Il dolore
«Uccisa dal custode», ma il corpo non c’è
La cercavano da lunedì, i Ris trovano tracce di sangue in casa Fermato l’uomo: forse si era invaghito di lei ed era stato respinto
GAVORRANO. Il temporale era cominciato poco prima dell’ora di cena e aveva spazzato via i rumori della campagna, dell’immensità del buio in quella strada che attraversa la Maremma. Francesca era arrivata alla sua villa, a Potassa. Doveva fare delle cose, lunedì prima che il buio la inghiottisse senza far uscire fuori di lei nient’altro che qualche traccia. Sangue, rimasto nella cucina della grande casa che il marito della donna aveva comprato qualche anno fa vicino a Gavorrano. Una casa grande, circondata da 16 ettari di terreno. Non c’entrava nessuno, in quella villa che portava il nome di un’altra donna, Adua, tranne lei e il custode che viveva lì. L’uomo, 69 anni, è stato fermato dai carabinieri con l’accusa di averla uccisa e di aver poi fatto sparire il suo corpo. Perché si era forse invaghito di lei ed era stato rifiutato. Perché magari, c’erano state anche questioni di soldi.
Francesca Benetti, 55 anni di Valdagno, paese del boom economico e dell’industria tessile che porta il nome della famiglia Marzotto, lunedì sera è andata a Villa Adua. Martedì, il suo compagno non è riuscito a mettersi in contatto con lei. Non si sarebbe mai allontanata senza un motivo e soprattutto senza dare una spiegazione. E lui, Aldo Scotto, gigliese di 53 anni trapiantato in Maremma, dipendente della Provincia di Grosseto, ha fatto quello che farebbe ogni fidanzato preoccupato: è andato dai carabinieri e ha sporto denuncia. Francesca era scomparsa, inghiottita dal buio. L’unica traccia di lei che è stata trovata è quella di sangue, nella cucina della villa, dove sabato mattina sono entrati i Ris dei carabinieri. Qualcosa, quell’uomo accusato di averla uccisa, era riuscito a cancellarla. Ma è stato inchiodato dal luminol.
I carabinieri, insieme ai sostituti procuratori Vincenzo Ferraro e Marco Nassi, hanno cercato di farlo parlare. Ma quell’uomo burbero che non faceva avvicinare nessuno al cancello della villa si è chiuso nel silenzio. Poi, alle 4 di ieri mattina, si è accasciato. I carabinieri lo hanno accompagnato all’ospedale di Grosseto. Ha avuto un malore, probabilmente uno sbalzo di pressione. Ieri mattina è uscito dal Misericordia ed è entrato nel carcere di via Saffi, dove probabilmente verrà interrogato domani. Non ha ceduto di un millimetro, Antonino.
Lui, siciliano trapiantato a Torino dove ha fatto l’operaio, è arrivato in maremma un anno fa e ha trovato lavoro in quella villa che si affaccia sulla strada di Potassa. Lì viveva e lavorava. Impedendo a chiunque, anche ai bambini delle abitazioni vicine, di avventurarsi nel grande parco che circonda la casa. «Volevamo entrare per costruire una casa su un albero - raccontano - ma quell’uomo ci diceva che c’erano i cani e che ci avrebbero morsi». Burbero, schivo. Chino sulla terra, senza alzare la testa nemmeno per rispondere buongiorno o buonasera a chi gli rivolgeva il saluto. Ma incensurato. Difficile pensare che avrebbe potuto fare quello di cui ora è accusato. Secondo gli investigatori Bilella avrebbe perso la testa in un attimo e avrebbe ucciso Francesca, una donna bellissima che aveva scelto di lasciare il nord per vivere in Maremma. Era rimasta vedova giovane. Aveva 55 anni ma ne dimostrava dieci di meno e a Follonica, dove si era trasferita due anni fa, aveva ritrovato l’amore di Aldo.
È stato lui a dare l’allarme ed è stato sempre lui, ieri, a stringere in un abbraccio lunghissimo i figli della donna, entrambi poco più che ventenni e studenti all’università.
I carabinieri hanno dovuto spiegare ai due ragazzi quello che sarebbe successo. Un racconto che presenta ancora tanti punti interrogativi: il primo, e forse il più inquietante, quello su dove sia finito il corpo della donna. I carabinieri nella tenuta sulla strada che va da Bagno di Gavorrano verso il Bivio di Ravi, ci sono andati praticamente a colpo sicuro, martedì. Poi hanno scelto di cercare Francesca senza dare troppo nell’occhio. E alla stazione di Follonica hanno trovato la sua auto lasciata nel piazzale. Della donna, però, non c’era traccia. E le telecamere della stazione hanno fornito altri tasselli di un puzzle che è ancora da completare. Ne mancano diversi: il corpo della donna, il movente. E il modo in cui Francesca è stata uccisa e poi fatta sparire.
@francegori
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