Il Tirreno

Livorno

I lavoratori dei Lupi protestano: «Dateci gli stipendi arretrati»

di Rosanna Harper
I lavoratori dei Lupi protestano: «Dateci gli stipendi arretrati»

Stato di agitazione al cimitero: «Il Comune si muova e mantenga le promesse perchè non ne possiamo più»

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LIVORNO. «Con le promesse non si mangia e non si paga i debiti». Si legge così sullo striscione, firmato dai lavoratori e lavoratrici cimiteriali, che ancora oggi resta appeso sulla parete che delimita l’ingresso del cimitero dei Lupi. È il segno dello stato di agitazione che, nonostante le rassicurazioni e le promesse arrivate da più parti durante le scorse settimane, non si arresta. «Abbiamo rispettato la promessa di non scioperare il 1° novembre – spiegano alcuni lavoratori - Una scelta dettata dalle garanzie di cui l’assessore Valter Nebbiai si era fatto portatore a metà ottobre: aveva promesso che si sarebbe impegnato per sbloccare la situazione nella quale ci troviamo. Il Comune aveva preso l’impegno di anticipare le mensilità arretrate che ci spettano, ma niente è stato mantenuto».

I problemi che coinvolgono i 18 lavoratori cimiteriali cominciano ad agosto, spiega Omar Franconi di Cobas, quando «la vecchia cooperativa che gestiva i servizi del cimitero, la modenese Attima Service, entra in concordato fallimentare. I lavoratori stanno aspettando il pagamento di una mensilità che dall’azienda non è stata saldata e chiedono al Comune, che aveva in appalto la cooperativa, la copertura degli stipendi arretrati». Nel frattempo, a settembre, la gestione dei servizi cimiteriali viene assegnata ad un’altra cooperativa, la Nuova Attima Service Srl, nata dalle ceneri di quella precedente. «L'intera vicenda – continua Franconi – doveva essere discussa in giunta a firma del sindaco lunedì scorso. Ma, nei giorni scorsi, è arrivata notizia che la Giunta non si sarebbe riunita. Senza dare nessuna spiegazione. I lavoratori si sentono turbati da questa situazione in cui tutto viene detto, ma niente viene fatto». «Ci sentiamo presi in giro - protestano in coro i lavoratori - La nostra è una situazione di assoluta precarietà: alcuni di noi hanno ricevuto lo sfratto e molti non ce la fanno a pagare i debiti. Abbiamo bisogno di sicurezze. Le promosse devono essere mantenute!».

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