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Uccise Davide, ora ha l’obbligo di firma

Uccise Davide, ora ha l’obbligo di firma

Ionel Vada, 42 anni la sera del 19 giugno 2011 aveva bevuto. È condannato a 4 anni e 2 mesi per la morte del sedicenne

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LIVORNO. Ionel Vaida, 42 anni, la notte del 19 giugno 2011 era ubriaco quando ha investito con la sua Nissan Primera e ucciso Davide Viola, 16 anni, in via San Quirico, nel Comune di Collesavetti. L’11 marzo scorso il quarantaduenne è stato condannato con l’accusa di omicidio colposo e omissione di soccorso a 4 anni e 2 mesi di reclusione. Ma oggi, in attesa che la sentenza di primo grado venga discussa prima in appello e poi davanti alla cassazione, è praticamente un uomo libero. Dagli arresti domiciliari la misura cautelare è stata alleggerita e ora ha l’obbligo di firma una volta al giorno. E tra due anni potrà tornare anche alla guida. Nella sentenza, infatti, il giudice ha disposto come sanzione accessoria «la sospensione della patente di guida per un periodo che è stato ritenuto congruo in quattro anni, tenuto conto della gravità del fatto commesso e dell’elevato grado di colpa».

Quanto avesse bevuto lo ha raccontato lui stesso durante il processo. «Avevo passato la serata con un amico – ha raccontato – e insieme abbiamo bevuto una bottiglia di vino, forse due e poi intorno alle 3 al bar in piazza della Repubblica avevo ordinato una Coca cola mischiata allo Stravecchio».

Quando i carabinieri lo arrestarono, undici ore più tardi, con l’accusa di omicidio colposo e omissione di soccorso, aveva un tasso alcolemico che sfiorava 0,4 grammi per litro, il che ha fatto dedurre ai carabinieri che nel momento dell’incidente fosse ubriaco.

«Il Vaida – scrive il giudice nelle motivazioni alla condanna in primo grado – ha effettivamente cagionato la morte di del povero Davide Viola a causa della sua condotta di guida gravemente imprudente e negligente, consistita in particolare nell’essersi posto alla guida di una autovettura in stato di ubriachezza tale da intorpidire grandemente i suoi sensi e i suoi riflessi, non essendosi conseguentemente egli avveduto del corpo del Viola che giaceva supino sulla carreggiata pur essendo la strada rettilinea e adeguatemente illuminata».

Poco importa che anche il giovane avesse a sua volta bevuto. Nelle motivazioni della sentenza, depositate nel giorni scorsi in tribunale, si legge infatti che «risulta dimostrato che il Vaida, dopo aver sormontato con la sua autovettura il corpo del ragazzo, pur essendosi inevitabilmente reso conto dell'accaduto invece di fermarsi immediatamente e prestare soccorso al ragazzo ancora vivo, al fine di consentire all'auto di ripartire ha fatto retromarcia e quindi si è allontanato». Mentre per il tribunale «non risulta dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che egli abbia anche spostato il corpo del ragazzo trascinandolo dalla strada sul marciapiede nella posizione in cui pochi minuti dopo lo ha ritrovato» un amico e poi i soccorritori. (f.l.)

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