Il Tirreno

Livorno

Super-Authority, duello con La Spezia

di Mauro Zucchelli
Super-Authority, duello con La Spezia

Porto, dietro la riforma c’è l’idea di accorpare gli enti. Col rischio di finire sotto lo scalo ligure (e fare un piacere a Genova)

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LIVORNO. Nell'ultima riunione di Assoporti, l'organizzazione di categoria che raggruppa le istituzioni portuali, è rispuntata l'idea di una riforma che mette nel conto anche una sforbiciata al numero delle Port Authority: l'ha messa sul tavolo il ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi, Pdl filo-governativista di osservanza ciellina. Ancora non c'è niente di deciso ma nel ginepraio di alleanze e contro-alleanze, di sgambetti bastardi e siluri di profondità, c'è il rischio che si inneschi un duello fra Livorno e La Spezia per una delle super-Authority che nascerebbero dalla voglia di selezionare le istituzioni portuali (più di una ventina).

TOSCANA SENZA AUTHORITY

Lo scenario? Eccolo: Genova si prende Savona, La Spezia va con Livorno. Difficile credere che la portualità spezzina, terzo scalo italiano per traffico contenitori (oltre 1,2 milioni di teu, il doppio di noi) accetti di finire in una super-Authority targata Livorno. Ma altrettanto può dirsi di Livorno: se allarghiamo lo sguardo a tutte le tipologie di merce, dalle banchine labroniche transita quasi il doppio delle tonnellate che vengono movimentate a La Spezia. Senza contare che: 1) siamo il porto numero uno in Italia per le "autostrade del mare"; 2) per quanto in crisi, tanto nelle crociere che complessivamente nel settore passeggeri (2,8 milioni) siamo fra i primi sei scali italiani; 3) siamo un centro di smistamento mediterraneo nei traffici di auto nuove, cellulosa (più, in misura minore, nel petrolio) e, quando gli indonesiani di Masol avranno fatto decollare la propria filiera, lo saremo anche di olio di palma. Tradotto: non saremo il Real Madrid o il Bayern, ma è come se ci fosse da dire dove va il quartier generale unificando Inter e Juve.

Non è tutto. Questo duello si profila mentre fra le istituzioni portuali i rapporti fra Livorno e La Spezia sono glaciali, se non peggio. La Spezia, che nella seconda metà degli anni '80 ci sfila i traffici contenitori, ora vuol sfilarci le loveboat.

Lo scontro è ormai a un passo da una vera e propria guerra a suon di carte bollate e avvocati: per adesso c'è stata una richiesta formale da parte della Porto di Livorno 2000, la società di Authority e Camera di commercio, per accedere agli atti dell'Autorità portuale spezzina. Nel mirino il fatto che mentre il ministero e la Corte dei Conti fanno la voce grossa a Livorno perché l'Authority scenda sotto il 50% nella società che gestisce il porto passeggeri, a La Spezia è proprio l'Autorità portuale ad ampliare il proprio raggio d'azione nel settore crociere. A quanto è dato sapere, nella missiva inviata dalla Porto di Livorno 2000 all'istituzione spezzina si punta il dito anche contro il fatto che le crociere possano utilizzare anche una banchina militare dell'Arsenale (con concessione o con quale altro atto?).

L’ESEMPIO DELLE PROVINCE

Non risulta vi siano ancora atti del governo in merito a una nuova geografia della portualità. Ma l'esperienza delle Province insegna: una volta che l'ingranaggio inizia a girare, poi tutto comincia a correre su un piano inclinato. Il ministro Lupi parla di decreto entro fine anno, ma le cose forse sono un po' più complicate di quanto sembra. Salterebbe il modello di aggregazione su base regionale. È proprio questo a rendere l’idea del tutto inattuabile a partire dal punto di vista costituzionale: parole e musica di Marco Filippi, senatore livornese del Pd, capogruppo in commissione trasporti a Palazzo Madama, in rotta di collisione col ministro («ci sono chiare competenze della Regione in questo settore, come può stare in piedi una super-Authority a scavalco?»).

L'idea di aggregare La Spezia e Livorno l'ha messa nero su bianco il blog “Shipping on line”, una autorevole voce web che ben rappresenta gli interessi e le strategie che hanno in testa gli uomini che contano sulle banchine genovesi.

L’aggregazione delle Autorità portuali su base regionale l'aveva messo in pratica per primo il centrodestra puntando come porto-laboratorio su Civitavecchia, presentandolo con il biglietto da visita di "porti di Roma" (e accorpando sotto di sé Gaeta e Fiumicino in un network che ha una gerarchia talmente evidente che nessuno la mette in dubbio).

Per il resto sono poco più che cartelli di collaborazione. Anche in Liguria. Dal sistema dei porti di Genova, Savona e La Spezia ecco Ligurian Ports: è nata sì nel '98 ma è solo un'associazione sotto la regia della Regione Liguria in tandem con Liguria International, la società per l'internazionalizzazione con le Camere di commercio liguri. È chiaro che già Savona è un boccone abbastanza grosso e ingrosserà ulteriormente in virtù del progetto Maersk con un mare di quattrini pubblici: per Genova meglio evitare di avere un fronte aperto anche con La Spezia, che ha le spalle ancora più grando, essendo il terzo porto contenitori del Paese.

E PIOMBINO SI SFILA

Anche nella nostra regione aveva fatto capolino il marchio delle Tuscan Port Authorities: erano gli anni in cui Marcucci aveva un filo direttissimo con Roma (e il fiume di fondi statali per la portualità), anche Piombino e Marina di Carrara non disdegnavano di stare in quella scia. Qualche anno più tardi, una qualche forma di aggregazione o quantomeno di coordinamento l'ha rimessa in pista l'assessore Riccardo Conti, che pure era nemico giurato di Marcucci: in risposta il gelo e poco altro. Niente a confronto delle strategie territoriali che sono maturate in seguito: con Piombino che, per uscire dall'apocalisse della siderurgia, sta riorientando sul porto il proprio modello di sviluppo. E per farlo, cerca di smarcarsi in tutti i modi da Livorno: perfino, mentre il futuro stesso delle Province è un rebus senza soluzione, immaginando di andare a mettersi "sotto" Grosseto. Anche se la grave crisi del Monte Paschi sembra aver fatto svanire lo scenario strategico di diventare in qualche modo il porto della Toscana meridionale fin quasi a Arezzo. Ma questa è già un’altra storia.

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