Gioco
Livorno, sognare è lecito contro la Juve delle stelle
Gli amaranto se la giocano con Siligardi-Emeghara e un centrocampo foltissimo Occhio alle corsie: Schiatta e Mbaye possono mettere in crisi «Asa» e Padoin
LIVORNO. Polo e jeans contro doppiopetto. Cuore e grinta contro talento e strapotere economico. Ecco a voi Livorno-Juventus e spettacolo sia. Anzi. Spettacolo sarà: sugli spalti dove sono attesi ventimila tifosi e di certo anche sul rettangolo di gioco dove gli amaranto sospinti dal grande cuore della sua gente proveranno a sovvertire un pronostico che pare già scritto. C'è un'intera città che vuole aggiornare il libro di storia della sua squadra. Ci sono undici uomini che, contratto alla mano, non valgono le metà di uno solo dei loro avversari. Eppure. Eppure sognare non costa nulla e i bambini livornesi di oggi aspettano un'altra favola da ascoltare prima di dormire.
Modulo collaudato. Davide Nicola ha deciso di non rinnegare il suo credo tattico. E la scelta è da condividere perché non è giusto e forse neanche saggio rivedere le proprie convinzioni solo perché davanti c'è la squadra più forte. Semmai vale il concetto opposto: sono le certezze tattiche l'elemento su cui è possibile costruire un sogno. Così il giovane tecnico piemontese se la giocherà con due punte: il guizzante Siligardi che con il suo scatto velenoso può produrre crepe nel quasi inedito dispositivo difensivo di Conte e con la gazzella Emeghara che qui tutti si augurano sia uscito dal letargo. In mezzo sarà certificato il rientro di Leandro Greco che insieme a Duncan e al capitano coraggioso Andrea Luci costituirà la cintura di sicurezza, quella che deve proteggere la difesa dagli inserimenti di Marchisio e Pogba. Un altro rebus da risolvere sarà quello che porta il nome di Andrea Pirlo. Nel 2005 il Milan perse qui anche perché lui non giocò per squalifica e Dhorasoo lo fece rimpiangere. Oggi il leader della Nazionale ci sarà e le sue sinapsi dovranno essere rallentate. Un via di salvezza passa anche attraverso questa chiave tattica.
Corsie esterne. Il paradosso amaranto è proprio qui. Dall'inizio della stagione la fascia sinistra è finita sotto la lente d'ingrandimento. In molti l'hanno considerata, a torto o ragione, il tallone d'Achille del Livorno, ma oggi potrebbe risultare il nostro punto di forza perché chi gioca (in passato Nicola ha alternato Gemiti, Lambrughi, Duncan e Mbaye) si trova di fronte Padoin, niente di più che un buon giocatore, di sicuro non un crac che noi ricordiamo soprattutto per averci spedito in B nel 2008 con un gol casuale quando vestiva la maglia dell'Atalanta. Insomma il mis-match è alla portata, come lo è (magari con un pizzico di presunzione) quello che vede sfidarsi dalla parte opposta Schiattarella e Asamoah. E allora giochiamocela con coraggio e senza paura.
Mostri sacri. Dicono che la Juventus sia in emergenza a causa di infortuni e squalifiche. Andate a leggervi la formazione e sorridete. Emergenza è una parola che non è possibile trovare nel vocabolario di Antonio Conte. I Campioni d'Italia hanno risorse tecniche in abbondanza per fare un sol boccone del Livorno. Eppure, prima o poi dovrà pur capitare che sia Cappuccetto Rosso, in questo caso Amaranto, a divorarsi il lupo cattivo. Perché in un mondo dove trionfano sempre i più forti c'è una sola vincitrice: la noia, quella che non può abitare a Livorno dove la gente ha l'anima colorata da fantasia e da sana sfrontatezza.
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