Il Tirreno

Livorno

Colpita da infarto dopo l’aggressione «È stato un incubo»

di Lara Loreti
Colpita da infarto dopo l’aggressione «È stato un incubo»

In terapia intensiva la donna presa di mira da due banditi «Quando mi hanno buttato a terra ho temuto di morire»

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LIVORNO. «È stato un incubo: quando mi hanno buttato a terta ho pensato: “È la fine”». Ricoverata in terapia intensiva, attaccata ai fili, con il cuore monitorato 24 ore su 24. Dopo la rapina subìta mercoledì mattina in corso Mazzini, sotto la sua abitazione, la signora Pina Bozzardi, 78 anni, ha avuto infarto. E da allora è ricoverata all’Utic in ospedale, dove dovrà rimanere ancora a lungo. I due aggressori, due nomadi romeni attualmente in carcere, quella mattina stavano simulando una lite in strada per attirare la sua attenzione, prima di entrare in azione. Un attimo dopo, si sono avvicinati alla vittima e l’hanno buttata per terra. Quindi con violenza, uno dei due fingendo di aiutarla a rialzarsi ha cominciato a strattonarla, nel tentativo di strappargli la collana, cosa che peraltro non gli è riuscita. Ma tutta la scena è stata vista dalla figlia di lei, Lucia Conte, poliziotta dell’ufficio Prevenzione della questura, diretto da Olga Arganese. L’agente in un baleno è intervenuta, neutralizzando i due banditi, poi arrestati dalle volanti.

La donna è sconvolta e fa fatica a raccontare quanto subito: «Stavo rincasando dopo aver fatto la spesa e mi trovavo all’inizio di corso Mazzini, davanti al bar Sirena quando ho visto due che discutevano e quasi venivano alle mani. Non ho avuto neanche il tempo di rendermi conto della situazione che mi sono ritrovata quegli uomini addosso: in un attimo mi hanno spinto, facendomi cadere. Lì per lì non immaginavo che mi avessero scaraventato a terra apposta. E quando uno dei due mi ha dato la mano per tirarmi su credevo fosse in buona fede. Poi invece mi sono resa conto che stava recitando e che voleva portarmi via la collana. Infatti ha cominciato a tirare il gioiello mentre con l’altra mano mi spingeva a terra. Però la collana non si rompeva... Ho sofferto un sacco e che paura ».

Intanto Lucia, che abita nello stesso palazzo della mamma, sta rincasando serenamente dopo aver portato a spasso il cane quando vede la scena da lontano. Poi sente la mamma urlare e corre da lei. «Mia madre gridava: “Aiuto aiuto”. Io ho iniziato a correre e quando l’ho raggiunta, mi ha detto: “Sono loro, sono là”- racconta Lucia Conte - Con il lavoro che faccio di scene del genere purtroppo ne vedo tante. E allora, senza pensarci due volte, in un baleno ho raggiunto quei due. Loro hanno provato a fare i vaghi: “Non abbiamo fatto niente, mentre litigavamo per sbaglio abbiamo urtato la signora”. Ma io mi sono qualificata e gli ho fatto notare che quello era un tentativo di rapina. Certe cose non intollerabili: attaccare una persona anziana è vile. Mia madre ha rischiato di morire per una collana da 200 euro. Se ci penso mi sale una rabbia incredibile».

Subito dopo l’aggressione, infatti, l’anziana s’è sentita male e ha avuto l’infarto con il successivo ricovero. «Ancora adesso - dice la figlia - quando racconta a qualcuno la terribile avventura subìta, si sente male. Ieri ne parlava con mio cognato e ha avuto un ’accelerazione cardiaca, è dovuto intervenire il medico. È ancora sotto choc»

In manette erano finiti due romeni di 23 e 33 anni, residenti nel campo nomadi di Coltano con precedenti specifici di reati contro il patrimonio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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