Gioco
La maestra in aula «Ora il giudice mi chiami Greta»
Al tribunale l’udienza per cambiare sesso e concludere il percorso per diventare donna
LIVORNO. Greta Franchini. Per il postino nuovo della zona sono un nome e un cognome aggiunti di recente nella selva di campanelli all’ingresso del bel condominio vista mare di Antignano. Per Greta ma anche per i suoi amici e per tutti quelli che le vogliono bene e la stimano sono una vittoria, la tappa di un’odissea, una storia bella ma anche dolorosa.
Perché Greta, che all’anagrafe ancora si chiama Paolo e fa la maestra supplente alle elementari, questo nome se lo è conquistato lottando di brutto e mettendoci la faccia. Ossia facendo outing poco più di un anno fa, proprio dalle pagine del Tirreno, dopo che da quattro anni aveva intrapreso al consultorio di Torre del Lago il percorso che porta all’intervento chirurgico per il cambio di sesso.
Paolo aveva deciso: «Mi sento donna, basta con la messa in scena che mi imprigiona da quando ero una bambina nel corpo di un maschietto. Da ora in poi mi vestirò da donna e mi chiamerò Greta, un nome che mi è sempre piaciuto, le persone che ho incontrato che si chiamavano così incarnavano il mio ideale di femminilità e poi questo è anche il nome di uno dei personaggi che preferisco dell’unica soap opera che seguo in tv, “Un posto al sole”».
Ora, appunto un anno dopo, la maestra Greta è in attesa della decisione del giudice che deve autorizzare l’intervento del chirurgo e di conseguenza l’adeguamento anagrafico: «L’udienza è fissata per domani. Sono emozionata e preoccupata. Per me è un momento importantissimo, voglio finalmente avere dei documenti che corrispondano alla mia identità sessuale, non essere più una transgender ma appunto una donna...».
Camicetta verde e nera, gonna morbida a metà polpaccio, ballerine nere, Greta se ne sta accoccolata sulla poltrona con in braccio la sua Sara, una piccola e festosissima meticcia nera.
Racconta quest’anno speciale, un rosario di gioie e dolori, di speranze e delusioni «ma è stato comunque un periodo positivo, credo che al di là degli ostacoli che sapevo avrei incontrato, delle sofferenze legate alle cure ormonali che sto facendo, finalmente ho iniziato a vivere come avrei sempre voluto, ad essere me stessa». Se stessa, anche nel salotto di Magalli a “I Fatti vostri” e con Lorella Cuccarini a “Domenica in” dove ha raccontato la sua storia.
Nell’appartamento luminoso stracolmo di cimeli, bambole e cartoline, tamburelli e peluche, foto, libri e oggetti vintage, il colore rosa che inonda ogni cosa, la maestra Greta fa pace con il mondo.
«Questo il mio regno, ogni oggetto è una parte di me... Le bambole poi sono qui anche per ricordarmi di quando mio padre me ne gettò via una ventina. Avevo dieci anni e mi piacevano i giochi, i vestiti da bambina. I miei mi amavano tantissimo però non potevano capire, erano gli anni Settanta e poi non so quanti anche oggi sono in grado di accettare un figlio o una figlia con orientamenti sessuali diversi da quelli che ci si aspetta. I pregiudizi resistono sempre».
Quei pregiudizi che lo scorso anno hanno fatto scendere sul piede di guerra le mamme di alcuni alunni, preoccupate da quello che i loro pargoli avrebbero potuto provare di fronte al “mutamento” del maestro Paolo. Qualcuno propose di dire ai ragazzini che a sostituire il maestro Paolo era arrivata sua sorella Greta ma per fortuna non se ne fece di niente e Greta riprese tranquillamente il suo lavoro.
«Me lo aspettavo che qualcuno insorgesse, era prevedibile, l’avevo messo in conto, non mi ha ferito più di tanto. Così come non mi ferisce il fatto di essere molto più sola ora di prima, se un anno fa mi invitavano a quaranta cene l’anno ora mi invitano a dieci... Al cinema, alle mostre, vado spesso da sola e mi deprime un po’. Però devo anche dire che ho trovato una grande solidarietà, bellissime persone, nel mio quartiere, qui ad Antignano. Mi hanno accettata senza tante storie, non vedo né imbarazzo né scherno negli occhi della gente. E li voglio ringraziare per il calore che mi hanno trasmesso».
Ora, se tutto va bene, ci sarà il passo più impegnativo, l’intervento chirurgico: «Ma io sono tranquilla, certo posso aver paura del dolore, di eventuali complicazioni, è un’operazione difficile... Ma l’ansia non è legata all’idea di “perdere” gli organi genitali maschili. Per me sono sempre stati solo un handicap, una parte di me che non ha mai avuto a che fare con la mia sessualità. Rapporti con donne? Mai avuti, nemmeno un bacio...».
E poi a Greta, che si appresta a diventare a tutti gli effetti una signore over 40, più che il sesso interessa l’amore. «L’ho sempre sognato l’amore, ma non l’ho mai trovato. Ho avuto molti incontri, questo sì, ma una relazione importante, un compagno con il quale condividere tutto, una persona che mi facesse battere il cuore, non li ho mai avuti».
Brillano gli occhi azzurrissimi di Greta e guardano verso il mare e verso un futuro migliore: «Mi sento che una volta concluso questo percorso, quando sarò veramente quello che mi sento di essere, le cose cambieranno. Che troverò quello che cerco da sempre. E comunque, anche se non dovesse accadere, se non troverò l’amore di un compagno rafforzerò l’amore per me stessa e sarà comunque una svolta meravigliosa».
@crigrasso
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