Il Tirreno

Livorno

Io, mamma di un figlio disabile e quel dramma chiamato sfratto

di Laura Lezza

Il racconto di Liliana che il 10 gennaio dovrà lasciare l’appartamento dove vive in via Ernesto Rossi «Mi vergogno, da due anni non riesco a pagare l’affitto: in sette anni non avevo mai saltato un mese...»

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LIVORNO. Liliana è sola. Liliana è una mamma. Liliana a breve sarà senza casa. Abita in via Ernesto Rossi, ma ha lo sfratto. Venerdì sono andati lì ufficiale giudiziario, medico, carabinieri. Potrà restare fino al 10 gennaio, accordo raggiunto in extremis, poi basta. E saranno per la strada, lei e suo figlio Almend, 35 anni affetto da psicosi paranoidea, invalidità civile del 74 per cento e difficoltà di qualsiasi progetto riabilitativo, ogni giorno potenti neurolettici.

Lui ha bisogno di assistenza continua da parte della madre. I fogli che porta sempre con sé lo dicono chiaro: nessuna rete familiare. Liliana si deve occupare da sola di suo figlio e nessuno li potrebbe ospitare con il figlio in quella condizione.

Liliana Mboqe è arrivata qui dall'Albania dieci anni fa. I suoi due figli lavoravano da anni in città come muratori. Poi un giorno il più piccolo ha una grave crisi psicotica, viene ricoverato e Liliana si precipita da Valona per stargli vicino.

Le cure psichiatriche in Albania non sarebbero state possibili, senza medici e ospedali. Decide, quindi, di rimanere qui.

Lei faceva la poliziotta, inizia a fare le pulizie nelle case dei livornesi. Tante case, tante ore al giorno. La raggiunge anche il marito, l'altro figlio si sposa e ha due bellissime bambine nate a Livorno.

Ma le condizioni di Almend non migliorano. Perde tutti i lavori. La patologia è grave. Liliana continua a lavorare 12 e anche 16 ore al giorno, lo stipendio in casa lo porta lei.

Lei è dolce, forte, buona, cerca di essere sempre positiva. Il marito ritorna in Albania. Poi Liliana perde alcuni dei lavori, c'è sempre meno bisogno anche di pulizie nelle case. E non riesce più a pagare l'affitto: «Mi vergogno. Sono due anni che non pago, per 7 anni non avevo mai saltato un mese», dice con il suo italiano non perfetto, i suoi occhi neri neri e pieni di bontà.

L'altro figlio aiuta come può, ma non possono ospitarli, Almend sa essere aggressivo. Liliana e il figlio sono inseriti in un percorso definito: sono in graduatoria per l'assegnazione dell'alloggio Erp, ben 12 punti e la casa a breve sarebbe un diritto.

Intanto mangia con la carta dei servizi da 100 euro, i buoni della Caritas. Va in giro per gli uffici, i medici, le file, le trafile e fa tutto da sola. Ufficio emergenza abitativa, Ufficio Politiche abitative, Uffici Assistenza Sociale, parla con responsabili, dirigenti.

Nel mondo di Liliana sono tutti buoni. Non ci sono cattivi, non ci sono negligenze e colpevoli in questa città che l'ha ospitata.

Ma è stupita Liliana. Non capisce perché venerdì volevano farla andare via. «Perché le forze dell'ordine? Io non sono un animale. Io non voglio separarmi da mio figlio». E dove poi?

Liliana ha paura che a gennaio, se non avrà trovato una casa, possano mandare via il figlio con un Tso, ritornare in psichiatria magari, come 10 anni fa.

Nel loro fragile equilibrio questo sarebbe un dramma. Non sa che fare Liliana. Non sa nemmeno dove sia il consiglio comunale. Non è mai andata a protestare, litigare, accusare. Ma non sa più che fare: «Vorrei parlare col sindaco, solo con lui», dice. «Lo aspetto, fino a quando potrà vedermi. Lui è medico, deve leggere i fogli, lui capirà che la cura per mio figlio sono io. Io sono mamma. Io ho fatto tutto questo per lui e ora non mi possono separare da lui».

Non vuole una casa. Quella che ha ora è accogliente, con la bandiera albanese, una cucina grande e tanti gingillini nelle vetrine. «No, non voglio una casa dal Comune. Mi basta una camera, noi stiamo stretti insieme. Io muoio dentro quella casa con lui. Io non voglio separarmi da mio figlio. Non permetto che lui torni all'ospedale solo. Sta trovando un piccolo equilibrio. Sono 10 anni che sto combattendo per curarlo. E in pochi attimi si rischia di rovinare tutto! Io sono una mamma».

Ricapitolando. Liliana ha i punti per la casa. Sola, senza rete familiare cui potersi appoggiare e con un figlio malato a carico.

Tutti l'aiutano, sono tutti buoni, tutto sotto controllo e tutela. Ma a breve, se non si trova una stanza, lei e il figlio saranno per strada, senza casa né una camera.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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