Gioco
Andiamo a far funghi a Villa Mimbelli
"Un giorno, sulla striscia d'aiola d'un corso cittadino, capitò chissà donde una ventata di spore e ci germinarono dei funghi. Nessuno se ne accorse tranne il manovale Marcovaldo che proprio lì prendeva ogni mattina il tram." Si legge così all'inizio del racconto 'Funghi in città', tratto dal 'Marcovaldo' di Italo Calvino. Ma anch'io, che mi sento abbastanza come il manovale di Calvino, ho visto i funghi in città. A Villa Mimbelli, per la precisione. E ho visto le badanti ucraine che li raccoglievano. Ce n'era una, con un sacchettino pieno, che parlava al telefono con una sua amica. Non capivo cosa dicessero, perché purtroppo non conosco la loro lingua. Ma nel flusso incomprensibile ho riconosciuto la parola italiana 'pinaoli'. Anzi, pronunciata un po' alla russa: puinajuoli. E allora mi sono un po' preoccupato, perché non mi intendo di funghi, ma non mi sembravano pinaioli quelli che aveva raccolto la signora, e non volevo che finisse proprio come il racconto di Calvino, ovvero con una lavanda gastrica all'ospedale. Così ho aspettato che buttasse giù e gliel'ho detto: "mi scusi, ma non credo che quelli siano pinaioli... li faccia vedere da qualcuno". Mi ha ringraziato. Nei giorni successivi ho visto che anche altri erano andati lì a far funghi. Un pensionato con un sacchetto della Coop, per esempio. Credo che lui invece sapesse il fatto suo e che avesse raccolto funghi buoni da mangiare. Vista ancora dieci anni fa, questa scena, avrebbe fatto pensare alla Via Gluck, alla città in espansione che si mangia la campagna, e a chi cerca di resistere riconquistandosi un po' di natura in mezzo al cemento. Ora, non so esattamente perché questa cosa dei funghi a Villa Mimbelli mi abbia colpito tanto. Forse mi hanno fatto tenerezza. Sia la badante che il vecchio, voglio dire. Perché, ai lumi di questi tempi, sembra piuttosto un esempio di economia di guerra. Il modo per mettere qualcosa di prelibato nel piatto senza spendere una lira, che né i pensionati né le badanti, si sa, nuotano nell'oro. Ma forse esagero. Anzi, sicuramente esagero. Allora diciamo che ho sbagliato a pensare alla miseria, e che avrò torto finché non vedremo sparare ai piccioni in Piazza Grande, o mettere in tavola i muggini pescati allo Scolmatore. E le bacheche di Facebook spopolarsi di gattini, perché, come ai tempi della guerra, hanno trovato un uso meno sentimentale ma più rispondente ai bisogni primari dell'umanità. Insomma, speriamo davvero di aver torto, di esserci sbagliati. Chiudo allora con questo augurio, e un'avvertenza ai lettori che in questo momento fossero corsi in cantina a prendere il cestino: la stagione dei funghi a Villa Mimbelli è finita. Quel che c'era da prendere, è stato preso. Se ne riparla il prossimo anno.
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