Il Tirreno

Livorno

Cumuli della pensione: "L’uguaglianza è tradita. E così si incentiva il nero"

Cumuli della pensione: "L’uguaglianza è tradita. E così si incentiva il nero"

L'INTERVISTA Parla Maurizio Del Conte, esperto di previdenza della Bocconi. "Le norme attuali spingono verso l'irregolarità. I lavoratori e le imprese non hanno interesse a far emergere l'impiego"

2 MINUTI DI LETTURA





«Le leggi che consentono questa disparità di trattamento previdenziale tradiscono i valori costituzionali e non rispettano i principi di uguaglianza. Ai pensionali normali, che fanno fatica ad arrivare a fine mese, non posso che dare ragione. E a chi vuole ancora rendersi utile, dico di non stare con le mani in mano, perché lavorando si aiuta il paese».

A dirlo è il professor Maurizio Del Conte, docente di diritto del lavoro all'università "Luigi Bocconi" di Milano, fra i maggiori esperti nazionali in materia. A lui abbiamo chiesto lumi sul perché il nostro paese si ritrovi con questo distorto sistema previdenziale.

Professor Del Conte, come è possibile che lo Stato preveda questa abnorme disparità di trattamento?

«Nel tempo la sovrapposizione di molte normative ha portato all'attuale caos. Si è passati da un periodo in cui tutto era consentito e si andava verso un cumulo generalizzato di tutto a un altro, quello in cui viviamo oggi, nel quale a molti pensionati è vietato percepire più assegni per via delle sovrapposizioni dei contributi».

Così lavoro in nero può risultare incentivato.

«Esatto. Molto spesso queste norme spingono le imprese e i lavoratori verso l'irregolarità più totale, perché entrambi sono incentivati a non far emergere l'impiego e il passaggio del denaro. È chiaramente un elemento perverso del sistema, che si ripresenta anche quando vengono concessi gli ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione».

Le sembra giusto, invece, che i politici possano cumulare i vitalizi con la propria pensione?

«Il vitalizio può essere giustificato solo se un politico, a causa dell'impegno istituzionale, perde il lavoro e non riesce più a raggiungere i contributi per andare in pensione. Così come è strutturata oggi quest'indennità non va assolutamente bene, dato che determina una situazione opposta. Cioè una sommatoria, se non una moltiplicazione, di assegni previdenziali che violano i principi basilari dell'uguaglianza fra individui. Non è possibile che un parlamentare, dopo tre anni di attività, possa beneficiare di un trattamento a vita».

E per il bilancio dello Stato questa situazione non fa certo bene.

«Non ho fatto i conti, ma sicuramente crea un aggravio preoccupante. Ma non è tanto un discorso di soldi. Il problema è il mancato rispetto dei principi di legalità e uguaglianza, quindi qualunque somma spenda lo Stato, grande o grandissima che sia, si deve subito eliminare».

Cosa si sente di dire ai pensionati tartassati?

«Chi protesta ha ragione. I comuni pensionati subiscono un trattamento decisamente peggiore rispetto a quello accordato ad altre categorie. L'unica cosa che si può dire è che vale la pena di non stare con le mani in mano. Una persona può perdere la pensione, ma così facendo mantiene la propria dimensione professionale e dà una mano al paese nel modo più diretto possibile, ossia lavorando fin quando ne ha le forze». (s.t.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web