Il Tirreno

Livorno

Da Bruxelles ok ai 40 milioni per creare il porto ferroviario

di Mauro Zucchelli
Da Bruxelles ok ai 40 milioni per creare il porto ferroviario

Doppio progetto per saltare l’intoppo al Calambrone: in ballo lo “scavalco” verso l’interporto e la direttissima fra Darsena Toscana e la rete Fs. Ruggeri incalza Moretti: ora non ha più alibi

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LIVORNO. Finalmente una buona notizia fa rotta sul porto di Livorno. Anche perché finora, a dispetto dell'estate infinita, è venuta giù soprattutto una grandinata di paure e preoccupazioni: per la nuova alleanza-monstre P3 che toglierebbe al porto di Livorno il filo diretto con il Nord America che ne ha fatto la fortuna negli ultimi due secoli; per la tenuta di aziende sempre più in affanno e il rischio di esuberi strutturali di manodopera sulle banchine.

La buona notizia arriva da Bruxelles: la Regione annuncia l’euro-ok all’investimento di «40 milioni di euro (di cui 33 di risorse comunitarie)» per una doppia direttissima ferroviaria fra la Darsena Toscana e e quel che sta a terra.

Nel giorno in cui ha affrontato sui tavoli europei lo spinosissimo caso della riconversione del polo siderurgico di Piombino, il governatore Enrico Rossi è andato di persona anche al faccia a faccia, con i vertici della Direzione generale Concorrenza della Commissione europea (insieme alla Rappresentanza permanente dell'Italia nell’euro-conclave) per risolvere l’impasse che riguarda il porto di Livorno su due progetti ferroviari.

Rossi pesca dal repertorio parole che suonano roboanti: «È un investimento importante non solo per Livorno ma per tutta la Toscana e il nostro Paese». Ma c’è una ragione: il via libera «ci consente di realizzare opere infrastrutturali in grado di trasferire le merci dal trasporto su gomma a quello su ferro e conseguentemente potenziare anche la mobilità marittima, con evidenti benefici per l'ambiente e il traffico stradale».

Lo traduce meglio il presidente dell’Authority, Giuliano Gallanti: «Diventare un “porto ferroviario” è un formidabile asso nella manica: nel Mediterraneo non ve ne sarebbe un altro simile, si tenga conto che sull’efficacia banchina-ferrovia Anversa ha costruito la propria fortuna». Figurarsi che perfino l’alleanza fra big del P3 ha tagliato cinque linee in uno scalo kolossal come Rotterdam per andarsene a Anversa. Senza contare che consente di ottimizzare i costi e avere tempi certi sulla base delle schedule dei convogli.

È un doppio intervento perché due sono le infrastrutture da creare così da saltare l’intoppo del Calambrone.

L’una è il collegamento che dalle banchine delle due sponde-chiave nel cuore del porto porta i treni direttamente sulla rete ferroviaria nazionale: dunque, niente interruzioni né rotture di carico o ritardi per manovre extra prima di finire via Firenze-Bologna sulla dorsale dell’Alta Velocità (anzi, nel settore merci l’hanno ribattezzata “Alta Capacità”) verso gli interporti fra area padana e Nord Est. Al di là del limite dei 300 km al di sotto dei quali le Fs hanno sempre detto che non c’è convenienza economica.

L’altra è lo “scavalco” che permette al porto di andare e venire dall’interporto di Guasticce: finirà la beffa di veder già stesi tutti i binari fin dalla primavera di sette anni fa (perfino con tanto di inaugurazione) ma senza veder passare manco un treno.

Costo del primo 33 milioni più 7 per il secondo (questi ultimi li tirerà fuori la Regione): i guai erano saltati fuori perché Bruxelles, in nome di nuovi orientamenti su cosa catalogare alla voce “aiuti di Stato” (e perciò a rischio di stop). Era stata la Filt Cgil a lanciare il segnale d’allarme in estate proprio su questo problema.

Beninteso, c’è ancora da attendere il sì formale tramite atti («seguiranno i successivi passaggi procedurali per ottenere il via libera formale»): ma le parole spese con Rossi chiariscono la materia al punto che la Regione parla esplicitamente di semaforo verde. Non solo: da Firenze si tiene a sottolineare che tutto questo consentirà a Rfi (gruppo Fs) di «aprire i cantieri, come ha già annunciato, nel primo trimestre del 2014 e di poterli concludere entro il 2015».

Già, perché adesso c’è da non mollare la presa nei riguardi dell’azienda ferroviaria guidata da Mauro Moretti: Livorno – ma forse non solo Livorno... – ha alle spalle una montagna di protocolli, chiacchiere, impegni, promesse nei rapporti con le Fs. Dev’essere quel che pensa anche Marco Ruggeri, capogruppo Pd in Regione: prende la rincorsa parlando di «via libera importante per il porto livornese» e elogiando il lavoro del governatore («con tenacia sta cercando di mettere a disposizione più risorse possibili per lo sviluppo del porto»), ma sottolinea che «a questo punto diventano necessari due passi legati fra loro». Da un lato, si tratta – afferma – di «passare dalla fase progettuale e di reperimento delle risorse, a quella di realizzazione delle infrastrutture». Dall’altro, adesso bisogna mettere le Ferrovie con le spalle al muro: «Rfi da ora in avanti non avrà più alibi per rinviare l'intervento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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