Il Tirreno

Livorno

Ma che tristezza il cagnolino con fiocco, cappellino e cappotto

di M. Antonietta Schiavina
Ma che tristezza il cagnolino con fiocco, cappellino e cappotto

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Tutti (o quasi) siamo sempre più contornati dagli animali domestici. Da sempre migliori amici dell'uomo, fanno parte ormai della nostra vita quotidiana e allontanano la solitudine di tante persone, a cui la compagnia di un cane, un gatto (ma anche di un uccellino, un coniglietto, un criceto, un pesce rosso), permette di trascorrere momenti sereni. Secondo i dati Eurispes, nel 2011 i possessori di animali domestici dai diciotto anni in su, nel nostro paese hanno superano i ventuno milioni (cifra ora in netto aumento) e il cane e il gatto nella classifica sono al primo posto. Questo non sempre però significa che il rapporto uomo-animale sia idilliaco, perché molte volte la nostra incapacità di rapportarci a loro nel giusto modo, fa sì che trattiamo come oggetti degli esseri viventi snaturalizzandoli, nell'assurda pretesa di trasformarli a nostro piacimento. Ma com'è oggi, rispetto a ieri, il rapporto tra uomini e animali? Lo abbiamo chiesto a un grande esperto conosciuto a livello mondiale come l'etologo Danilo Mainardi, che sul tema ha scritto centinaia di articoli e decine di libri, fra cui l'ultimo "Noi e loro", Cairo editore, in cui raccoglie 100 piccole storie di animali e spiega molto bene il loro carattere. «Rispetto a qualche decina di anni fa, il rapporto è molto cambiato - afferma Mainardi - anche se cambiare non significa migliorare… Sono sempre più le persone che adesso abitano in città e i cani fanno l'unico mestiere degli animali da compagnia. Sono meno liberi e più coccolati, ma non certo più compresi e più felici».

C'è chi li ama davvero e chi li usa solo come oggetti. Quale deve essere, secondo lei, il rapporto equilibrato?

«Il cane è un animale sociale, è indispensabile che, fin da cucciolo, passi un po' di tempo in compagnia dei suoi simili. Solo così può crescere normale, altrimenti la sua aggressività aumenterà e lui ne soffrirà moltissimo».

Perché chi ama i cani, di solito non ha simpatia per i gatti e viceversa?

«Si tratta di due differenti categorie di persone. Chi predilige i cani di norma è più sociale di chi ha simpatia per i gatti e, inoltre, può permettersi il lusso di portarli a spasso almeno tre volte al giorno».

Da dove nasce la paura degli animali? E come ci si deve comportare con un bambino che la prova?

«Le fobie verso gli animali nascono dall'esempio di qualche familiare, e dalle raccomandazioni sbagliate che si danno al bambino. Poi, quando lui ha imparato tutto ciò, è difficilissimo fargli cambiare idea, anche se si può tentare usando cani particolarmente adatti all'infanzia».

Sempre più spesso si vedono cagnolini (ma anche cagnoloni) coi cappotti, cappellini, fiocchi, e ci sono addirittura boutique per animali che vendono oggetti assurdi e padroni che li comprano. Un suo giudizio?

«Lo trovo sbagliato. Chi è già provvisto di pelliccia non dovrebbe avere sopra di questa un cappottino, e poi i cani sono stati benissimo per quindicimila anni senza vestiti addosso, non vedo perché dovrebbero averne necessità ora. Un po' è colpa del consumismo, un po' dell'emulazione tra i possessori di animali e un po', anche, dell'ignoranza dei veri bisogni dei nostri amici. E non c'è vero amore senza conoscenza».

Come giudica chi porta a spasso il cane di razza, di solito scelto fra le più aggressive, con l'aria di chi si sente forte e inattaccabile?

«Dico che, se davvero si sentisse forte e inattaccabile, non avrebbe bisogno d'avere accanto un cane aggressivo».

Lei che li studia da tanti anni e ha scritto decine di libri su di loro,cosa ha imparato dagli animali?

«Ad avere rispetto per ogni forma di vita, cosa che, purtroppo, noi umani facciamo di rado. Ma questa è una lezione che dovremmo imparare fin da piccoli, dalla famiglia prima e dalla scuola poi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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