Il Tirreno

Livorno

«La villetta sequestrata era il nostro investimento ora siamo sul lastrico»

di Federico Lazzotti

Da un anno e mezzo l’immobile in via dei Fondacci è bloccato dall’inchiesta sui presunti abusi a Montenero. «Chiediamo alla Procura di fare presto»

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LIVORNO. Ci sono tanti modi per misurare un anno e mezzo di attesa. La famiglia Fantelli, soci della Bellaria srl, proprietaria di uno degli immobili finiti nella maxi inchiesta del pubblico ministero Massimo Mannucci sui presunti abusi sulla collina d’oro, tra Montenero e Castellaccio, ne ha almeno tre, oltre al tempo.

Il primo è mettere l’una accanto all’altra le foto della loro villa bifamiliare in via dei Fondacci, e vedere come doveva essere (persiane in legno, intonaco giallo e prato all’inglese) e come invece è oggi (fessure al posto di porte e finestre, la facciata mangiata dall’umidità e le erbacce in giardino). Poi c’è il conto in banca della srl: nel 2012 capace di coprire un mutuo con una rata mensile di 2300 euro, oggi sospeso a tempo determinato dopo la richiesta fatta all’istituto di credito. Infine c’è la situazione lavorativa dei quattro garanti della società: diciotto mesi fa avevano tutti un lavoro, adesso una lo ha perso e un’altra è sul punto di entrare nella categoria dei disoccupati.

Ecco perché oggi chiedono alla Procura di «dare un segnale sull’esito dell’inchiesta». Che significa chiudere le indagini, conoscere le conclusioni del pubblico ministero, e cercare di ripartire.

«Perché per colpa di questo investimento che doveva essere la nostra assicurazione sul futuro, rischiamo di perdere tutto il resto, siamo ad un passo dal lastrico. Eppure - vanno avanti i due fratelli Silvio e Stefano, il primo artigiano, il secondo vigile urbano - per avere l’ok dal Comune, nel 2007, abbiamo dovuto presentare all’ufficio edilizia tre progetti diversi in sei anni. Nel primo c’era un problema di cubature, poi non andava bene il tetto, infine c’era l’inghippo delle terrazze a tasca che non erano in armonia con il resto del paesaggio».

L’ipotesi di reato che riguarda i 24 indagati, tra i quali figura in cima alla lista il nome di Margherita Di Gioia, 44 anni, moglie di Silvio Fantelli e rappresentante legale della Bellaria Srl, è quella di aver costruito in una zona vincolata a livello paesaggistico e di aver aggirato regole edilizie e disegni con una furbata che sarebbe molto di moda non solo a Montenero: mettere le camere da letto nella zona accatastata come soffitta e creare una taverna salotto nello spazio che invece dovrebbe servire - secondo i progetti - come spazio per il garage.

Con la signora Di Gioia al capo A dell’imputazione figurano anche i nomi dell’architetto Massimo Melani, 59 anni, e dei due tecnici comunali Antonino Incandela e Stefano del Seppia che nel corso degli anni hanno seguito e poi approvato la pratica.

Nel decreto di sequestro preventivo firmato dal giudice per le indagini preliminari Giovanni Zucconi il 18 aprile 2012 si possono leggere le ipotesi del magistrato. Secondo il pm il parere favorevole al progetto da parte dell’ufficio di edilizia privata sarebbe arrivato «pur non essendo certa l’estensione della superficie fondiaria». Ed effettuando «opere abusive» con una superficie maggiore rispetto all’area a villette con giardino nel quale insiste l’immobile. Nonché «omettendo di calcolare le superfici di sottotetto e dei seminterrati».

«La Procura - spiegano - può anche avere ragione, ma noi non abbiamo fatto alcun compromesso, la concessione - ripetono - è stata bocciata più volte e ci è costata 33mila euro di progetti. Possibile - si domandano - che nessuno si sia accorto in 6 anni delle difformità? Per quello che invece riguarda la contestazione di aver usato taverne e mansarde in modo diverso dalla loro destinazione è francamente paradossale visto che quelli spazi sono appena intonacati».

Nella zona di via dei Fondacci sono stati due gli immobili ai quali i carabinieri hanno messo i sigilli nel maggio 2012. «A pensare male - dicono - sembra che chi prima è arrivato abbia conquistato la vittoria».

Il messaggio del loro legale, l’avvocato Pino Conti è chiaro: «Il sequestro di questo immobile è scollegato rispetto al vasto profilo speculativo. Queste due famiglie hanno messo su la srl per questa operazione e ora vanno incontro a un disastro finanziario familiare senza una giustificazione. Visto che da parte della Procura c’è un silenzio assurdo e generico che non ha fondamento. Ecco perché chiediamo di sapere il nostro destino». E tornare a misurare il tempo solo con il tempo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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