Il Tirreno

Livorno

L’idea del ministro Lupi: l’istituzione portuale diventi una società per azioni

Sullo scacchiere dei porti si sta giocando un ingarbugliatissimo match che mette in palio la riforma dell’attuale normativa che regola le Autorità portuali. Ingarbugliatissimo anche perché fitto di...

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Sullo scacchiere dei porti si sta giocando un ingarbugliatissimo match che mette in palio la riforma dell’attuale normativa che regola le Autorità portuali.

Ingarbugliatissimo anche perché fitto di trasversalismi sia politici che territoriali in una selva di alleanze incrociate. Lo schema base però è abbastanza semplice:

da un lato, c’è chi come il senatore Marco Filippi, capogruppo Pd in commissione al Senato, immagi- na di limitare l’intervento a una sorta di “manutenzione” della legge 84 di quasi vent’anni fa, correggendone intoppi e storture ma senza grandi rivoluzioni per- ché puntando troppo in alto fino- ra non si è mai portato a casa niente, neanche un’aggiustata.

Dall’altra, il ministro Lupi che mi- ra a dare uno scossone dalle fon- damenta a tutto il sistema e all’ assemblea di Assoporti annuncia l’intenzione di varare una riforma radicale. Tradotto: una bastonata ai testi messi a punto finora in Parlamento, non sono sufficienti né all’altezza dei problemi. E non solo perché nel frattempo si sono moltiplicati mega-progetti per i quali ciascun porto cerca di crea- re una rete di alleanze e agguan- ta quel che può. Con un risultato: la somma dei piani postula il rad- doppio degli attuali traffici, con il risc hio di flop di piani di ammor- tamento costruiti sulla base di stime improbabili e gonfiate.

L’accento sulla riorganizzazione della mappa territoriale delle Au- torità portuali sarà, come per le Province, quel che incendierà il dibattito. Il rebus non ha soluzio- ni: i principali (7 su 10) sono con- centrati in Alto Tirreno e Alto A- driatico, rappresentano il 48% dei container e della movimenta- zione complessiva anche se sono appena il 9% delle coste.

Ma questo è solo uno degli aspetti da mettere sotto i riflettori: pare che il ministro voglia puntare a “Autorità logistiche” più che por- tuali, e questo annacquerebbe probabilmente il peso specifico dei porti a vantaggio di altri tas- selli della catena logistica.

In ballo è soprattutto l’identikit di quel che devono essere le Auto- rità Portuali: società per azioni che uscirebbero dal perimetro degli enti pubblici e funzionereb- bero come privati (benché a pre- valente capitale pubblico). Per Filippi però non sta in piedi una spa “demaniale”. Gallanti (Livor- no), in questo scenario, sembra fare squadra col ministro – e contro Filippi – insieme a Genova (a caccia di interventi extra per risolvere i problemi di cosa fare degli esuberi in porto) e a Venezia (in cerca di una montagna di soldi per il futuro porto offshore).

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di Redazione web