Il Tirreno

Livorno

Tensione ai cancelli della Trelleborg

di Giorgio Carlini
Tensione ai cancelli della Trelleborg

Operai in sciopero dopo il licenziamento di 8 dipendenti al termine di una causa di lavoro vinta dall’azienda in appello

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LIVORNO. Da una parte gli operai rimasti fuori dallo stabilimento, dall'altra gli impiegati vicini alla dirigenza. Tra loro, i cancelli della Trelleborg e gli agenti della Digos. Quello di ieri è stato un brusco risveglio per il colosso delle guarnizioni industriali con sede al Picchianti. Fin dalle 5 e mezzo di mattina la maggioranza degli operai ha organizzato un blocco del lavoro per protestare contro i licenziamenti: 8 già avvenuti, altri 19 quelli paventati dall'azienda nelle prossime settimane.

Tensione ai cancelli. All'orario di ingresso c’è stata tensione tra quelli fuori e alcuni impiegati ritenuti da chi protestava «vicini ai vertici aziendali» che invece entravano al lavoro. Tutto sotto gli occhi della Digos, pronta a intervenire. «La discussione - precisa Carlo Freschi - non è degenerata, anche se il confronto è stato acceso». Carlo è un dipendente della Trelleborg. O meglio, ex dipendente. Insieme ad altri sette colleghi, lunedì ha ricevuto una lettera di licenziamento, pochi minuti prima della fine di quello che, ad oggi, è stato il suo ultimo turno di lavoro.

Licenziati in “causa”. Otto licenziamenti: il numero non sembra casuale. Si tratta dei sette magazzinieri e dell'impiegato che, dopo aver ricevuto l'annuncio del «recesso dal rapporto di lavoro» nel 2010, si erano rivolti al tribunale del lavoro, con il giudice che nell'ottobre 2012 aveva dichiarato il licenziamento collettivo «illegittimo», condannando la multinazionale a reintegrare i dipendenti e a pagare loro le retribuzioni arretrate. «La Trelleborg - rivela Carlo - ha fatto ricorso in appello. Il primo grado è stato dettagliato, la nostra vittoria risultava schiacciante sia nella forma che nelle motivazioni. Eppure, in appello, ai giudici è bastata l'esposizione di 20 minuti della ditta per rigettare la precedente sentenza». Così, agli otto lavoratori, prima cacciati e poi richiamati, è arrivata la seconda lettera di licenziamento.

Altri probabili licenziamenti. Ma non è tutto. Agli operai risulta che l'azienda stia pensando di mandare a casa altre 19 unità. «Vogliono liberarsi di esuberi e contratti più "onerosi" - conferma Carlo - cioè di lavoratori che sono in azienda da oltre 20 anni e che si sono sudati gli scatti di anzianità». Non vanno dimenticati, inoltre, i "famosi quindici" in esubero dalla Gbl che, secondo un'intesa di alcuni anni fa, dovrebbero essere riassorbiti proprio da Trelleborg. «Che senso ha - si chiede Freschi - riprenderli e poi fare altrettanti licenziamenti? Non è così che si onora l'accordo». Non mancano alcune contraddizioni, secondo Freschi: «Su circa 140 unità ci sono quasi più impiegati che operai. Ed è paradossale che un'azienda con decine di esuberi assuma persone con contratti a termine».

Futuro preoccupante. Lo scenario in Trelleborg è preoccupante. A partire dal destino degli otto già licenziati. «Possiamo ricorrere in Cassazione - fa notare lo stesso operaio - ma intanto, come andiamo avanti? Molti di noi hanno esaurito la mobilità, abbiamo figli e famiglie. Eravamo stati richiamati con mansioni più basse e senza vedere le 24 mensilità arretrate. Ma all'azienda non è bastato. In Trelleborg si va avanti con i licenziamenti, per noi e per gli altri». Gli operai starebbero pensando a uno sciopero di 48 ore. Tutto dipenderà dall'esito dei prossimi incontri con sindacati e Rsu.

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