Gioco
«Slot, no grazie», al Café Jolie l’azzardo è lasciare fuori il gioco
La titolare del bar all’angolo tra corso Mazzini e in via Carlo Bini non le ha mai accese in 5 anni «Quei soldi mi permetterebbero di pagare affitto e bollette, ma preferisco pezzo e cappuccio»
LIVORNO. Slot machine? No grazie. Non da oggi, ma da sempre. Nei giorni in cui a fare notizia sono i gestori che decidono di bandire le macchinette mangiasoldi dai loro locali, a Livorno spunta fuori la storia di un bar la cui la proprietaria si è sempre rifiutata di attaccare la spina a quelle attrazioni che, dietro l'illusione di vincite milionarie, nascondono insidie e drammi per chi ne diventa dipendente.
La sua scelta, in assoluta controtendenza, Gabriella Compiani l'ha fatta quattro anni e mezzo fa, quando ha trasformato il pub all'angolo tra corso Mazzini e via Carlo Bini nel Très Jolie Cafè, un locale fresco e accogliente che si propone come spazio di incontro costruttivo, più che distruttivo. Niente illusioni di "jackpot", niente simboli di frutta o monete d'oro e d'argento: Gabriella il suo no alle macchinette l'ha gridato quando ancora il movimento "slot free" non esisteva. E per rendere ancora più chiaro il messaggio, lo ha scritto nei cartelli affissi ai vetri del bar.
«Qui siamo umili servitori del cappuccino e del caffè», afferma con ironia la proprietaria del Très Jolie. Poi il tono si fa serio: «In passato in molti entravano sperando di trovare le slot machine. Alcune persone - aggiunge - non dicevano neanche "buongiorno", ma andavano in giro alla ricerca delle macchinette, per poi andarsene scocciati quando ne comunicavo loro l'assenza. Dato che porto avanti l'attività da sola, ho preferito mettere i cartelli per evitare situazioni spiacevoli».
In quasi cinque anni di attività, le occasioni per installare le slot non sono mancate: «Spesso gli addetti ai lavori mi hanno suggerito di farlo, così da pagare le spese e le bollette, grazie al viavai di persone e al maggior numero di consumazioni che avrebbero generato le macchinette. Ma quel modello - spiega la donna con fierezza - è quanto di più distante ci sia dalla mia idea di bar».
Se pensate a un'attività all'antica, però, vi sbagliate. Accanto ai cartelli “no slot” ci sono quelli che rivelano la presenza di internet gratuito. I locali presentano decorazioni con colori accesi e gradevoli. Per non parlare dei piccoli angoli espositivi disseminati qua e là, in mezzo a tavoli e sedie.
L'originalità del Très Jolie è proprio questa: «Gestisco il bar come potrei gestire casa mia - sottolinea Gabriella - Ho sempre evitato le tecnologie che isolano le persone. Preferisco proporre una serie di iniziative che servano piuttosto a socializzare».
Gli spazi espositivi rispondono a questa finalità: sui banchetti ci sono piccoli oggetti di artigianato o bigiotteria. «In questi giorni - ricorda la proprietaria del bar - stiamo allestendo la “zona del riciclo”, un piccolo angolo con creazioni realizzate con materiali di scarto, peraltro in tema natalizio».
«Vetrina» è la parola che ripete Gabriella: «Metto il mio spazio a disposizione di chiunque voglia far conoscere prodotti o iniziative originali». Spesso il Très Jolie concilia il momento della colazione o dell'aperitivo con appuntamenti creativi: «A volte ospito gruppi musicali di giovani cantautori, recentemente abbiamo organizzato la “colazione col trucco” o attività di body painting, senza dimenticare le serate a tema con barzellette, comicità e vernacolo».
Tutto questo, però, non basta a colmare il gap degli introiti che potrebbero girare nel bar, se in un angolo ci fossero le slot machine. Ma, per quanto importante, l'incasso non è l'unica cosa che conta: «La cassa - ammette - conterrebbe qualche banconota in più. Ma preferisco avere un rapporto diverso con la mia clientela. Questo è un luogo di ritrovo, e tale deve rimanere».
Oggi qualcuno sta tornando all'idea del bar a dimensione “paste e caffè”: «Ben vengano segnali in questo senso. Chi torna sui propri passi e decide di bandire le macchinette dai locali compie un'azione ammirevole. Credo però che sarebbe stato meglio se tutti, fin dal principio, si fossero opposti all'installazione delle slot machine. In tanti si difendono parlando di “libero arbitrio” di chi gioca d'azzardo. Ma le slot sono ben diverse da un gratta e vinci, danno molta più dipendenza».
«Ci sono momenti in cui mi prende lo sconforto - ammette Gabriella - specie quando il mese va così così e arrivano le bollette da pagare. Ma non per questo intendo rinunciare alla mia coerenza e ai miei principi». I più pessimisti sostengono che i malati del gioco troveranno sempre un altro locale dove mandare in fumo i propri soldi...
«Non mi importa - conclude con orgoglio Gabriella - io la penso diversamente e vado avanti per la mia strada». Una strada di coraggio e onestà. E senza slot machine.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google