«Viaggi a scrocco in auto» Funzionario a processo
Il dipendente della Provincia è accusato di peculato per aver utilizzato la macchina di servizio per scopi personali. L’ente non si è costituito parte civile
LIVORNO. Ieri mattina Antonino Gennusa, 58 anni, funzionario tecnico della Provincia di Livorno e responsabile della manutenzione delle strade, è arrivato in tribunale a piedi intorno alle 9,30 accompagnato dal figlio e dal suo legale, l’avvocato Paolo Bassano.
È uscito dal palazzo di Giustizia di via Falcone e Borsellino un’ora e mezzo più tardi con la testa bassa, l’espressione tirata e la certezza - incassato il rinvio a giudizio - di dover affrontare un processo nel quale dovrà provare a scacciare il sospetto di essere un dipendente furbetto. Capace di approfittare della sua posizione per usare un bene pubblico per un fine privato e finendo per questo nel registro degli indagati con l’accusa di peculato.
Secondo il pubblico ministero Massimo Mannucci, il dipendente pubblico - residente a Pisa - tra il 15 dicembre 2010 e il giorno di San Valentino dell’anno successivo, si sarebbe appropriato per ventidue volte di due auto di proprietà della Provincia e in dotazione ai servizi di protezione civile per farne - si legge nel capo d’imputazione - «un uso momentaneo consistito nell’utilizzarle per recarsi presso la propria abitazione di Pisa e per scopi estranei al servizio».
Come la mattina del 21 dicembre di tre anni fa quando il funzionario esce di casa con il figlio. Entrambi salgono a bordo della Fiat Punto bianca della Provincia e raggiungono un casolare nella zona di Collesalvetti. Dietro di loro ci sono due finanzieri della sezione della polizia giudiziaria della Procura di Livorno che fotografano l’auto parcheggiata vicino all’aia a due passi da una tettoia innevata.
Secondo gli inquirenti, quel viaggio non avrebbe niente a che fare con gli impegni professionali di Gennusa, tanto che i finanzieri, fin da subito, hanno pensato che si trattasse di una visita di piacere per acquistare prodotti dal proprietario del casolare.
Un’insinuazione che l’avvocato Bassano respinge con decisione: «Dimostreremo che il mio assistito era autorizzato e in ogni caso non ha usato quelle auto per fini privati».
A spingere il giudice per le indagini preliminari Beatrice Dani a rinviare a giudizio l’indagato ci sono però il materiale fotografico raccolto dagli investigatori, la verifica del diario di bordo nel quale il funzionario avrebbe dovuto riportare spostamenti, destinazioni, motivi del viaggio e chilometri percorsi.
Eppure dopo la chiusura delle indagini, avvenuta nella primavera scorsa, gli avvocati di Gennusa hanno cercato in tutti i modi di evitare il processo e dimostrare la buona fede del funzionario. Al pubblico ministero è stata presentata una memoria difensiva ed è stato chiesto di ascoltare altri testimoni. Tra questi anche l’ex capo del funzionario: «Aveva il permesso di usare la macchina e andarci a casa per via del suo stato di perenne reperibilità, ma che credo che non sia mai stato messo per scritto». Dunque si tratterebbe di un permesso sulla parola.
Una regolamentazione o forse un’abitudine così poco chiara che in seguito all’inchiesta la stessa Provincia ha cambiato le direttive facendo chiarezza sull’uso delle auto di servizio. Non un caso, dunque, che la Provincia di Livorno che secondo la Procura era parte offesa nel procedimento (si parla di qualche migliaia di euro sottratti dal funzionario) abbia deciso di non costituirsi parte civile nel processo.
Questo va ad aggiungersi al procedimento disciplinare che a suo tempo era stato aperto nei confronti del dipendente e che, nel frattempo, è stato sospeso. Il prossimo passo sarà la sentenza di primo grado. Il primo appuntamento davanti al collegio è per il prossimo 6 marzo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google