Gioco
60 chili di hashish pronti per lo spaccio
Due uomini arrestati dalla squadra mobile. La droga nascosta nel bagagliaio dell’auto avrebbe fruttato 300mila euro
LIVORNO. Quando gli uomini della squadra mobile della polizia, al casello Livorno nord, intercettano e fermano un’Audi A4 con targa spagnola, non hanno alcun dubbio sull’aver fatto centro. È quella la vettura che aspettano. E la prima conferma arriva subito dopo. All’interno dell’abitacolo c’è un forte, inconfondibile odore chimico: il carico di hashish su cui gli investigatori hanno avuto una soffiata, è lì, davanti ai loro occhi. La parte difficile, però, è un’altra: scovare fisicamente dove si trovi la droga, di cui, a prima vista, non c’è traccia. Inizia così una complessa perquisizione, al termine della quale l’arcano è svelato. Nel bagagliaio dell’Audi A4 è stato ricavato un doppio fondo, all’interno del quale sono nascosti 60 pezzi di hashish, ognuno da un chilo. Sono panetti, ma valgono come lingotti. Un vero e proprio tesoretto, tale da poter comprare una casa: sul mercato quella sostanza, poi valutata come purissima, vale 300mila euro. Stupefacente destinato interamente alla piazza livornese. Dato inquietante, che prova quanto alto sia il consumo o comunque la domanda di hashish in città.
Due in manette. A bordo della vettura ci sono due uomini che insieme non sono mai stati fermati prima. Al posto del passeggero c’è Alfredo Cirinei, 68 anni, originario di Rosignano, ma residente a Stagno (Livorno), in corso Italia. Sposato e con una figlia, Cirinei è già conosciuto alle forze di polizia: come spiegano dalla squadra mobile, nel passato è già stato coinvolto in fatti di droga. Alla guida dell’Audi invece c’è un domenicano di 38 anni, Dagoberto Sanchez Diwar, incensurato, anche lui sposato e con due figli. La squadra mobile li ha fermati alla barriera di Livorno nord dell’autostrada A12: i due provenivano da nord quando, proprio all’altezza del casello, si sono trovati davanti lo sbarramento della squadra Narcotici della mobile.
La soffiata. Ma che ci faceva lì la polizia? In realtà già alcuni giorni prima, alle orecchie dei “Falchi” della mobile era arrivata una voce: un grosso carico di droga sarebbe giunto a breve in città, usando come “cavallo” un’Audi con targa straniera. Una segnalazione incompleta, difficile da sviluppare. Ma gli investigatori, guidati dal dirigente Marco Staffa, non si danno per vinti e cominciano una serie di appostamenti lungo le tre direttrici principali della città: Aurelia, Fi-Pi-Li e autostrada. Dopo diversi giorni di vigilanza e controlli, nella notte tra venerdì e sabato, all’uscita dell’A12, appare l’attesa Audi A4.
Entrambi in carcere. Quando i due vengono fermati dalla squadra mobile, non oppongono resistenza, tuttavia restano “muti”. Lo spiega il dirigente Marco Staffa: «Nessuno dei due ha proferito parola: totale chiusura ed ermetismo. Entrambi poi sono stati portati in carcere alle Sughere. Il nostro auspicio è che collaborino. Intanto, sono in corso ulteriori accertamenti per capire di chi sia l’auto e da dove venga la roba». Dopo il fermo, la droga viene sequestrata mentre l’arresto dei due viene convalidato dal pm di turno, Luca Masini.
Un mercato fiorente: l’allarme del questore. L’intero carico di hashish era destinato in città. Sul tema interviene il questore, Marcello Cardona: «Questo sequestro ci conferma che c’è un notevole mercato locale di droga: siamo molto preoccupati. Anche perché di questi traffici registriamo una parcellizzazione fortissima: mentre fino a trenta anni fa eravamo in grado di individuare e seguire un preciso gruppo criminale, oggi basta che due persone si mettano d’accordo per mettere su un giro di droga. Non posiamo essere contenti di questo blitz, ma il merito della mobile è essere riusciti a ottenere un risultato così importante». Su questo tema, Staffa aggiunge: «Questa operazione dimostra l’ampia dimensione del fenomeno del consumo di hashish in città. Faremo ulteriori indagini per capire non solo la provenienza ma anche l’esatta destinazione della roba».
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