Gioco
Il Cecioni: «Ci teniamo tutto»
Il liceo punta i piedi: «I 5 indirizzi non si toccano, regolamentiamo le iscrizioni». Ma con quali criteri?
LIVORNO. «I nostri cinque indirizzi non si toccano». Cinque licei, come si dice in gergo tecnico: scientifico, linguistico, artistico, scienze umane, scienze applicate. Cinque «assi nella manica», come li chiamano i ragazzi e gli insegnanti del Cecioni che ieri mattina si sono riuniti in via Galilei: gli studenti nel cortile, con gli striscioni, i prof in aula magna, con i rappresentanti sindacali.
Dall’assemblea dei docenti è uscita fuori una posizione chiarissima: per il futuro, il Cecioni non è disposto a rinunciare ad alcun indirizzo. Non vuole cedere né le scienze umane al Palli né la titolarità dello scientifico tradizionale alle Enriques. Ma è pronto a un «untoridimensionamento». Che di fatto sta per numero chiuso per i nuovi iscritti.
«L'assemblea dei docenti – si legge nella nota della Rsu – ribadisce la necessità per la città di un progetto complessivo che vada verso la razionalizzazione e il buon utilizzo degli spazi disponibili, senza distruggere le esperienze che sono maturate sul territorio».«Il Cecioni – si legge – ha ormai superato i quaranta anni di attività e si è sempre presentato come un liceo aperto alle novità che negli anni ha consolidato un modello a più indirizzi che ha consentito la realizzazione di una scuola che accoglie giovani di estrazione sociale e interessi vari. La ricchezza culturale e il funzionamento di questo istituto dipendono da questa caratteristica, che non può essere snaturata togliendo uno o più licei». Quindi: «L'assemblea ha la consapevolezza che non sia né possibile né giusto creare un istituto troppo grande che impoverirebbe l'offerta formativa della città, ma valuta improponibile e inefficace la soluzione del taglio di uno o più licei». I docenti dicono così di «sostenere la proposta dell'autoridimensionamento a 14 prime, senza ricorrere a criteri di meritocrazia» e annunciano l’avvio di incontri con forze politiche, istituzioni, sindacati.
Quest’anno, a fronte di 8 quinte congedate, sono nate 16 prime (oltre 440 studenti in più). Perché l’istituto non scoppi, l’organizzazione tenga e ci siano aule per tutti (gli studenti sono 1650), dirigenza e docenti hanno calcolato che il prossimo anno non potranno essere accettati più di 370 iscritti, in tutto 14 prime. Ma se le domande saranno di più, come è immaginabile, con quali criteri saranno selezionati i ragazzi?
La parola passa al collegio e al consiglio di istituto, che si riuniranno lunedì. Per ora dalla Rsu si limitano a dire che «servono criteri non meritocratici». Escluso, insomma, il test all’ingresso, anche perché stiamo parlando di scuola dell’obbligo e, ripete la docente Simona Michel, «la nostra è da sempre una scuola aperta a tutti, anche a chi deve recuperare». Tra i corridoi c’è chi aveva ipotizzato di premiare chi ha fratelli o sorelle già iscritti, chi riesce a iscriversi prima, o di ricorrere al sorteggio. Tutti criteri deboli. Il passaggio è delicatissimo e non convince né l’assessore Fausto Bonsignori né il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà, che ripetono a turno che «stiamo parlando di scuola dell’obbligo, questa strada ha molte controindicazioni». Compresi possibili ricorsi. «Ma i numeri – controbattono dalla scuola – sono competenza dei consigli di istituto e dipendono dalle potenzialità delle scuole».
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