Sicurezza
E domani è di scena Montenero
Entriamo nell’ultima settimana di “Livorno dal cielo”, le foto aeree che Il Tirreno sta regalando ai propri lettori ogni martedì, mercoledì, giovedì e venerdì. È una carrellata di 24 immagini...
Entriamo nell’ultima settimana di “Livorno dal cielo”, le foto aeree che Il Tirreno sta regalando ai propri lettori ogni martedì, mercoledì, giovedì e venerdì. È una carrellata di 24 immagini scattate dal fotografo Fabio Muzzi (con la collaborazione della Sezione di manovra aerea della Guardia di finanza di Pisa) per una iniziativa che al fianco del nostro giornale vede come sponsor l’Autorità Portuale, la Porto di Livorno 2000, la Wass, la Camera di commercio e l’Unicoop Tirreno.
Stavolta finisce sotto i riflettori Montenero: è dedicata alla sommita del Sacro Colle l’immagine che domani i lettori potranno trovare in edicola gratis con Il Tirreno.
Può essere utile ricordare che Montenero è stata talmente nota come luogo di vacanza da diventarne il luogo proverbiale: non è forse vero che Carlo Goldoni ha dedicato alle avventure monteneresi le sue “Smanie della villeggiatura”? E lord Byron, non abitava forse a villa Dupouy, non lontano dall’inizio del circuito del Castellaccio, a pochi passi dal cimitero montenerese? Guai poi a dimentyicarsi di Ugo Foscolo, altro big della letteratura, che per qualche tempo ha soggiornato alla Villa del Buffone...
Il bel libro sulla storia di Montenero firmato da Giampaolo e Federico Zucchelli ricorda anche altri aspetti della vocazione turistica che Montenero potrebbe riscoprire: Livorno ha avuto alle Acque della Salute l’idea di realizzare un impianto di terme liberty. Un po’ come una “Montecatini al mare”, come si dicve all’inizio del Novecento con un fortunato slogan destinato a far breccia nel bel mondo. Poi alle Acque della Salute finirà come finirà: se ci torniamo sopra è perché anche Montenero sognava di avere un proprio stabilimento termale, come raccontanbo i testi che accompagnano le foto. Manco a dirlo, si sarebbe chiamato Kursaal. Doveva essere a pochi passi dal santuario, la regia dell’operazione era nelle mani della famiglia Orlando: potentissima, se è vero che aveva in mano la principale fabbrica della città, il seggio di senatore per quindici anni e pure la poltronissima di sindaco (e poi delle Case Popolari e di tante altre realtà di grossa rilevanza). Ma alla fine il sogno rimase sogno.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
