Il dolore
Il problema Imu l’ho risolto alla radice, smontando l’edificio
Ponsacco: «Mi hanno chiesto 80mila euro». Lui non ha i soldi per pagare l’imposta e così disfa il capannone. Ma è stato sorpreso dai vigili
di Sabrina Chiellini
CASCINA. Dice di non avere i soldi per pagare l’Imu sugli immobili dell’azienda di famiglia in piena crisi. E cosa fa? Smonta un capannone a Ponsacco. Lo smonta proprio, pezzo per pezzo, per non pagarci la tassa. Alberto Rocchi, imprenditore, consigliere comunale a Cascina, ha risolto il problema Imu in maniera originale. Ma i duecento pannelli di cemento armato trasferiti a Cascina hanno fatto esplodere un caso con l’intervento della polizia municipale e dei carabinieri. I pannelli, infatti, sarebbero stati sistemati in un terreno non di sua proprietà. Una storia incredibile: se ci saranno illeciti si saprà in seguito. I due Comuni interessati si metteranno al lavoro per verificare le segnalazioni di inizio attività che il giovane imprenditore, residente a Viareggio, dice di avere presentato sotto la guida di un legale.
Come ha pensato di demolire il capannone?
«Le mie aziende sono ferme. Sono in difficoltà economica, avevo un’attività in Romania che non posso più seguire. Non ho scelta, devo cercare di salvare il salvabile. Ho deciso di cominciare a risparmiare sull’Imu».
In che modo?
«Ho smontato il capannone, era costruito con materiali prefabbricati. Era molto grande, migliaia di metri quadi. Era affittato ad un’azienda che è fallita e così è rimasto vuoto per cinque anni. Cosa dovevo fare... Ho pensato di renderlo simile a una tettoia. Invece di spendere 80mila euro ne pagherò un decimo».
Ottantamila euro di Imu? Ma ne è sicuro?
«Sì, è per questo che l’ho smontato. Due mesi fa ho presentato una Scia al Comune di Ponsacco, una segnalazione certificata di inizio attività. Tutto si è svolto secondo la normativa».
Ma come le è venuta in mente una cosa del genere?
«Non avevo scelta. La gru che avete visto costa 500 euro al giorno. Ci sono voluti quattro giorni per smontare i pannelli di cemento armato e altri quattro per trasportarli a Musigliano, a Cascina, in aree che sono nella mia totale disponibilità».
Il Comune di Ponsacco sa poco di questa vicenda...
«Sono in regola, ho fatto le comunicazioni necessarie».
Non immaginava che quei pannelli scaricati in campagna le avrebbero portato altri guai?
«Sinceramente no. Inizialmente ho presentato una Scia al Comune di Cascina per stoccare quel materiale in un terreno di mia proprietà a Titignano, un’area industriale. Il Comune mi ha negato il permesso».
Lei però non ha cambiato idea...
«No, non ho cambiato idea. Ho presentato una seconda Scia in cui ho segnalato che avrei portato i pannelli a Musigliano davanti agli impianti sportivi in un terreno della Polisportiva Ansa dell’Arno di cui sono presidente. Al Comune ho detto che l’avrei usata come stoccaggio temporaneo dei materiali che ho smontato dal capannone. Si tratta dei pannelli laterali dell’edificio, niente di preoccupante. Non sono rifiuti come qualcuno tenta di sostenere».
Sono stati chiamati i carabinieri e i vigili urbani a controllare?
«Un confinante sostiene che quell’area è di sua proprietà. Non credo proprio. In ogni caso si sta parlando di terreni su cui avrebbero dovuto essere realizzati nuovi impianti sportivi e un circolo. I lavori sono fermi in quanto il Comune non ha mai espropriato una piccola area che faceva parte di questo comparto».
Rischia una denuncia e altri contenziosi con il Comune di Cascina...
«Procederanno con una marea di controlli come hanno fatto tante altre volte, credo che ci sia poco da dire su quello che ho fatto. E poi non avevo altra scelta»
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