Il Tirreno

Livorno

L’Aids esiste ancora Nuovi casi ogni anno L’Asl: «Fate il test»

di Ludovica Monarca

Nella provincia di Livorno i sieropositivi sono 418 Cresce anche la sifilide con 35 pazienti nel 2013

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LIVORNO. È sostanzialmente stabile il numero dei nuovi casi di sieropositivi nella provincia di Livorno che passa dai 29 dello scorso anno ai 25 attuali, a un mese dalla fine del 2013.

I dati sono stati presentati, in occasione del tradizionale appuntamento in vista della giornata mondiale di sensibilizzazione contro l’Aids da Spartaco Sani, direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive dell’Asl 6. «Un dato – dice Sani – che merita di essere valutato con la giusta attenzione perché dimostra che nonostante se ne parli poco l’Hiv continua ad essere un problema sanitario di grande rilevanza. Dopo il triste e allarmante primato del 2010, quando furono registrati 43 nuovi casi a Livorno e provincia, si registra un numero costante di nuove infezioni». Colpa anche di una promiscuità vissuta senza consapevolezza: basti pensare che i casi di sifilide quest’anno sono stati 35, un numero impensabile fino a qualche anno fa. Ad oggi i sieropositivi residenti nel territorio dell’Azienda Usl 6 arrivano così a quota 418 di quali 307 maschi (73,5%) e 111 femmine (26,5%) la metà dei quali provenienti dalla zona livornese. I pazienti seguiti ad oggi nel reparto di Malattie Infettive sono circa 600 e l’85% di loro sono in terapia. Le terapie negli anni sono cambiate parecchio e oggi i pazienti con Hiv conducono una vita quasi normale. Risultati fino a pochi anni fa impensabili che comportano però anche costi elevati per la sanità: una terapia costa dai 7mila ai 20mila euro l’anno a persona.

«Ma ad essere cambiata nell’ultimo decennio è soprattutto la modalità di trasmissione – continua Sani – oggi è una malattia a quasi esclusivo contagio per via sessuale, specialmente eterosessuale: ciò significa che l’Hiv può di fatto interessare chiunque. Ancora oggi una buona parte dei pazienti arrivano tardivamente alla diagnosi quando hanno la malattia conclamata e scoprono contemporaneamente di essere sieropositivi e di avere l’Aids. Dei nuovi casi, un numero significato è costituito però anche da infezioni recenti: ciò significa che il virus circola attivamente, trasmesso attraverso rapporti sessuali con persone che non sono consapevoli, per molteplici motivi, di essere sieropositivi». Basti sapere che a livello nazionale il 25% dei sieropositivi è ignaro di aver contratto la malattia.

Da qui l’importanza dell’esecuzione del test e dell’uso del preservativo. «Non si deve avere paura di fare il test – prosegue Sani – e non solo perché viene garantito con sicurezza l’anonimato, ma perché è utile sia per il paziente, che se scopre di essere sieropositivo precocemente ha una aspettativa di vita simile alle persona non malate, e per la comunità, avendo la possibilità di non trasmettere la malattia agli altri».

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