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Ichino: «I contributi figurativi vanno aboliti»

Ichino: «I contributi figurativi vanno aboliti»

Il giuslavorista e senatore montiano auspica l'abrogazione dei versamenti fittizi. «Non è neanche giusto che il costo dell'assicurazione dei sindacalisti ricada sulla collettività»

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"I contributi fittizi riconosciuti dagli enti previdenziali ai parlamentari in carica, relativi all'impiego per il quale deputati e senatori si mettono temporaneamente in aspettativa, oggi non hanno più ragione di esistere. Si tratta di una regola introdotta in un'altra epoca, nella quale sembrava che la crescita continua della base contributiva potesse alimentare indefinitamente la spesa previdenziale".

A dirlo è il giuslavorista Pietro Ichino, docente di diritto del lavoro all'università di Milano e senatore eletto nella lista "Con Monti per l'Italia", da noi interpellato sull'argomento.

Professor Ichino, si spieghi meglio.

"Si tratta di una regola introdotta con lo Statuto dei lavoratori del 1970: un'altra epoca. Oggi - anche tenuto conto del giusto allarme diffuso nell'opinione pubblica per l'aumento abnorme dei costi della politica - questa regola merita di essere abrogata. Infatti, nella mia proposta di Codice semplificato del lavoro (d.d.l. n. 1006/2013) essa viene abrogata".

E la stessa cosa vale per il sindacato, che ha facoltà di versare i contributi per i sindacalisti distaccati dalle aziende.

"Sì, sostanzialmente vale a questo proposito lo stesso discorso. Non vedo un buon motivo per cui il costo dell'assicurazione obbligatoria dei sindacalisti debba essere pagato dalla collettività".

Allo stesso tempo ci sono persone in difficoltà, magari per via del subentro della riversibilità della pensione del coniuge defunto, che si vedono togliere l'assegno sociale o di invalidità. Il nostro sistema previdenziale come può prevedere queste ingiustizie sociali?

"Non parlerei a questo proposito indiscriminatamente di "ingiustizie sociali". In materia di pensioni di invalidità, negli ultimi decenni, si sono verificate molte storture anche nel senso dell'erogazione di rendite sostanzialmente non giustificate: basti osservare le differenze di frequenza delle concessioni tra regione e regione. Un maggior rigore nella verifica della sussistenza dei requisiti è necessario. Quanto ai limiti di cumulabilità della rendita per invalidità con altre pensioni, questo dipende da scelte che in gran parte sono determinate dai vincoli di bilancio".

È giusto che i politici possano cumulare una pensione previdenziale con il vitalizio parlamentare?

"Se durante il periodo di adempimento del mandato parlamentare è stata sospesa la contribuzione previdenziale, e il vitalizio parlamentare è interamente calcolato con il sistema contributivo (cioè corrisponde ai contributi versati, come è la regola a far data dall'inizio del 2012), francamente non vedo il motivo per cui si dovrebbe vietare il cumulo fra le due rendite. Diverso è il caso in cui una persona eletta al Parlamento matura contemporaneamente una pensione effettivamente guadagnata e una non guadagnata, come è previsto dalla norma dello Statuto dei Lavoratori di cui abbiamo parlato prima".

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