Gioco
«Quattro cani morti avvelenati» si indaga ma le prove non ci sono
Dopo il caso di Sophie, la jack russel che è spirata dopo un giorno di agonia, si è diffusa la paura La polizia provinciale si è messa al lavoro anche se non ci sono denunce da parte dei proprietari
LIVORNO. Deserti. I prati di Banditella dove ogni giorno si incrociano decine di cani e padroni, sono deserti. Anche se è sabato e non piove. È l’effetto “allarme bocconi avvelenati”. Partito qualche giorno fa, quando è morta la cagnolina Sophie. Una jack russel intelligentissima e festosa, finita in coma dopo la passeggiata nel “parco” di fronte all’ingresso di Marilia. I proprietari non hanno sporto denuncia e nemmeno il veterinario, perché «non c’erano gli elementi per poter affermare con certezza che si trattasse di avvelenamento» ma intanto le voci di altri casi di cani uccisi in questa zona da bocconi avvelenati o sostanze tossiche hanno iniziato a diffondersi come un virus. E già ieri si parlava di quattro animali morti, di una donna “sospetta” a bordo di un’utilitaria e spuntava pure un cartello scritto a mano: “Attenzione! In zona Banditella e dintorni bastardo/bastarda sta mettendo veleno per cani”. Quanto basta perché la polizia provinciale, alla quale è affidato proprio il compito di occuparsi di casi simili, aprisse un’indagine. «In realtà - spiega il comandante Maurizio Trusendi - noi ci siamo mossi anche se non risulta che siano state presentate denunce né da parte di cittadini né di veterinari che in caso di avvelenamento sono obbligati a fare la segnalazione. Però l’allarme era tale che abbiamo avviato una serie di controlli, che effettuiamo anche in borghese». Certo, non facilita l’impresa il fatto che a questi cani (che sarebbero morti dopo Sophie, nel giro di una settimana) e ai loro padroni non si riesca a dare un nome, un’identità. E anche se le quattro aree “sotto accusa” sono sempre frequentate più o meno dalle stesse persone che ora, in fuga dai campi “minati”, si incontrano soprattutto lungo i marciapiedi e sul lungomare, nessuno è in grado di andare oltre a vaghe indicazioni sulle presunte vittime(si parla di un setter, di un golden retriever, forse di un beagle) e a testimonianze indirette. E la stessa padrona di Sophie ha raccontato che più che di bocconi avvelenati («la mia cagnolina non avrebbe mai mangiato qualcosa che non le davamo noi..») sospettava di qualche sostanza tossica sparsa sul terreno.
Il comandante Trusendi comunque cerca di tranquillizzare il popolo dei proprietari di cani frequentatori delle aree davanti e a fianco del centro commerciale di Marilia, di quella tra via Sommati e via Lega, e di quella tra via Sernesi e via Mondolfi: «Creare un allarme indiscriminato è controproducente. Noi abbiamo fatto verifiche che ci hanno portato a ritenere credibile l’ipotesi che ci sia nella zona materiale pericoloso per gli animali. E magari la presenza di queste sostanze potrebbe non essere legata alla volontà di uccidere i cani. Insomma è necessario indagare e non sottovalutare il caso».
L’assenza di denunce però non aiuta la polizia provinciale. E alimenta il sospetto che dopo la morte di Sophie si sia creata una sorta di psicosi che amplifica le voci e non permette di capire se si siano realmente verificati casi di avvelenamento. Nel dubbio comunque nessuno ha più il coraggio di passeggiare con il proprio amico a quattro zampe su questi prati. E, se proprio vi è costretto, non perde di vista un attimo il cane o addirittura gli mette la museruola. «Non so se è vero, effettivamente è strano che non si sia riusciti a sapere chi siano quelli colpiti da questa brutta cosa - dice Marina, che al guinzaglio ha una bellissima schnautzer di soli otto mesi - ma io per sicurezza ho comprato la museruola...».
Si dice però che il veleno o la sostanza tossica potrebbe essere stata inalata dagli animali... «Infatti io proprio ho cambiato zona - racconta Laura, che abita in via Sommati - e finché non capiremo cosa è accaduto preferisco perdere mezz’ora di più e andare verso Antignano... E se ho più tempo carico in auto il mio Argo e lo porto alla pinetina di viale della Libertà, più sicuro e può anche correre nel recinto che qui non esiste».
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