Sicurezza
Il vescovo bacchetta il Comune: «Servono risposte vere»
LIVORNO. È stato nell’ambito del convegno “Essere cristiani in tempo di crisi” che il vescovo Simone Giusti si è lanciato in un attacco al modo di far politica dell’attuale classe dirigente della...
LIVORNO. È stato nell’ambito del convegno “Essere cristiani in tempo di crisi” che il vescovo Simone Giusti si è lanciato in un attacco al modo di far politica dell’attuale classe dirigente della nostra città.
«Ho saputo da fonti della Regione che se tutte le città della Toscana, pur non avendo sconfitto la crisi, sembra che abbiano superato i tempi più bui e si stiano rialzando – dice il vescovo – Massa e soprattutto Livorno non danno alcun segno di ripresa, da noi il porto rischia di cadere in situazioni ancora più critiche di quanto non sia oggi». Parole che suonano lapidarie in un convegno incentrato su due figure, simbolo di resistenza e altruismo, che si sono distinte durante la seconda guerra mondiale, il livornese don Roberto Angeli e Odoardo Focherini.
«Noi dobbiamo fare memoria di queste coscienze libere, interessate ai temi sociopolitici della loro epoca, perché rendano inquiete le nostre – tuona ancora Giusti – A Livorno non c’è speranza e il peggio è ancora da arrivare se non si risolve la crisi in porto. Una situazione drammatica a cui chi è cristiano è chiamato a rispondere concretamente». Una missione che parte dall’esempio di tutti i giorni, proprio come fecero Focherini e don Angeli, i quali non scesero a compromessi e decisero di sacrificare la propria incolumità per salvare ebrei perseguitati dalle leggi razziali. «La prima forma di carità di un cristiano è l’impegno politico» dice il vescovo ricordando come scelte difficili richiedano coraggio e grande convinzione.
«Oggi noi non possiamo mantenerci tiepidi, in questi anni la città ha avuto bisogno di risposte che l’amministrazione non è riuscita a soddisfare vista la crisi di lavoro che c’è ancora in giro – continua il vescovo – noi non possiamo più fermarci all’assistenzialismo e consegnare pacchi in via Donnini, c’è bisogno di scendere in campo, creare lavoro, aprire cooperative». Un annuncio programmatico di una chiesa che vuol scendere fra la gente, perché tutto parte dalla dignità della persona e non può esserci dignità per l’uomo se non ha la possibilità di lavorare e provvedere alle proprie necessità.
«Non sto dicendo che la chiesa deve diventare imprenditrice, attenzione, niente di tutto questo – precisa ancora il vescovo Giusti – ma deve rendersi interprete dei bisogni della città, le cooperative possono essere un primo intervento, il nostro scopo è prendere esempio da chi ha vissuto tempi altrettanto difficili di crisi, come don Roberto Angeli e Focherini e fare del nostro meglio in questi tempi difficili di crisi anche morale». Una chiesa, quella prospettata da Giusti, non più da santini sul comodino, una chiesa non celebrativa ma che vuol celebrare la vita e per questo il diritto al lavoro.
Giulia Mancini
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