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«Soltanto per il Livorno mi butterei da Calignaia...»

di GIORGIO BILLERI ; di GIORGIO BILLERI
«Soltanto per il Livorno mi butterei da Calignaia...»

Vezio Benetti, il telecronista-mito: simpatizzo per la Juve ma voglio batterla 4-0 I livornesi vanno in curva degli ospiti? È una cosa umanamente impossibile...

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di GIORGIO BILLERI

C’è stato un tempo senza Sky, senza Internet, senza dirette, spezzatini, anticipi e posticipi. Un tempo che noi, naviganti nel mare della mezz’età, ricordiamo con struggente nostalgia. Un tempo in cui obbligavamo la fidanzatina ad ascoltare gracchianti e improbabili radiocronache da leggendari luoghi chiamati Rende, Licata, Foggia. Luoghi lontani come sistemi solari, da dove quasi sempre tornavamo sconfitti.

Era così, quel tempo a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta. Quando improvvisamente salutammo l’arrivo delle prime televisioni locali come il primo piede sulla Luna. Dopo anni di partite giocate solo nella nostra immaginazione potevamo vedere quel Livorno, vedere quei campi, anche se con immagini lattiginose e in amplissima differita. Teletirreno1 prima e Granducato poi erano i nostri must della domenica sera (in casa) e del lunedì sera (fuori, e spesso il nastro Vhs tornava con i nostri inviati). E la voce di questa rivoluzione copernicana era una e una soltanto: quella di Vezio Benetti.

Già, Livorno-Juventus è proprio la partita di Vezio. Perchè lui per tanti anni è stato il dottor Jekill amaranto e il mister Hyde bianconero, finchè il Livorno è tornato in paradiso e la scelta si è materializzata in tutta la sua..crudeltà. E Vezio ha scelto il Livorno, of course.

«La prima maglia della Juve me l'hanno comprata a sette anni - racconta divertito - hai detto ieri…Non potevo che crescere nel mito della Vecchia Signora, come tanti altri bambini. Ma te lo dico subito: se la Juve vince alla domenica sono contento, ma se non vince non mi butto da Calignaia. Invece quando perde il Livorno da Calignaia mi ci butterei davvero...»

Parlare con Vezio (a Livorno, ormai, basta il nome) è già di per sé un spasso, un tuffo in una livornesità tagliente ma non gridata, verace ma non becera. Ma quando gli proponi un piccolo viaggio dentro Livorno-Juventus è come aprire le porte di una fabbrica di fuochi d'artificio: un botto dopo l'altro.

Per lui, voce che ha accompagnato la generazione livornese degli «anta», la divisione è netta: il Livorno è la moglie, la Juve la ganza: ma quando sono una davanti all'altra e si guardano in cagnesco, si prende la moglie sotto braccio, sempre.

«Ci mancherebbe altro. A scanso di equivoci: vorrei che il Livorno vincesse 4-0, vorrei vivere un altro pomeriggio come quello della vittoria, indimenticabile, contro il Milan. Vorrei che per giorni e giorni televisioni e giornali parlassero dell'amaranto. E' difficilino, ragazzi: ma perché non sperarci?».

Un passo indietro, Vezio. Torniamo a quella giovinezza fasciata di bianconero. «Non la rinnego. D'altra parte il Livorno è quasi sempre stato nelle serie minori, io soffrivo davanti al microfono per raccontare le vicende degli amaranto ma con la radiolina mi coccolavo sempre la Signora. Quante vittorie, e quanti sfottò agli amici. Ma poi dé, il Livorno mi torna in serie A e devo fare una scelta: io ho l'amaranto tatuato sulla pelle, vivrò questa partita allo stadio come ci fosse l'Inter, il Milan o la Fiorentina. E non voglio vedere livornesi che tifano contro…».

Già, è stato questo il tormentone della settimana, quello dei traditori da curva sud…

«Usando una delle mie frasi quando facevo le telecronache, è umanamente impossibile (lo disse, e chi se lo dimentica, quando Di Prete, piccoletto attaccante del Pisa, condannò il Livorno con un colpo di testa all'Arena Garibaldi: silenzio di pochi secondi mentre l'Arena impazziva e quindi la mitica frase con fine della trasmissione).

Pensa: l'altro giorno ero allo stadio per prendere un biglietto a un amico, a un certo punto vedo una ragazzina livornese con la tessera del tifoso della Juventus. «Bimba, di la verità, te sei pisana», le ho detto. Non si può tifare contro la propria città, non c'è Juve che tenga».

Vezio Benetti è stata la voce del Livorno quando Sky era nella mente degli angeli e c'era appena la radio, spesso disturbata e lontana, a raccontarci le partite del Livorno. Per tanti di noi la sua telecronaca era un tuffo nella passione e nel buonumore.

«Mamma mia, quanti ricordi. Mi dispiace che tutto sia finito così, che la televisione a pagamento abbia cambiato il modo di raccontare il calcio amaranto. Adesso le televisioni locali devono deporre le armi, anzi le telecamere, appena entrati allo stadio perché ci sono le esclusive e addio poesia. Però posso dire una cosa? Ho sentito che diversi telecronisti usano il mio «ed è gol ed è gol» (marchio di fabbrica di Vezio) ed è una soddisfazione. Un amico che sta a Caserta ha registrato la mia frase e l'ha usata come suoneria per il telefonino del figlio…»

Aneddoti a cascata, senza soluzione di continuità.«Sai che una volta mi chiamarono da Forlì e volevano la mia telecronaca per proiettarla dentro il circolo di una chiesa. Io ero perplesso ma poi mi spiegarono: così si fa pagare il biglietto e ci si guadagna…».

Si, Vezio era uno spasso, un tifoso arguto e innamorato con il microfono in mano. Le sue cronache andavano a finire alle televisioni private in Calabria e Sicilia e ci si chiede ancora cosa capissero da quelle parti nel sentire espressioni come «Fai la burletta» o «Facci la presa» dedicate ai giocatori in campo.

«Potrei scrivere un libro su quegli anni, su quel Livorno che sbuffava sui campetti di provincia, ma quanta poesia c'era in quel calcio. Io ero di parte, e certo, ma ne andavo fiero, come quando passai alle telecronache del basket».

A proposito di basket, Vezio tifava in maniera viscerale per la Pallacanestro Livorno (ed erano gli anni del derby, a Livorno l’ambientino era mica facile...) e davanti al microfono non ne faceva mistero. Passa alla storia il suo commento quando Jackie Robinson, amatissimo ed esplosivo americano della Pielle, con una schiacciata supersonica mandò in frantumi il tabellone del palasport. Vezio fu fulminante: «O i tabelloni sono di ricotta - disse - o Jackie è un Superman...».

Vezio, si può fare lo scherzetto alla Juve, ridotta un po’ male e magari con la testa più rivolta alla Champions League che all’Ardenza?

«Anche con tante assenze si tratta sempre della Juve: prima della partita firmerei col sangue per un pareggio, zero a zero e via. Ma ragazzi, anche col Milan, quella volta del gol di Colombo, sembrava impossibile e poi abbiamo vinto. Io spero nel colpaccio, e pazienza se la mia Juve perderà. Quando gioca il mio Livorno non ci sono santi, o Signore che tengano…».

Pensate che bello sarebbe, per una domenica, riavvolgere il nastro. Niente dirette, niente di niente, tutti allo stadio e poi, alla sera, sentire la voce di Vezio che irrompe nei nostri salotti: «Ed è gol, ed è gol, facci la presa Buffon»...

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