Il Tirreno

Livorno

«E ai vitalizi di latta chi ci pensa?»

Spi-Cgil: «I tagli ricadono sempre sui più deboli, su chi già fa fatica ad arrivare a fine mese»

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LIVORNO. «Chi percepisce una pensione elevata avrà pure le proprie ragioni da difendere, ma a noi interessano piuttosto i milioni di pensionati con cifre inferiori ai mille euro: per loro le conseguenze delle ultime manovre sono catastrofiche».

Parola di Enrico Pedini. Il segretario generale Spi-Cgil Livorno interviene sulla vicenda di Michele Carugi, pensionato da 7 mila euro lordi mensili che durante la trasmissione “Servizio Pubblico” ha sottolineato l’iniquità cui potrebbero essere soggetti i tagli delle “pensioni d’oro”. Pur comprendendo le motivazioni dell’ingegnere livornese, Pedini rimette al centro della discussione il quadro preoccupante di chi arriva a stento a fine mese.

«Chi oggi ha pensioni alte – spiega il segretario – sostiene le proprie ragioni. In fondo è stato dentro un meccanismo pubblico e non ha fatto altro che usufruire delle normative. Il problema semmai è che, per anni, nessuno si è preoccupato di porre un tetto a queste cifre». «Certo – aggiunge Pedini – diventa difficile accettare quei casi in cui manager o alti funzionari prendono pensioni iperboliche dopo aver mandato all’aria intere aziende...».

Il punto, per il leader Cgil, è un altro: «Si parla di pensioni d’oro, d’argento e di platino, ma a subire le ripercussioni più gravi è sempre chi ha la pensione “di latta”. Mi riferisco alla moltitudine che percepisce cifre sotto i mille euro». Pedini snocciola qualche dato: «In Toscana, sul totale di circa 498 mila pensioni per la categoria maschile, più di 269 mila contano un importo mensile lordo inferiore a 879 euro». Numeri più gravi per le donne: «Su circa 720 mila pensioni, oltre 660 mila hanno l’importo inferiore a 862 euro mensili». Insomma: in Toscana quasi un milione di pensioni erogate dall’Inps (76% del totale) non raggiunge i 900 euro lordi mensili.

«Questi soggetti – accusa Pedini – sono i più colpiti dalle manovre sulle pensioni. Il blocco delle rivalutazioni, ad esempio, ha penalizzato l’intera categoria». «Un pensionato che prende 2mila euro netti al mese ha costruito vita e aspettative su questa cifra. Parliamo di persone che spesso pagano ancora il mutuo sulla casa o sostengono i figli disoccupati. È inaccettabile il ridimensionamento di tali pensioni, con l’assurda motivazione che “i vecchi rubano i soldi ai giovani». Se i giovani avranno una pensione insufficiente è piuttosto colpa della mancanza di contratti di lavoro decenti».

«La riforma Fornero – evidenzia Pedini – ha tolto al sistema previdenziale decine di miliardi di euro. Eppure non ho visto alcun beneficio nei confronti dei giovani». Su un aspetto il segretario Spi-Cgil è d’accordo con quanto affermato da Carugi: «Queste manovre servono solo a tappare i buchi di bilancio dello Stato. Ma non è tollerabile che lo si faccia solo decurtando le pensioni. Queste sono di fatto tassazioni aggiuntive che vanno a colpire una sola categoria sociale».

Giorgio Carlini

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