Italia
Confiscate 60 case al commercialista
Claudio Calvi è stato condannato in abbreviato a due anni e 8 mesi, a processo la moglie. «Devono all’Erario 12milioni»
LIVORNO. Per pesare la particolarità del provvedimento basta ascoltare il commento del pubblico ministero Luca Masini al termine dell’udienza: «Si tratta della confisca più cospicua mai eseguita a Livorno», spiega.
Al centro della decisione del giudice Antonio Pirato ci sono una sessantina di immobili, per lo più case a Livorno, ma anche qualche appartamento nella zona di Pisa, riconducibili a società che hanno come riferimenti il commercialista Claudio Calvi, 60 anni, e soprattutto la compagna Maria Gioia Filippi, 53. Il valore complessivo è ancora da accertare con esattezza, ma è stato stimato dalla guardia di Finanza che ha condotto l’inchiesta, in alcuni milioni di euro. Nel caso in cui il provvedimento venisse confermato dopo l’appello questi immobili coprirebbero parte del debito che il Fisco contesta alla coppia.
Il provvedimento è arrivata al termine dell’udienza nella quale Calvi è stato condannato con rito abbreviato a 2 anni e o8 mesi di reclusione (il pm ne aveva chiesti quattro e un mese ndr) mentre la cinquantatreenne è stata rinviata a giudizio.
Entrambi sono accusati della sottrazione di beni allo Stato e più precisamente - si legge nel capo d’imputazione - «di più azione esecutive del medesimo disegno criminoso, al fine di consentire a Maria Gioia Filippi di sottrarsi fraudolentemente al pagamento delle imposte e quindi di rendere inefficace l’azione esecutiva dell’Erario, titolare di un credito certificato pari ad oltre 12 milioni di euro».
I due imputati inizialmente erano stati indagati anche per il reato di falsità ideologica commessa da un privato in atto pubblico. Al centro degli accertamenti era finita la compravendita della nuda proprietà di un immobile in via del Parione, a Firenze, che Calvi, in qualità di legale rappresentate dell’associazione di volontariato “Tutti Insieme”, aveva acquistato dalla compagna per 10mila euro. Ma per questo capo d’imputazione entrambi sono stati prosciolti.
Al centro dell’altro filone di indagine - che ha preso il via da una costola di un giro di carte di credito false - c’è un altro atto effettuato il 22 giugno 2011 davanti al notaio Valerio Vignoli. In quella sede la stessa Maria Gioia Filippi, in qualità di socia unica, ha passato il 100% della Immobilservice Sas, proprietaria di beni per quasi 2 milioni di euro, ad un'altra associazione di volontariato, stavolta la “Toscana senza pensieri”, che ha sede al numero 82 di via Ricasoli e al vertice della quale c'era sempre il commercialista livornese, per appena 30mila euro. «Con l’aggravante per entrambe - si legge nel capo d’imputazione - della recidiva reiterata». I particolari per Calvi che ha dei precedenti per due casi di omessi contributi negli anni Novanta e altrettanti casi di appropiazione indebite qualche anno dopo.
La sentenza è arrivata a due anni dall’apertura dell’indagine e ad una anno e mezzo dalla perquisizione effettuata nel marzo 2012 nella casa e nell’ufficio di Calvi da dove i finanzieri uscirono con pc e documenti che sono stati poi spulciati, incrociati fino a portare il caso davanti al giudice.
«Faremo appello», replica il legale di Calvi, l’avvocato Danilo Adoncecchi che spiega la sua posizione nell’intervista qua sotto.
La prima tappa del contrattacco della difesa sarà la lettura delle motivazioni della sentenza, attese per metà febbraio.
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