Gioco
Esclusi dal maxi-patto L’Authority negli Usa va alla ricerca di alleati
La costa atlantica americana rappresenta il 30% dei contenitori che vengono movimentati ogni anno sulle banchine livornesi
LIVORNO. Livorno è sempre stato un porto molto "americano": prima ancora che gli alleati dopo la Liberazione ne facessero il Decimo Porto e prima ancora che nascesse in piazza Venti Settembre il mercatino a stelle e strisce, fin dai tempi dei traffici commerciali fra i Filicchi livornesi e la famiglia della futura santa Elizabeth Ann Seton. Ma se adesso una delegazione dell'Authority livornese è andata a New York non è tanto per una visita di cortesia ai partner portuali dall'altra parte dell'Atlantico: stiamo parlando del cliente numero uno del nostro porto, visto che fra Livorno e la East Coast americana viaggiano «74 mila teu, di cui 30 mila da e per New York, cioè quasi il 30% del traffico complessivo dei contenitori movimentati ogni anno a Livorno», come spiegano dal quartier generale di Palazzo Rosciano, sede dell'istituzione portuale.
Ma c'è qualcosa che dall'Authority non raccontano: nel comunicato, fra una cosa e l'altra, fa capolino l'incontro con i vertici di Msc Company Usa e curiosamente Claudio Bozzo viene presentato come «presidente della Italy-America Chamber of Commerce» quando è prima di tutto il numero uno di Msc Usa, e Msc, con la forza da secondo gigante del trasporto marittimo mondiale, ha dato vita con Maersk e Cma-Cgm all'alleanza-monstre del P3 che coinolvge le prime tre flotte al mondo, che concentrano il 37% della capacità di stiva e il 40% del mercato.
Difficile immaginare che sia servito solo per fare una chiacchierata senza impegno: l'Authority livornese l'ha messa in piedi in tandem con Toscana Promozione (Regione), le altre Autorità portuali toscane (Piombino e Marina di Carrara) e le Camere di Commercio dei relativi territori (Livorno e Massa Carrara). Va detto però che né il presidente Giuliano Gallanti né il segretario generale Massimo Provinciali, almeno a quanto è dato sapere, sono volati a New York: la delegazione era composta dal dirigente del settore promozione e relazioni esterne Gabriele Gargiulo e dai funzionari Francesco Ghio e Roberto Lippi; nella squadra c’era anche il presidente dell’interporto di Guasticce, Federico Barbera.
Hanno incontrato i rappresentanti dell'Authority newyorkese (Robert Lamura e Bethann Rooney) per aggiornare, a distanza di 13 anni, il vecchio protocollo d'intesa per «rivitalizzare le relazioni tra i due porti», a cominciare da «una sinergia sulla sicurezza».
Da Palazzo Rosciano si parla di «una missione strategica nel continente americano»: pur senza scendere molto nel dettaglio, si riferisce di un incontro con i vertici di Msc Company Usa, ai quali – viene segnalato – sono stati «presentati i progetti di infrastrutturazione e le opere di dragaggio che nell'arco di due anni potrebbero cambiare profondamente il volto del porto di Livorno, rendendolo idoneo a ricevere navi di maggiore dimensione rispetto a quelle attuali».
Dallo stato maggiore di Palazzo Rosciano si mette in evidenza che «al roadshow dello scalo toscano c'era tutto il gotha dello shipping internazionale: da Msc a Cma-Cmg sino a Uasc e alla compagnia logistica Kuehne & Nagel, presenti anche molte note case di spedizione, come Savino del Bene, Giorgio Gori, Del Corona e Scardigli, Shipping Service e Laviosa».
Per Gargiulo si è «dimostrato che il porto di Livorno può ancora giocare un ruolo non secondario nell'ambito del business tra i due paesi». Ghio mette in rilievo l’attenzione che gli operatori hanno mostrato «per i 26 miliardi di euro che di qui al 2030 l'Unione Europea investirà per ammodernare le reti trans-europee di trasporto», e Livorno ha dalla sua il fatto di essere inserito nel “core network” degli scali marittimi europei». Barbera ribadisce che «ci siamo presentati a New York come un importante sistema logistico integrato»: porto e retroporto «possono e devono fare lavoro di squadra per vincere le sfide della globalizzazione».
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