Il Tirreno

Livorno

VICECONSOLE CON VASCO IACOPONI E ITALO PICCINI

Portuali in lutto, è morto Domenico Alasia

Portuali in lutto, è morto Domenico Alasia

LIVORNO. Il mondo del porto è in lutto per la scomparsa di una figura carismatica che ha segnato la storia del nostro scalo dal dopoguerra fino agli anni ’80: Domenico Alasia si è spento a 93 anni,...

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LIVORNO. Il mondo del porto è in lutto per la scomparsa di una figura carismatica che ha segnato la storia del nostro scalo dal dopoguerra fino agli anni ’80: Domenico Alasia si è spento a 93 anni, nella Compagnia portuale è stato viceconsole sia con Vasco Iacoponi che con Italo Piccini.

Negli ultimi giorni era stato ricoverato in ospedale: al quinto padiglione venivano a fargli visita tanti, tanti ex portuali che ne avevano apprezzato il rigore, la carica umana e la disponibilità all’ascolto.

Se inizialmente Vasco Iacoponi lo aveva chiamato a reggere il timone del sindacato dei portuali fino a essere uno dei protagonisti dell'aspra battaglia del "Centro Sbarchi", poi lo aveva voluto al fianco come viceconsole: non è un segrato che, in virtù delle proprie doti non solo di onestà ma anche di pacatezza e capacitò di mediazione, gli veniva affidata la soluzione di casi spinosi e problemi ingarbugliati.

Alla scomparsa di Iacoponi, – ricorda Otello Chelli, uno dei suoi amici – il referendum per la scelta del nuovo console lo vide prevalere su Italo Piccini, ma il Partito Comunista aveva deciso diversamente e Alasia, da buon militante, accettò di rimanere numero due.

«Con lui se ne va un altro pezzo di storia della Compagnia», dice Enzo Raugei, presidente del gruppo di via San Giovanni. «È stato uno stretto collaboratore di Italo Piccini. Aveva grandi doti umane e una forte disponibilità ad ascoltare le ragioni altrui: era quello che lo rendeva capace di intravedere soluzioni là dove altri vedevano lo scontro. Cercava sempre l’accordo prima che il conflitto».

Proprio le doti personali – segnala Chelli – lo avevano portato a fare amicizia con i grandi nome delle dinastie che hanno fatto la storia imprenditoriale del porto e della città, a cominciare da Tito e Piero Neri, Marcello e Arturo Fremura, la famiglia D'Alesio.

Anche Roberto Terreni, ex portuale e ora esponente del sindacato pensionati Cgil, ne disegna la figura con affetto: «Era totalmente schivo nei riguardi della tentazionedi puntare ad acquisire posizioni di potere. È stato un ottimo viceconsole per capacità, intelligenza, onestà nei rapporti con tutti. Voglio ricordarlo come uno dei massimi artefici in campo nazionale del superamento del precariato nei porti».

«Era l’ultimo dei grandi personaggi di una Livorno e di un porto che non ci sono più», sottolinea Chelli, spiegando che Alasia si era commosso nel vedere, in questi giorni in ospedale, il viavai di portuali a dimostrazione del fatto che nessuno aveva dimenticato né lui né la sua onestà cristallina, il suo prestare orecchio a chi aveva problemi di qualsiasi tipo, ad un rapporto di simbiosi con la gente che lavorava sulle navi e sulle calate».

Al momento di lasciare le banchine per il pensionamento, scelse però di non starsene in disparte: si impegnò nell’associazionismo assumendo la presidenza della Nuotatori Livornesi (oggi Nuoto Livorno).

«Su richiesta dei vertici, – riprende Chelli – si attivò per mettere la sua grande esperienza a disposizione di Unicoop e quell'impegno è stato il secondo alloro di una esistenza dedicata all'interesse dei lavoratori. Un impegno volontario durato alcuni anni, per il quale non percepi mai emolumento alcuno e ancora oggi i più anziani soci della cooperativa portuale ne ricordano il fattivo contributo svolto disinteressatamente, così come il suo sostegno all'Associazione Cure Palliative, fatto oggi del tutto impensabile».

Gli amici di Domenico Alasia lo rivedono nelle tante discussioni con i "suoi" portuali nel bar di via del Cardinale, luogo abituale d'incontro. Magari per tornare a raccontare come il porto era resuscitato dopo esser stato distrutto dai tedeschi e dai bombardamenti americani.

Alasia lascia la moglie Silvana, novantenne e il nipote Paolo. I funerali si svolgeranno oggi alle ore 15 al Cimitero dei Lupi. Nel suo ultimo desiderio («non fiori, ma offerte alle Cure Palliative») c’è il messaggio di una vita nel segno dei valori di solidarietà che ne hanno caratterizzato la vita.

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