Gioco
«Pensione da 7mila euro al mese ma non sono io il privilegiato»
Dopo lo scontro tv con Matteo Renzi parla Michele Carugi, l’ingegnere dalla retribuzione “d’oro” «Mi hanno insultato, ma io ciò che prendo me lo sono guadagnato, anzi, dovrei percepire di più»
LIVORNO. «Io la pensione me la sono pagata con i contributi. E non trovo giusto che ora mi venga tagliata al pari di quelle di coloro che invece hanno versato meno. Casomai sono loro i privilegiati, non io». È questo, in sintesi, il pensiero di Michele Carugi, il pensionato livornese che giovedì scorso ha “duellato” con Matteo Renzi a “Servizio Pubblico”, trasmissione in onda in prima serata su La7.
Il pubblico (e poi il web) si è diviso nel giudicare l’intervento dell’ingegnere laureato all’Università di Pisa e poi “emigrato” a Milano: c’è chi ne ha apprezzato la schiettezza e il ragionamento di fondo, e chi invece ne ha criticato la coerenza o il “cattivo gusto” di chi percepisce una pensione da 7mila euro lordi mensili e difende i suoi interessi. «Non può immaginare gli insulti che ho ricevuto. Io – ripete il pensionato – non sono andato in tv a lamentarmi, ma solo a spiegare come mi sia meritato la mia pensione. Anzi, dico che già ora percepisco meno di quanto dovrei».
Michele, ci spieghi meglio questo aspetto. «Premessa: ho lavorato per quarant’anni in industrie di proprietà statunitensi o di fondi di investimento inglesi. Negli ultimi 15 anni di carriera ho occupato posizioni di direttore generale e amministratore delegato. Ruoli di responsabilità e, credetemi, stressanti. Ho versato regolarmente i contributi all’Inps. Quando sono arrivato alla pensione, ho scoperto che col sistema retributivo avrei percepito meno di quanto mi sarei aspettato».
Perché? «Perché è vero che col retributivo l’aliquota di rendimento è pari al 2% della retribuzione media degli ultimi 10 anni per ogni anno di anzianità. Ma solo fino ai 43 mila euro di reddito: sopra tale cifra, il moltiplicatore diventa 1,5%, e sopra gli 80 mila euro diventa lo 0,9%. Insomma: chi è andato in pensione col retributivo e una retribuzione medio bassa ha avuto un vantaggio, chi aveva uno stipendio più alto ne è uscito penalizzato, e non recupererà mai tutti i contributi che ha versato».
Però ci sono persone che percepiscono più di quanto abbiano versato... «Quasi tutte quelle che hanno il calcolo retributivo e, tra queste, quelle alte sono le vere “pensioni d'oro”! Quelle ad esempio dei burocrati di Stato, di chi ha avuto 5-6 anni di contributi figurativi, oppure è stato trasferito per prendere una cospicua indennità di trasferta finita nella pensione. Il nodo è proprio qui: nella definizione di “pensioni d'oro” ci finiscono dentro casi molto diversi tra loro: sarebbe ingiusto trattarli allo stesso modo».
Per questo parla di necessità di analisi “qualitativa”? «Proprio così. Vogliamo intervenire sulle pensioni d'oro? Bene: cominciamo a definire cosa s’intende. Se lo Stato agisce in modo indiscriminato causerà un taglio iniquo, equiparando nei tagli le pensioni che percepiscono più dei contributi versati a quelle che hanno rendite inferiori ai contributi versati. Piuttosto, l’Inps dovrebbe fare una verifica, e sulla base dei risultati intervenire in modo selettivo: si lasci stare la pensione di chi è già stato penalizzato dal retributivo e si taglino le altre».
In tv ha tirato in ballo anche gli stipendi dei lavoratori... «Ma scusi, secondo lei è giusto che si voglia redistribuire il reddito solo tramite i redditi pensionistici, e non con tutti gli altri redditi di pari importo? In fondo, la Corte costituzionale ha stabilito che non si può fare un prelievo su un reddito solo perché è pensionistico. Se si vuole intervenire sulla mia pensione da 7mila euro lordi, perché non lo si fa anche con uno stipendio dello stesso valore? Si intervenga insomma su tutte le differenze di reddito, magari aumentando l’aliquota massima della tassazione. Non ne faccio un problema di quantità: se la mia pensione diminuisce per una maggiore tassazione, comune a tutti quelli che hanno il mio stesso reddito, allora non ho niente da eccepire».
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