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Luogo Pio, si punta a ridurre a 2 i palazzi

Luogo Pio, si punta a ridurre a 2 i palazzi

Comune e Consabit cercano una soluzione. Picchi in consiglio: il progetto riguarda l’edilizia agevolata ed è ancora aperto

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LIVORNO. Comune e Consabit trattano per costruire meno palazzi in piazza del Luogo Pio: non cinque da sei piani, ma due da cinque piani. Forse senza il parcheggio sotterraneo. Un progetto meno impattante, anche alla luce del volto turistico che si vuole dare al quartiere. Ma - visto che siamo pochi mesi da voto e con il Piano strutturale da rivedere - sarà la prossima amministrazione a dover gestire la patata bollente del cosiddetto programma di riqualificazione della Venezia.

È stato il vicesindaco Bruno Picchi a ripercorrere in consiglio comunale le tappe che hanno portato la giunta ad approvare pochi giorni fa, tra le polemiche, il progetto definitivo delle urbanizzazioni e lo schema di convenzione con Consabit. Per il programma di recupero, che affonda le radici nel 1995, il Comune vinse a suo tempo un bando ministeriale (con Consabit soggetto attuatore) che ha già portato nelle tasche pubbliche 12 miliardi delle vecchie lire. Non far più costruire alla cooperativa – dicono da Palazzo Civico – potrebbe portare a un nuovo lodo... Risultato: Consabit potrebbe costruire meno palazzi in Venezia, ma rivendicare volumi in qualche altra parte di città.

«Questo intervento, così come fu sottoscritto nell'allora ministero dei Lavori Pubblici – riferisce Picchi in consiglio – è da considerare come un'opera pubblica, perché in quell'accordo, che abbiamo negli anni cercato di gestire, si prevedeva in primo luogo il trasferimento dei sottoservizi nell’area della Venezia e l’apertura del fosso. Poi abbiamo, attraverso i Piuss e parte dei contributi degli oneri di urbanizzazione, messo a realizzazione il Museo della Città in via degli Ammazzatoi e tutte le parti che riguardavano la riqualificazione della Venezia». «La questione edilizia di piazza del Luogo Pio – riprende – si è posta su due argomentazioni: gli affitti concordati e l’edilizia agevolata, riducendo anche i livelli dei costi per quanto riguarda gli appartamenti. Sulla quantità ci siamo trovati più volte alla discussione in consiglio e abbiamo rivisitato più volte il ragionamento sulla progettazione, sia dal punto di vista della distribuzione dei volumi che delle caratteristiche architettoniche». «Non a caso – sottolinea Picchi – questa operazione ancora non è stata realizzata, perché prima di tutto dovevamo fare il lavoro che riguardava l'apertura del fosso e il Museo, attingendo a quelle risorse oltre che al contributo Piuss. Per cui la riflessione su che cosa rispetto al progetto originario deve essere realizzato – dice – è ancora aperta. Non per farci niente, ma in ragione del dibattito complessivo che in città c'è stato».

«È una riflessione – sottolinea – che dobbiamo fare con il partner che ha sottoscritto con noi quell'accordo, ovvero Consabit, e non ultimo di fronte a interventi che nella prossima amministrazione ci saranno in ordine a nuovi strumenti urbanistici» perché «le cose non si spostano così, dall'oggi al domani: è necessario avere strumenti che possano, mantenendo un diritto, soddisfare i livelli delle esigenze complessive della città». «Lo stesso soggetto interessato con l'amministrazione a queste problematiche – conclude – dovrà fare la sua parte nel rapporto con l'opinione pubblica nella costruzione di una proposta che possa essere maggiormente condivisibile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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