livorno il 5,6 per mille) e l’aliquota base: dunque, 1,6 per mille. Da calcolare sulla rendita catastale rivalutata del 5% e poi moltiplicata per 160.
A questo punto non avete che da mettere le detrazioni se vi spettano: 200 euro per l’abitazione principale più 50 euro per ogni figlio sotto i 26 anni che abiti con voi.
Non basta: siccome lo Stato copre magnanimo il 60% dell’importo al quale siete arrivati, bisogna prendere la cifra del totale post-detrazioni e va moltiplicata per 0,4: in effetti bisogna pagare solo una quota del 40% rimasta fuori dalla “coperta” dello Stato.
Cervellotico un meccanismo di calcolo di questo tipo? Senz’altro sì, ma forse il problema non sta nella solita maledetta aggrovigliatissima assurdità delle farraginose normative fiscali. Macché cruteri strampalati: al contrario, sono cartesiani e colpiscono là dove devono colpire con precisione chirurgica.
C’è del metodo in questa follia: per capirlo bisogna andare a guardare dietro le quinte dei rapporti fra Stato e Comune (e fra i Comuni) prima ancora che alla relazione fra noi cittadini contribuenti e l’apparato fiscale pubblico.
Inizialmente era stato annunciato che la seconda rata Imu era stata bloccata e poi che tornava in auge sì ma per non più di 600-700 municipi. Come mai all’improvviso l’Imu è resuscitata per quasi un Comune su tre?
Tutto nasce dall’ennesimo paradosso: in mezzo a questa tempesta, ai Comuni è stato dato tempo fino a fine novembre (e poi ancora per qualche ulteriore giorno extra di inizio dicembre) per varare il bilancio preventivo. Sì, avete capito bene: il bilancio di previsione 2013 si fa a annata quasi finita. Questa situazione ha permesso una furbatina alla quale hanno provato ad aggrapparsi tanti sindaci di grandi città (e anche di tanti piccole realtà soprattutto del Sud) alle prese con conti in rosso per cifre da record. In che modo? Con un trucchetto facile facile: in concreto, con l’Imu sospesa nel 2013 per decisione politica, non è più il cittadino a tirarla fuori dalle proprie tasche ma è una partita che si gioca fre le casse dello Stato e quelle dei Comuni. E allora i furbetti dell’Imu, che magari l’anno precedente avevano lasciato l’aliquota al minimo per strizzare l’occhio ai propri elettori, si inventano di alzare l’aliquota anche al 6%. Tanto non scontenterà nessuno: semplicemente mungerà un po’ di quattrini al governo.
Peccato che, in questo pozzo senza fondo, non bastino mai i quattrini che il governo mette sul tavolo per coprire questo giochino scattato fra fine estate e autunno. Bisogna trovare altri soldi. Dove? Andandoli a pescare nelle tasche degli altri Comuni. Meglio: dei contribuenti degli altri Comuni. Tradotto: a meno che non spunti qualche contromossa a sorpresa, noi livornesi pagheremo un extra principalmente perché Roma non sa dove andare a prendere i quattrini per tamponare le falle che, nei bilanci delle grandi metropoli nazionali, si aprono peggio che nella fiancata del Titanic.
L’ultimissima sorpresina potrebbe stare nella scadenza. Tanto per semplificarci la vita, i termini per l’Imu si dividerebbero in due: entro il 16 dicembre per l’Imu relativa a proprietà immobiliari che non siano l’abitazione principale. Per la “prima casa” un mese in più: finendo per cadere proprio nella scadenza della “Iuc”, la nuova tassa che assommerà la Tasi e la Tari (ex Tares, ex Tia, ex Tarsu, insomma la tassa sulla spazzatura). Un guazzabuglio di sigle che rende bene l’idea del Caos: Contribuente Attonito Oltremodo Stufo.
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