Il Tirreno

Livorno

Il baby bullo è on-line tra furti d’identità offese e vessazioni

di Giulia Mancini
Il baby bullo è on-line tra furti d’identità offese e vessazioni

Boom di denunce alla polizia postale da adolescenti e genitori «Chi compie certi reati spesso non se ne rende conto»

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LIVORNO. Oscilla fra i quindici e i venti il numero dei ragazzi livornesi che ogni mese attraversano le porte della sede della polizia postale per denunciare episodi di cyber bullismo di cui sono rimasti vittime.

Hanno fra i dodici e i sedici anni nella maggior parte dei casi, arrivano accompagnati dai propri genitori, ma ultimamente si sono registrati anche diversi casi in cui ad essere coinvolti erano bambini di quarta e quinta elementare.

Un fenomeno sempre più preoccupante considerato che, ogni settimana dall’inizio della scuola, sono in media tre o quattro i minori che si presentano alla polizia postale. Una moda dilagante quella del bullismo in rete che colpisce indifferentemente, in egual misura, maschi e femmine, dicono le autorità competenti.

Furto d’identità

«Negli ultimi anni abbiamo registrato un aumento di denuncie da parte di minori vittime di bullismo virtuale – afferma Massimo Montuori Ispettore capo della polizia postale- la nostra funzione in un primo momento è di mediazione fra le parti. Molti dei cyber bulli spesso non si rendono neanche conto che commettono un reato perseguibile».

Tre sono i principali tipi di illecito commesso, si va dall’entrare nel profilo di un social network non proprio, cambiare password ad un compagno di classe, cancellare l’account facebook, fino a procedere con vere e proprie ingiurie, offese, pubblicazione di materiale improprio a spese di un terzo individuo.

La scuola è una giungla

Il cyber-bullismo viene percepito dai più giovani come una norma più che un’eccezione, e dall’analisi di questi dati allarmanti, emerge che l’ambiente principale in cui si verificano episodi di questo tipo è la scuola e raramente nei gruppi sportivi.

«In un 50% dei casi sono i genitori che si accorgono che i propri ragazzi sono vittime di bulli online mentre nell’altro 50% sono i minori che si confidano con gli adulti –continua a dire Montuori- tuttavia si risale in ogni caso all’account di chi scrive. Nel caso di minori sono gli adulti a rispondere dell’operato dei propri figli».

L’anonimato non esiste, non almeno per la polizia postale che riesce a risalire agli indirizzi e ai movimenti degli utenti, anche se la cronologia sul computer è stata cancellata.

Occhio a Spotted

Fenomeno preoccupante degli ultimi tempi è la comunità Spotted Livorno, «si tratta di un gruppo su Facebook in cui i ragazzi pensano di scrivere protetti da una sorta di anonimato –continua a spiegare l’ispettore- non solo il gestore della pagina conosce l’identità di coloro che scrivono, ma è tenuto a fornire tutte le informazioni alla Polizia postale in caso di indagini».

Dati sconcertanti forniti all’interno di un incontro promosso dalle scuole Micali, in cui le insegnanti e la dirigente Manuela Mariani hanno ritenuto fondamentale formare ed informare a questo proposito i genitori, fornendogli strumenti per aiutare i propri figli a conoscere ed esplorare il mondo di internet senza demonizzarlo.

Il progetto

“Il progetto Uso consapevole del Web e delle nuove tecnologie, è proposto ogni anno ai ragazzi delle classe prime. I ragazzi sono dei nativi digitalizzati –spiega la dirigente Mariani- il compito degli adulti è potenziare l’uso di uno strumento che riesce a stimolarli senza tuttavia ignorare i rischi che quotidianamente corrono, in un’ottica di equilibrio e controllo, senza iniziare a dire “te sul computer non ci vai”, che in fondo è ormai impossibile!».

Se fino a qualche anno fa i ragazzi avevano l’opportunità di usare il computer solo da casa, oggi con l’uso dei telefonini la situazione si è completamente capovolta.

«La maggior parte degli accessi avviene nelle ore notturne dai propri cellulari –spiega la psicologa Letizia Vai- si combatte una dipendenza dalla chat. Il 67% delle offese è rivolto all’aspetto fisico di cui sono maggiormente vittima le ragazze, mentre nel 62% le offese riguardo l’orientamento sessuale sono rivolte ai maschi. Il 31% è rivolto alla disabilità, il 43% agli stranieri. In fase preadolescenziale raramente per appartenenza a gruppi politici o religiosi».

Comportamenti rischiosi, soprattutto per chi li subisce, che possono avere conseguenze devastanti sulla psiche della vittima.

L’ultimo caso riguarda il ventunenne che nei giorni si è gettato dalla finestra di un palazzo perché era diventato il bersaglio di un gruppo di omofobi che lo aveva preso di mira vessandolo molto probabilmente attraverso i social network.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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