Il Tirreno

Livorno

i dubbi

1 L’arma del delitto non è stata trovata Durante le indagini l’arma del delitto non è mai stata trovata. Si parla di un coltello con una lama di trenta centimetri. Dalle immagini registrate dalle...

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L’arma del delitto

non è stata trovata

Durante le indagini l’arma del delitto non è mai stata trovata. Si parla di un coltello con una lama di trenta centimetri. Dalle immagini registrate dalle telecamere quando Alfredo Andreucci esce dal palazzo centrale e percorre via Cossa ha le mani libere e nelle tasche dell’uomo non sono state trovate tracce di sangue

2

il racconto

dell’indagato

«Non l’ho ucciso io, c’è un terzo uomo che ha aggredito Claudio. Mi ha buttato a terra, l’ha colpito e poi io sono scappato per paura». È questa la versione dei fatti che Alfredo Andreucci ha raccontato al suo avvocato il giorno dopo il delitto. Un racconto che va ad aggiungersi a quello fatto in aula il primo ottobre. «Non avevo nessun motivo per ucciderlo, Claudio era un amico».

3

il ritorno

sul luogo del delitto

Alfredo Andreucci è tornato sul luogo del delitto la mattina del 27 febbraio. Perché lo ha fatto se aveva appena ucciso? Secondo gli investigatori aveva perso il cellulare e quindi è tornato per cercarlo ed eliminare una traccia.

4

buio

sull’aggressione

Manca un testimone oculare che abbia assistito all’accoltellamento all’interno del palazzo centrale. Nè il portiere dello stabile né tantomeno un passante. Il primo a vedere Costanzo è stato il proprietario di una delle bancarelle lungo la strada dove il carpentiere si è trascinato dopo essere stato ferito

5

L’ultima telefonata

della vittima

Prima di uscire dall’appartamento in piazza Due Giugno Claudio Costanzo ha ricevuto una chiamata dalla Romania dove l’uomo in passato aveva intrapreso alcuni affari. Possibile che qualcun altro lo abbia seguito mentre si dirigeva verso l’appuntamento con Andreucci?

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