Gioco
Caso Ghiaccione, chiesti tre milioni e mezzo di euro alle banche
La curatela della ditta Carolina vuole un risarcimento dagli istituti di credito che hanno prestato soldi all’azienda per il progetto immobiliare mai finito. Giovedì 28 la prima udienza a cui parteciperanno anche le famiglie dei truffati
Tre milioni e mezzo di euro chiesti alle banche come risarcimento danni. Si apre un nuovo capitolo della vicenda Ghiaccione, la maxi truffa immobiliare sul complesso edile di Collesalvetti mai ultimato, su cui stanno ancora indagando i carabinieri. Vittime una trentina di famiglie, che avevano già pagato le case, poi rimaste a metà. Giovedì 28 novembre al tribunale civile è fissata la prima udienza del procedimento. L’iniziativa legale è stata portata avanti dalla curatela della Carolina srl, la ditta costruttrice delle abitazioni della località Ghiaccione.
Secondo la curatela fallimentare dell’azienda, le banche e altre persone (quali alcuni soci della srl e altri soggetti coinvolti nella trattativa), avrebbero contribuito al dissesto economico della Carolina. E per questo, secondo il curatore, il cecinese Federico Cartei, assistito dall’avvocato Saverio Dal Canto, anche lui di Cecina, devono risarcire il danno. Dei tre milioni e mezzo, la quasi totalità (circa tre milioni) vengono chiesti agli istituti che avevano fatto credito all’azienda per il progetto, e cioè la Cassa di Risparmio di San Miniato e il medio Credito del Trentino Alto Adige. Il presupposto da cui partono Cartei e il suo legale è che questi soggetti avrebbero contribuito in maniera importante al fallimento della Carolina e di conseguenza al disagio delle famiglie. Le banche, dal canto loro, rivendicano invece il credito che avevano verso le società. Un contenzioso, tutto ancora da chiarire, su cui si pronuncerà il giudice del tribunale civile. «Siamo convinti - dice l’avvocato dal Canto - che ci siano oggettivi riscontri nelle responsabilità delle banche. Vedremo cosa diranno le controparti».
Nella stessa occasione le famiglie truffate manifesteranno pacificamente davanti al tribunale: «Abbiamo già tutte le autorizzazioni: vogliamo solo attirare l’attenzione delle banche e far sentire la nostra voce - dice Nocchi a nome delle famiglie - Sono anni che viviamo fuori casa e abbiamo crediti di centinaia di migliaia di euro. Siamo stanc
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